Ognuno da dove si trova

Biagio Cepollaro

Tra il 2005 e il 2007 ho pubblicato una rivista di poesia on line in pdf, Poesia da fare, omonima del mio blog : ventotto numeri agilissimi, due autori, un’immagine e un editoriale breve ed assolutamente slegato da qualsiasi riferimento ai contenuti della rivista. Posto qui un certo numero di questi micro-editoriali.

Al tempo del post-culturale.

Mi è capitato di usare l’espressione ‘postculturale’, pensando all’Italia dopo il postmoderno, come suo esito. Ma a pensarci bene non è proprio così. Ciò che è davvero finito è un contesto di stato-nazione che dal Risorgimento alla fine degli anni ’70 ha rappresentato l’orizzonte delle attività intellettuali e del loro legame con delle istituzioni culturali.

Oggi quelle istituzioni sono a tal punto delegittimate che perfino i più giovani che non hanno vissuto altre stagioni – egualmente dure ma almeno tollerabili esteticamente- si ritrovano smarriti. Eppure altri orizzonti si vanno costituendo al di fuori della tradizione della cultura dello stato-nazione, dove l’autorevolezza non discende, non può discendere da un’istituzione ma dal riconoscimento reciproco sul campo. Sono orizzonti mobili e friabili, talvolta transnazionali, che vanno a intersecarsi con altri friabili confini e pratiche e modi di fare fino a ripetere, appunto, i modi dell’orizzontalità come modi di procedere strutturali. Qui la mancanza di gerarchia non è ideologica ipocrisia ma tecnica di produzione, modalità di produzione concreta di ciò che si fa e si va progettando. La Rete è il medium di queste trasformazioni, anche se si continua materialmente a stare dentro il cartaceo, anche se vi è incremento di osmosi tra l’uno e l’altra: le tradizioni stanno forse nascendo, come all’origine, dentro l’oralità secondaria, dentro codici di riconoscimento locali ma agiti su di un mezzo tendenzialmente globale (globale per ora purtroppo è solo l’impero). Tradizioni e trasmissioni dirette nel momento esatto in cui avanzano e si propongono come tali: forse è questo ciò che segue al postmoderno troppo impegnato a destrutturare il fantasma del moderno per avere lo spazio e la possibilità di fare qualcosa, questa volta si, di nuovo. Leggi tutto “Ognuno da dove si trova”

Non è solo questione di poesia…

Biagio Cepollaro

Pubblico qui una seconda serie di blogpensieri del 2005. La prima è qui.

La parola della poesia

Si sa che la parola della poesia è lenta.  Ma un conto è la lentezza, un altro l’assoluta mancanza di agevolazione, di sconto sul suo consumo…Nel linguaggio informatico si usa parlare di ‘interfaccia amichevole ‘ per indicare una certa facilità, anche per il profano, di utilizzare un sistema operativo o un programma…Per lo più in queste semplificazioni ci si allontana dal linguaggio macchina, cioè da quel mondo nascosto di ‘istruzioni’ che fanno il programma. Per la parola della poesia questa semplificazione non può essere proponibile. La poesia non è mai amichevole pur essendo fatta di retorica, cioè di arte della persuasione, persuasione interna, coerenza interna, dall’effetto imprevedibile. Ci si può affezionare ad una poesia ma la poesia non si affeziona a noi. Questa sua riservatezza è anche la sua inesauribilità. La parola della poesia non vuole arrivare al lettore, il suo problema non è di arrivare ma di ‘andare’, confrontare la sua mezza oscurità con la mezza luce che ci può dare.

In fondo una parola che non scivola via per quale ragione ci dovrebbe prendere? Una parola che non si abbrevia, che non si banalizza, una parola vera e propria, con tutto il peso di secoli del dire, del detto, che emerge da quel deposito in cui il banale è imbarazzante…Viceversa sentirsi profondamente e continuamente imbarazzati per le parole che vengono dette oggi e scritte, che vengono urlate, come se fossero vere, come se fossero parole… Leggi tutto “Non è solo questione di poesia…”

L’elastico al punto zero: si dovesse ripartire…

Biagio Cepollaro

Premessa

Riporto qui alcuni blogpensieri che risalgono al 2005, apparsi come note sparse su www.cepollaro.splinder.com. Questi cinque anni mi pare abbiano espresso quasi continuamente il senso di qualcosa che degeneri e di qualcosa che resti sostanzialmente immobile. Strana questa doppia sensazione: come se molti segni indicassero una discesa verticale al di là di ogni pessimistica previsione e però anche un’immobilità di fondo che dice che c’è ancora una speranza…Come se l’immobilità fosse un’estrema protezione e un possibile inizio di rimonta, il punto zero dell’elastico da cui ripartire. Leggi tutto “L’elastico al punto zero: si dovesse ripartire…”