Introduzione ai disturbi della sessualità nei nordafricani

Frantz Fanon

Durante la nostra pratica psichiatrica in Algeria, la nostra attenzione è stata richiamata dalla frequenza di disturbi riferiti o collegati alla sessualità. Le modalità fondamentali di questi disturbi si limitano ai diversi tipi d’impotenza nell’uomo e di vaginismo nella donna. L’importanza di questa tematica nei deliri c’ha spinti a esaminare in che misura essa trovasse la propria origine nella normalità. Dovevamo quindi scandagliare la normalità, i punti nodali delle credenze.

Una rapida inchiesta c’ha permesso di constatare che l’impotenza sessuale era un problema tanto più preoccupante in quanto la società musulmana si basa sull’autorità dell’uomo. Ogni mancanza di potenza virile è vissuta come una forte alterazione della personalità, come se l’uomo reso impotente fosse colpito nel suo attributo essenziale. E l’impotenza sembra essere proporzionalmente molto più frequente nell’ambiente musulmano che in quello europeo. Numerosi guaritori musulmani, interrogati, hanno asserito che due o tre casi d’impotenza erano emersi nel corso di una stessa sequenza di visite. D’altra parte il medico è, qui, di solito l’ultimo a essere consultato. Prima si è fatto ricorso al Marabù1, al Taleb2, perché come si vedrà questi disturbi non sono quasi mai attribuiti a un’origine organica, ma più spesso messi in relazione con delle pratiche magiche e devono essere trattati come tali3. Leggi tutto “Introduzione ai disturbi della sessualità nei nordafricani”

Su “L’ape e l’architetto” (1976)

Antonio Sparzani

Dal Quotidiano dei lavoratori, venerdì 7 maggio 1976, p. 3.

Non è certo da molti anni che il dibattito sul ruolo della scienza nella società esce dalle mura di ristretti ambienti intellettuali ed accademici e interessa invece, anche se in maniera ancora frammentaria e poco organica, più vasti strati di opinione pubblica; conseguenza positiva anche questa dello sviluppo dell’università di massa e dell’ appropriazione, quanto meno da parte di un numero crescente di studenti, di questo tipo di problematica, così come dell’inserimento nell’università – anche se ancora in maniera prevalentemente precaria e tra mille storture e difficoltà – di fascie di giovani che con le esperienze di lotta degli ultimi otto anni hanno maturato l’esigenza di un’analisi non superficiale dei meccanismi più profondi che connettono il mondo della ricerca e della scienza con quello dei rapporti di produzione.
Questo dibattito è ancora assai lontano da condizioni di sufficiente chiarezza e definitezza, e ciò non solo e non tanto per l’intrinseca difficoltà dei problemi che investe, quanto per ragioni «storiche», che hanno fatto sì che per lunghi anni, in molti paesi, risposte dogmatiche e acritiche a questo tipo di problemi fossero imposte, più o meno sottilmente, a tutto il contesto sociale. Leggi tutto “Su “L’ape e l’architetto” (1976)”

Schizofrenia italiana

[In “Nuovi argomenti”, n. 4, terza serie, ottobre-dicembre 1982]

Antonio Porta

Italiani significa essere esposti a continue e improvvise lacerazioni, essere quasi inermi di fronte al pericolo di una schizofrenia costante. L’essere dell’italiano è fatto di sostanza schizoide. Ciò accade senza alcun sovraccarico di patetismo; nulla di meno straziante o intimo di questa schizofrenia: essa accade come ad “un altro”, e di fatto molti italiani vivono esattamente come se accadesse sempre “a un altro”. Il metafisico “altro” di lacaniana memoria è utilizzato dall’essere italiano per scaricare “fuori” ogni possibile disturbo privato, conseguenza dello stato di schizofrenia costante. Leggi tutto “Schizofrenia italiana”