triade capitolina

Michele Emmer

Si è parlato di recente a proposito di tagli nel bilancio dello Stato di chiudere parzialmente o totalmente alcuni piccoli musei di cui l’Italia è piena. Non ci sono dubbi che i più importanti e famosi musei e siti espositivi dell’epoca Romana si trovano a Roma. E attirano milioni di visitatori. Capita allora che una piccola mostra, in una piccola città in provincia di Roma rischi di passare inosservata, anche per le difficoltà oggettive per raggiungere la sede del museo. Vicino Roma, presso la città di Guidonia Montecelio si trova la località chiamata Tenuta dell’Inviolata. Negli ultimi anni, dal 2009, la Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Lazio ha condotto una campagna di scavi che ha portato tra l’altro alla scoperta del percorso stradale della Tiburtino-Cornicolana che è perfettamente conservato. Sono state anche scoperte necropoli e ritrovati diversi oggetti. Ma di gran lunga la scoperta più sorprendente fatta alla Tenuta dell’Inviolata è stato il ritrovamento dell’unico esempio conosciuto di Triade Capitolina quasi integrale. Interessante la storia del ritrovamento.

Il gruppo scultoreo viene trafugato nel 1992, dopo essere stato ritrovato all’Inviolata. In origine doveva essere collocato in una lussuosa villa Romana di grandi proporzioni. Anni dopo il trafugamento il gruppo di statue venne recuperato dai Carabinieri, dal nucleo Tutela Patrimonio Artistico ed è stato posto nella sale del Museo Nazionale di Palestrina. Dallo scorso 27 aprile e fino al 5 novembre 2012 la Triade è visibile vicino ai luoghi dove è stata ritrovata, a Montecelio, sopra Guidonia, nell’ex convento di San Michele. Con le parole Triade Capitolina si indica un gruppo scultoreo composti da tre divinità, Giove, Giunone e Minerva. Il culto della Triade (nome recente del XIX secolo) è tipico di Roma e probabilmente serviva a definire un gruppo di divinità che identificavano la grandezza di Roma.

Sul Campidoglio sorgeva il Tempio di Giove Ottimo Massimo o di Giove Capitolino, che era dedicato alla Triade Capitolina. Era probabilemnte il monumento più imponente sul Campidoglio. La Triade in mostra a Montecelio raffigura al centro Giove, con la mano destra appoggiata che regge un fascio di fulmini mentre con la sinistra, perduta, reggeva lo scettro. Ai suoi piedi l’animale sacro, l’aquila ad ali spiegate. Alla sua sinistra Giunone, con il velo, tiene una patera ed uno scettro, manca l’avambraccio destro. Ai suoi piedi il pavone che fa la ruota. Dall’altra parte Minerva doveva avere nella mano sinistra, mancante, la lancia e nella destra l’elmo Corinzio sollevato sulla testa. Ai suoi piedi la civetta sacra. Dietro la testa delle tre divinità ci dovevano essere tre piccole Vittorie che incoronavano gli dei rispettivamente con foglie di alloro nel caso di Minerva, con foglie di quercia per Giove e di petali di rose per Giunone. Solo quella sopra Giunone è ben conservata. La datazione è dell’età tardo-antonina, l’età di Caracalla, Marcus Aurelius Antoninus, (188-217 d.C.).

“Apparve prima una testa, al centro. Una testa virile con una cascata di riccioli fluenti, una barba maestosa che incorniciava un volto severo e imponente, poi un’altra, coperta da un elmo corinzio che sovrastava il volto duro eppure delicato di una vergine guerriera. Da ultimo apparvero le fattezze solenni, regali ed al tempo stesso soavi di una sposa divina, assisa a fianco degli altri personaggi”. Così lo scrittore Valerio Massimo Manfredi ha descritto la scoperta del gruppo di statue nel suo romanzo giallo Gli dei dell’impero. La Triade Capitolina conclude la mostra, ma non è il solo oggetto di interesse. Vi sono molte altre cose da vedere. La mostra si intitola “Archeologi tra ‘800 e ‘900: città e monumenti riscoperti tra Etruria e Lazio antico”. Èdedicata a tanti archeologi, italiani e stranieri, da Rodolfo Lanciani a Ferdinand Gregorovius, ed è nata dalla collaborazione dei musei di Alatri, Lanuvio, Nemi,  Palestrina, Vetulonia e Montecelio.

Il luogo, sulla collina dove sorge l’ex convento, è fantastico, con una vista eccezionale. Anche l’allestimento è ben curato e così il catalogo. MA… c’è un ma. Difficile sapere l’orario di apertura, nel sito della mostra non è indicato, difficile, difficilissimo trovare la mostra. Si arriva a Montecelio, si cerca una indicazione della mostra. Nulla. Nemmeno del convento. Si chiede a qualcuno. Bisogna salire per una piccola strada. Si sale, ci sono degli incroci, nessuna indicazione. Poi una scala Santa, con scritto a caratteri piccoli piccoli Convento di San Michele. Nessuna indicazione della mostra. Si sale a piedi, ecco il covento e, incredibile, davanti alla porta del convento, all’ingresso della mostra, finalmente un manifesto della mostra! Ma ne vale la pena, ne vale molto la pena. Ed i volontari archeologi che vi accolgono sono entusiasti e molto gentili. Andateci!

“Archeologi tra ‘800 e ‘900: città e monumenti riscoperti tra Etruria e Lazio antico”, ex convento di San Michele, via XXV aprile, Montecelio, sino al 5 novembre, www.guidonia.org, tel 0774 301290/303435 aperto L-V dalle 10 alle 13, e dalle 16 alle 19; S-D dalle 10 alle 19.

Una Risposta a La Triade Capitolina dell’inviolata

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