Intrattenere è glorioso: la videocrazia cinese

Simone Pieranni

I cinesi hanno un nome per ogni cosa con rigorose caratteristiche locali. Le fiction che risultano essere gradite al partito si chiamano Socialist mainstream melody (shihui zhuyi zhuxuanlu). Quello che non volevano i governanti cinesi invece, era scritto molto chiaro, senza lesinare parole: «Non vanno bene le fiction che non descrivono lo spirito coraggioso dei “lavoratori-contadini-soldati” e degli intellettuali durante il Periodo delle riforme in modo colorato e vivo e che si perdono dietro storie d’amore invogliando anche i rapporti extraconiugali». Anni Ottanta, quando la Cina stava per mettersi ai blocchi di partenza, dopo aver visto la morte di Mao, la fine della Rivoluzione culturale e l’arresto della Banda dei Quattro: Deng Xiaoping pronto a riportare il paese a essere la Terra di Mezzo. Leggi tutto “Intrattenere è glorioso: la videocrazia cinese”

Gli alberi più alti attirano il vento. La potatura dei gelsomini in Cina

Simone Pieranni, Matteo Miavaldi

Il tentativo di esportazione floreale sull’asse Mediterraneo-Cina, a quasi due mesi dai deludenti gelsomini di Pechino e Shanghai, ha portato con sé conseguenze inaspettate. La chiamata alla rivoluzione indirizzata alla società civile cinese non solo si è drammaticamente scontrata col pugno d’acciaio della repressione, ma ha saputo risvegliare il can che dormiva, inaugurando una stagione di fermezza nemmeno paragonabile al repulisti del periodo Liu Xiaobo. In un mese e mezzo, complice un calendario del dissenso particolarmente denso – capodanno tibetano e anniversario rivolte di Lhasa, Pasqua, aspettando piazza Tian’anmen – e l’intensa attività in rete di supporto alla speranza di protesta, le autorità hanno inanellato una sequela di arresti col solito modus operandi da Anonima Sequestri. Leggi tutto “Gli alberi più alti attirano il vento. La potatura dei gelsomini in Cina”

Sulla soglia dell’attimo

Francesca Coin

La parola Kifaya deriva dal verbo arabo Kafa e significa “bastare”. Kifaya significa basta, abbastanza, “è troppo”. Kifaya è stato lo slogan delle manifestazioni egiziane. I manifestanti associavano la parola ad Hagra a significare che avevano sopportato abbastanza povertà,  autoritarismo, umiliazione. Queste parole, scrive Tahar Ben Jelloun, sono state gridate al Cairo, a Beirut, a Damasco. Della stessa parola aveva parlato nel 2005 William Safire quando dal Cairo al New York Times scriveva: “poverty, torture, corruption”: “Kifaya, kifaya, kifaya”. La parola “basta” ha un significato chiaro: esprime una condizione di saturazione, di esasperazione. “Basta” significa che non ci sono più riserve di energia emotiva o fisica da offrire, ma che si è arrivati, in qualche modo, al limite. Leggi tutto “Sulla soglia dell’attimo”