Gary Hume, omaggio alla mamma dentro di noi

Cristina Romano

Foto Stephen White 2017

Le opere pittoriche presentate nella sede londinese Sprüth Magers e da Mattehew Marks a New York segnano un passaggio significativo nella pratica di Gary Hume. L’artista, emerso nel contesto internazionale alla fine degli anni Ottanta con la Young British Generation, è noto per dipinti su pannelli di alluminio, e sculture in bronzo, realizzati con pittura a smalto lucido. Tecnica scelta anche per l’attenzione rivolta a materiali e oggetti legati alla produzione di uso comune e quotidiano e a un rinnovato interesse per la pop-art. Nel caso di Hume ciò si riflette spesso anche nella scelta cromatica, che attinge alla realtà urbana, alla moda, sino alle cromie di rifiuti di produzione industriale trovati in zone periferiche.

Il titolo Mum è diretto riferimento alla madre, che Gary Hume celebra realizzando un nuovo corpo di lavori organizzato in due gruppi di opere. Si tratta di dipinti su carta e su alluminio a smalto lucido. Ai quali sono dedicati due diversi momenti. Il primo, con i lavori su carta, rappresenta e riprende il tema dell’infanzia dove in questo caso vengono richiamati i ricordi più lontani; il secondo gruppo invece, con i dipinti su alluminio, presenta l’esperienza più recente legata alla madre e alla sua malattia.

Gary Hume, Windbreak, 2016 © Gary Hume / DACS, London, 2017 Courtesy of the artist, Sprüth Magers and Matthew Marks Gallery

Sono decisamente i lavori su carta a destare senso di stupore, non solo per i soggetti, legati ai ricordi più lontani, ma per resa materica, molto diversa rispetto alle superfici lisce e riflettenti, a larghe campiture di colore dei dipinti su alluminio. La carta reagisce alla vernice a smalto increspandosi e in questo modo assume un moto ondulatorio, simile a quello dell’acqua in semi-quiete, e rivela una tridimensionalità inedita, simile alle superfici irregolari di alcune sue sculture, in particolare Snowman.

Si tratta di una trasformazione ritmica. Ora i dipinti risuonano a un grado emozionale accelerato, anche grazie a quei sottili e brevi riflessi, e rivelano antichi ricordi, emozioni, istanti. Sono immagini, anzi frammenti di immagini, generalmente estrapolate da materiale fotografico, che spesso assumono forme astratte non riconoscibili, che diventano mentali, aprendosi in questo modo al non visibile e al sentire.

Permettono una speculazione sul fluire del tempo e all’effetto di questo sulla memoria, come ha messo in evidenza Alexander Nagel nel testo che accompagna il bellissimo catalogo, realizzato in occasione della mostra. Sono visioni e sguardi che si aprono a un mondo incontaminato e puro, sempre presente, ma sommerso, e nascosto in profondità.

Hume dedica questi nuovi lavori alla madre, ma Mum agisce anche come una sorta di connettore a quel luogo d’incantato, penso a Green Bump (2017), ai ricordi spensierati e gioiosi legati alla madre di ognuno di noi, e viene in mente Mum Twisting (2015) che ne costituisce uno splendido esempio. Il procedimento è generalmente quello di ingrandire ed estrapolare parte di un’immagine fotografica, creando molto spesso un opera che tende all’astrazione, non a caso Dave Hicky inserisce Gary Hume nel gruppo di artisti che definisce d’elite e chiama “Astrattisti del quotidiano”, “servitori del momento” e “fornitori del sublime domestico” (Flashback 2011, p. 11). Mum è un ritorno all’innocenza. Si veda il grande agnello bianco in Sunday (2017), il rassicurante amore materno esemplificato da Mum’s Cardigan (2015), memore di Unicorn 8 (2014). Del resto La fascinazione per l’infanzia è ricorrente nel suo lavoro, ad asempio nella serie di Garden Paintings, o con Snowman a partire dal 1996, e più di recente in Lions and Unicorns & Night Time (2014). Le opere su carta presentate sono immagini serene, come di rado accade di vedere nella produzione di arte contemporanea.

A questi dipinti si accostano le opere su alluminio dove l’artista coglie momenti legati al recente passato, alla malattia della madre e alla sofferenza. I colori si smorzano e scuriscono, si fanno più seri. Troviamo ritratti della madre Mum (2017), come fosse una Madonna dolente. Ritornano temi frequenti come fiori e opere in controluce si veda Storme (2015), August (2016), Grandma Looks at the Garden (2017). Ora Hume guarda anche ai momenti più difficili come Mum in Bed (2017), e sviluppa il dipinto in una visione a frammenti ricomposti, come un collage, creando anche in questo caso una tridimensionalità inedita non solo formale, ma si direbbe metafisica e spirituale che richiama i piani diversi dell’esistenza e allude al passaggio da uno all’altro. Quest’ultima sembra essere un’evoluzione di alcuni lavori su carta, presentati in occasione della mostra The Indifferent Owl (London White Cube 2011), nei quali Hume esibiva, tra le altre, opere a tecnica mista su carta con disegno a carboncino, dove aveva inserito anche elementi in perpex, e pittura a smalto lucido creando campiture piatte e monocrome sovrapposte al disegno, come in Flemish Bride (2011), anche in questo caso una rivisitazione della tecnica a collage che sembra rimandare a opere di Jean Arp.

Il catalogo Gary Hume, Mum pubblicato da Mattew Marks Gallery and Sprüth Magers (2017) raccoglie le opere divise tra New York e Londra. Il suo formato ampio e l’ottima qualità della stampa permettono una alta fruibilità di questi nuovi lavori di Hume che formano un insieme organico legato appunto alla madre, all’infanzia, ma che costituiscono un omaggio al femminile e alla sfera del sentire. In una sequenza non scontata che non segue un principio diacronico, ma piuttosto una sincronia determinata forse anche da una priorità emozionale e affettiva.

Gary Hume

Sprüth Magers, London

fino al 23 dicembre

Mattehew Marks, New York

fino al 22 dicembre

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