Alfadomenica # 4 – dicembre 2017


Care lettrici, cari lettori, l’alfadomenica di oggi non può che cominciare con gli auguri per questi giorni di festa, per il nuovo ciclo dell’anno che ricomincia, per il futuro – parola che, più che mai di questi tempi, pronunciamo con incertezza e timore e che tuttavia spetta a noi costruire. Auguri che rivolgiamo a voi, e anche a noi stessi, perché da gennaio Alfabeta cambierà ancora una volta pelle. Come sempre in controtendenza, o forse in anticipo, rispetto ai tempi attuali, nel 2018 la nostra rivista riprenderà a uscire su carta, così come è stato quando è nata nel 1979, ed è poi rinata nel 2010. Questa volta, però, lettrici e lettori si troveranno di fronte un trimestrale corposo (circa 200 pagine), di taglio monografico: il primo numero, in uscita a primavera, sarà dedicato al Sessantotto, mentre il secondo e il terzo avranno rispettivamente come tema Femminismo e gender e Trasformazioni dell’industria culturale; in chiusura, l’Almanacco 2019. La decisione di ritornare alla carta è anche il frutto dei risultati dell’associazione Alfabeta, che ha raccolto alcune centinaia di adesioni. Per questo, ai soci che rinnoveranno l’iscrizione e a quelli che si iscriveranno per la prima volta riserviamo, insieme a una copia dell’Almanacco 2018, il primo numero della nuovissima Alfabeta. Anche per il sito si annunciano grandi cambiamenti, il primo a partire proprio da Capodanno: al posto dell’alfapiù quotidiano, ci sarà un alfadomenicale che a turno tratterà di libri, di musica e spettacolo, di arte, di cinema, affiancato da interventi incisivi e puntuali sull’attualità. E dunque, auguri!

La redazione di Alfabeta

Oggi su Alfadomenica:

  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 4 – Enrico Testa: Essere poeta oggi significa essere qualcosa meno di niente. Ritengo insopportabili coloro che «fanno» i poeti assumendo atteggiamenti da vati o da guru new age e credono così di collocarsi in una posizione d’eccellenza. Il poeta è in fondo un uomo come tutti, con qualche problema in più e, in contraccambio, con una minima dose d’attenzione e sensibilità che, per sorte e cultura, si declina in versi. Quindi – per favore – no ai cantori nostalgici, no ai canti dispiegati, no al restauro dei tempi andati. Anche perché oggi – considerati il crollo del prestigio della cultura umanistica e la perdita dei suoi valori simbolici e antropologici – della poesia in fondo non importa niente a nessuno. Che poi ogni poeta appena decente debba provare un certo disagio nei confronti del mondo mi sembra quasi un prerequisito essenziale – Leggi:>
  • Valentina Valentini, L’archivio infinito. Una conversazione con Antonio SyxtySyxty Sorriso era una griffe, che avevo ideato per ‘firmare’ alcune delle mie ‘azioni teatrali’ – come si chiamavano allora – o performance/eventi/happening. Per fare un esempio la sfilata/performance BLOOM BLAST del 1980 era ‘griffata’ SYXTY SORRISO. Ho sempre giocato con le componenti della mia identità personale (da quella anagrafica reale a quella completamente inventata). Antonio Syxty era – e continua a essere – una fake identity.Leggi:>
  • Alberto Capatti: Alfagola / Trippa: Piatto popolare, gustoso, facile. Se dovessimo immaginarle una storia, la serviremmo come il lampredotto, voce toscana che la designava trippa da gatti e che, nel mercato di Firenze, nell’Ottocento, era offerta in un panino. La sua ascendenza invece è meno volgare di quello che non si supponga, e la ritroviamo in ricettari di corte cinquecenteschi. Ne eran ghiotti i papi e Bartolomeo Scappi la serviva loro lessa o fritta o sulla graticola (Opera,1570,33). Prima di lui Cristoforo Messisbugo, le aveva previste per la corte di Ferrara, negli anni anteriori al 1549, data di stampa dei Banchetti compositioni di vivande. – Leggi:>
  • Antonella Sbrilli: Alfagiochi / Regalo di Natale = XXXXXX XXXXXXXX: Nella scorsa rubrica – quando mancavano ancora due settimane al Natale – abbiamo toccato il tema del regalo che giocatori e giocatrici hanno declinato in vari modi verbo-giocosi. Soprattutto su Twitter, la parola è stata al centro di variazioni ri-creative, giocate su sinonimi (strenna, omaggio, dono, presente), false etimologie e anagrammi, collegandosi anche ad hashtag già esistenti. In particolare, #alfaregali si è unito per qualche tweet al gioco del #rocambolario che da parecchi mesi impegna i giocatori a sezionare parole comuni e ad inventare definizioni dei segmenti che diano un nuovo sperticato senso alla parola di partenza. Un esempio in tema natalizio è di Enrico Terrinoni: “cerbiatto piccino di nome Antonio = bambinello”. – Leggi:>

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