sparajurij

Le brevi prose che seguono sono parte di una raccolta più ampia di Cosmagonie. Una Cosmagonia è la percezione scritta dei problemi di Einstein con la meccanica quantistica; del principio di indeterminazione e della relatività. Per ciò, in ciò, la teoria delle siringhe, la fisica teorica secondo tossici buddisti pirati in dadantesco inferno è la soluzione finale.
Una Cosmagonia rivela il cosmo. Le particelle elementari di cui è fatto l’universo non sono composti puntiformi esclamativi, bensì minuscole siringhe armoniche che possono vibrare. Tale vibrazione dance è la gioia di neutrini, quark e gravitoni coi gavettoni. Possono nascere galassie dall’avambraccio dell’Orsa Maggiore, si possono anestetizzare e rivedere gli anelli di Saturno, trovare la scusa per vendere il cielo a Plutone. Con una leggera pressione sulla pompetta anche certe costellazioni come Orione arrossiscono e passano subito al metadone.
In occasione di eventi performativi e incursioni situazioniste alcuni di questi testi sono stati diffusi da sparajurij all’interno di “siringhe” poetiche (per sensibilizzare sugli usi e sugli abusi) o stampati sul retro di Santini provvisti di approvazione ecclesiastica, oltreché raccolti nel novembre 2003 con il titolo Cosm/Agonie nella rivista “Vertigine” diretta da Rossano Astemo.

Cosmagonia degli agorafobici nati

Fuori da dove io vivo ci sono le autostrade, le periferie e il sole che piegato sopra tutto l’anno scolla piano l’asfalto, lo dissalda, lo dilata, provocando la deriva di una città dall’altra, poi si allontana.
Non lo sa nessuno, perché lui ammassa zitto spazio in mezzo prendendo l’aria, a forza, dai miei polmoni.

Cosmagonia dei belli addormentati

dopo tutti quei pigri novantanove anni svegliarsi chiamando urlando la vecchina il fuso che mi punga di nuovo perché ecco così bello sarebbe tornare a sonnecchiare, vestita di origami di carta da zucchero, immersa nel colore della gelatina al lampone con canticchiare d’archi su base di sussurri. nessun castello sarà mai meglio di questo campo di mulini a vapore con pale che affettano nuvole filate da cui piovono fiocchi di riso. qui ho la miglior corte che si possa volere tanti animali di cartone animato che capriolano sulla mia pancia e un branco di coccinelle che mi intrecciano i capelli. che nessuno più mi svegli da questo dormire all’ombra di una coperta di tela di ragno, le gambe sdraiate su un tronco cavo mentre la schiena nuota in piscina.

Cosmagonia dei videoammetallati

il tubo zigrinato sullo schermo mi entra nella carne e me lo spinge a forza nella ferita e i vermi già divorano il metallo di traverso squarcia e deflagra per una nuova via di movimento dentro l’arteria con questa spranga come cazzo e trivella e perfora nella polpa mutante scarnificata neve elettronica si riavvolge e brucia accelerando il pensiero dell’occhio fiore ferroso che la carne fiorisce impazzita ammettalato a se stessa afferrato nella poltrona girevole lo guardo di nuovo, la carne e il metallo monocromi strillano lacrime e sangue, col dubbio di ruggine, preme la pelle in rivoluzione, sterile igienico amianto-addome che finora era sangue e carne del proprio sangue e crepita e squarcia a fili di fibre lo scheletro dentro ora scheletro fuori e ancora si liberano urla da pelle che è ormai ferro battente non mortale occhio vivente fuori dall’occhio gorgo che avvita la morte è la vite che scorre non salda ma ancora si fonde col ferro che cola la pelle che frigge in fuochi di padelle…

Cosmagonia dei notturni visitati

tra ululati di cani raggela la sera e lampioni che oscillano perché
presi a calci per gioco mentre si viene inseguiti da vicini ubriachi.
Poi infilarsi di corsa spericolando ogni buio come fosse l’ultimo. Da
grandi non si contattano più gli stessi spettri che attraversavano la
piazza facendo casino con i motorini durante questioni private.
Neanche la domenica pomeriggio quando invece dei pic-nic fuori porta
si sorride perché il cane capisce in quale angolo di firmamento si
scaricherà l’ultimo sole e l’attende semivuoto, come un madrigale che
si pera e allaga di sangue il centro di Milano portando con sé le
indicazioni per la metro, le camionette della polizia, due rumeni di
notte abbracciati sul marmo, come un Canova contemporaneo alla
stazione centrale.

Tagged with →  

2 Risposte a Cosmagonie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *