Insostenibilità del debito. Intervista a Luca Fantacci

[Intervista a cura del sito Melograno rosso, apparsa l’1/11/2011]

Luca Fantacci* insegna Scenari economici internazionali e Storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario globale all’Università Bocconi di Milano

Professore, che cosa sta succedendo da qualche settimana nelle borse?
Niente, e proprio questo è il problema. Non c’è un solo fatto nuovo che giustifichi il terremoto finanziario delle scorse settimane: dalle difficoltà di Obama con il Congresso alle fragilità fiscali dell’Europa, tutto era già presente e noto. Perfino il downgrading degli USA era già stato più volte preannunciato. Per non parlare dei debiti pubblici, che hanno potuto crescere per anni senza preoccupare nessuno. Davvero, non è successo niente di nuovo e sconvolgente.

Nulla di cui preoccuparsi, dunque?
Tutt’altro. E’ proprio questo terremoto in assenza di novità il dato su cui è opportuno riflettere: se oggi senza motivo i mercati finanziari tremano, vuol dire che fino a ieri erano spavaldi, ugualmente senza motivo. Niente giustificava i guadagni di ieri, così come niente può spiegare le perdite di oggi o i recuperi di domani. I mercati finanziari dimostrano di avere sempre meno un criterio attendibile per distinguere fra quando va bene e quando va male, fra chi va bene e chi va male. Leggi tutto “Insostenibilità del debito. Intervista a Luca Fantacci”

Dalle scienze del lavoro alle politiche del lavoro

Intervista di Stefano Lucarelli a Cristina Tajani

Il mondo del lavoro è al centro della tua formazione scientifica (la tua tesi di laurea in economia è sulla precarietà, sei dottore di ricerca in Scienze del lavoro e su questi temi collabori con l’Università Statale di Milano) e della tua attività politica (hai fatto parte della segreteria della FLC-CGIL di Milano). Mi pare che l’economics pretenda di essere l’unica disciplina capace di dire cose rilevanti sul lavoro. Sei d’accordo?

Nel mio percorso di studi e di ricerca mi sono spostata da un approccio squisitamente economico (sebbene con una forte impostazione eterodossa) a uno sociologico. L’oggetto principale di osservazione è rimasto lo stesso: le relazioni che si danno sul mercato del lavoro. La scelta di adottare un approccio interpretativo diverso da quello della labour economics si spiega con una certa insofferenza che, dopo la laurea, ho cominciato a maturare verso la rigidità delle ipotesi su cui essa si fonda, in particolare l’ipotesi del lavoratore come ottimizzatore atomistico e l’assunzione della società come un dato esogeno. Leggi tutto “Dalle scienze del lavoro alle politiche del lavoro”

Empiria ed economia

[Potete leggere qui la versione integrale dell’articolo di Lutero, presente nel focus “Per un’altra economia” del numero di “Alfabeta2” di settembre]

Giancarlo Lutero

Qualche anno fa Giorgio Ruffolo scrisse un agile libricino intitolato Cuori e denari. C’è un passo di quell’opera davvero pregnante per un discorso inerente lo statuto dell’economia politica e delle sue vestali, le discipline quantitative come l’econometria e la statistica applicata: “Chi l’ha detto che l’economia è senza cuore? Lo ha detto – con parole sue – Thomas Carlyle, forse in un momento di malumore. La battezzò dismal science, scienza triste, scienza tetra. Nessuno avrebbe rivolto un’accusa del genere alla matematica. O alla fisica. O alla paleontologia. Il fatto è che la matematica si occupa di simboli astratti. La fisica di oggetti inanimati. La paleontologia di scheletri remoti. L’economia si occupa di uomini. É vero che alcuni economisti si sono sforzati di trapiantarla, l’economia, nella grande serra delle scienze esatte, dalla giungla intricata delle scienze sociali. Ma non si può dire che abbiano avuto successo. Per loro, lo statuto definitivo dell’economista resta affidato a una vita futura: se saranno stati dei buoni economisti, saranno accolti nel paradiso dei fisici; se cattivi, nell’inferno dei sociologi. Nel loro tempo, dovranno adattarsi al purgatorio. La ragione essenziale di quel fallimento sta nel fatto che la “mela” di cui gli economisti si occupano non è una mela newtoniana, che obbedisce nella sua caduta a leggi imprescrittibili. É una strana mela, una mela che pensa. E che, cadendo, può cambiare opinione e percorso. Per questo le predizioni degli economisti sono così fallibili.Leggi tutto “Empiria ed economia”