Julien Thèves

Presto avrò quarant’anni e sono totalmente solo. Infatti, non riesco ad andare a letto con nessuno, non riesco ad amare, non riesco a desiderare, non riesco ad essere. Riesco appena ad alzarmi, a lavorare, mangiare, e il resto ok. Ma altrimenti no. Faccio una vita strana.

Non è mai veramente iniziata perché ho sempre pensato di fare una vita normale fino a quando non ho capito che la mia vita di normale non aveva niente. Era invece totalmente e globalmente patologica.

Sono solo.

Mi disincarno.

Sono gay ma non esisto.

Non tocco più nessuno.

La notte, entro nel mio lettino e penso, mi chiedo: come sono arrivato a questo?

Faccio una vita strana, fuori da qualunque realtà dove ogni giorno si assomiglia. Funziono. Questo sì, funziono, pronto signora buon giorno, grazie, arrivederci, a presto, ci vediamo martedì. Altrimenti no. Nella mia testa le cose si scontrano, si mescolano e mi chiedo se non morirò presto. In un incidente. O per suicidio. Se non soccomberò, gridando, saltando dalla finestra, gettandomi su una cliente. Ho paura. Sento delle voci, sì, il tumulto della folla, milioni di parole.

Immagini che risalgono in me come quando lo facevo, sì, quando avevo dei momenti di sesso.

Sono solo a letto e rifletto. Chiudo gli occhi. Le voci arrivano.

Esclusione. Sacrificio. Punizione. Così tanto tempo, così tanto tempo. Fino a quando la vita non si apre, il velo si strappa, il labirinto infinito fa esplodere i contorni, respiro.

Intanto cammino, guardo gli altri, e a volte, mi mescolo perfino a loro. Ma il corpo no. Il corpo no. Condivido tutte le abitudini dei gay della mia generazione, leggo le stesse riviste, mi affeziono agli stessi prodotti, alle stesse immagini, le stesse figure.

Da Madonna a Lady Gaga. Finisce un’epoca. La mia giovinezza va via.

Sono solo nel mio piccolo appartamento e mi chiedo: cosa ho fatto?

Il giorno la mia vita è piena di diversivi e la sera precipita, mi si mette davanti e mi guarda, mi dico, un giorno in meno, un giorno passato senz’amore, senza scambio di fluidi, l’amore è passato nelle parole, nel lavoro, nel sorriso, non è passato per il corpo.

No, questo no.

 (Traduzione di Fabrizio Bajec)

Julien Thèves, 38 anni, è autore di prosa, teatro, e testi radiofonici. Vive a Parigi dove lavora come pubblicista e traduttore. Ha pubblicato i romanzi autobiografici Précarité (Balland, 1999) e Son histoire (Balland, 2000). Ha scritto per il video-artista Emmanuel Lagarrigue, Things Moving, realizzato all’Onde espace culturel di Vélizy nel 2010. Histoires, una raccolta di dialoghi, ha ricevuto il sostegno del Centre National du théâtre, il Jeune Théâtre National e la RTBF nel 2008. È inoltre ideatore di programmi radiofonici per France Culture. Un’ultima parola ancora, di cui qui si pubblica solo la prima di tre parti, è apparso su “Atti Impuri”, vol. 4.

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