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Gabriele Nugara

Vedo una lunga foresta di segni
lettere nere che si ramificano.

Un alfabeto misto pervasivo
un richiamo di nomi su lampioni.

E i muri, le porte, le strade
rilanciano fitte sentenze grafiche.

Forse niente vuole dire niente
sassi in bocca al significante…

Guardo il testo urbano riflesso,
lo leggo su pagine di edifici.

E la città si fa distesa di testi,
lotta dolce di lettere e natura.

Stratificazioni, incrostazioni, memoria,
luce: come prima di imparare a leggere.

La strada indica sempre qualcosa,
ma non so che direzione seguire.

Pitture rupestri metropolitane,
eloquenti nomi stranieri di strade.

Silenzioso dialogo incessante
fra le infinite insegne e gli abitanti.

Al tramonto un chiaroscuro tenue
di maiuscole, rami, punteggiatura.

Der städtische Text

Ein langer Wald von Zeichen sehe ich,
schwarze Buchstaben die sich verästeln
(verzweigen).

Ein durchdringender gemischter Alphabet,
ein Bezug, ein Hinweis von Namen auf Laternen.

Und die Mauern, die Türe, die Straßen
Lancieren (Einführen) dichte grafische
Sinnsprüche (Urteile) wieder.

Vielleicht Nichts bedeutet nichts,
Reine Steine im Mund des Bezeichnendes.

Ich beobachte/gucke den städtischen Text,
gespiegelt, ich lese ihn auf Seiten von
Gebäude (Gebäudeseiten).

Und der Stadt wird zur lange Reihe/Fläche
von Texte , sanfter Kampf zwischen
Buchstaben und Natur.

Schichtung, Verkrustung, Licht:
So wie als man zu lesen lernte.

Die Straße bezeichnet immer etwas
(zeigt immer etwas an)
aber ich weiß nicht welche Richtung nehmen soll.

Felsmalerei der Metropole,
bedeutungsvolle fremde Straßennamen.

Ununterbrochene stille Unterredung
Zwischen die unendliche (Insignien) Schilde
und die Einwohnern.

Bei Sonnenuntergang ein feines Helldunkel
Aus Majuskeln, Äste, Zeichensetzung
(Interpunktion).

Stradario – Ignaro al testo urbano

Ho un amico che si è sempre rifiutato categoricamente di imparare i nomi delle strade delle città, si limita a conoscere le vie che percorre tutti i giorni nel quartiere, così, suo malgrado, per automatismo, tuttavia oltre il perimetro stretto dell’abitudine è perduto. Non esattamente perduto, è ignaro. Me lo spiega con grande consapevolezza, il motivo: dice che lui non è mai sicuro di niente, che non ha certezza ontologica in nessuna cosa, che per lui è come se i nomi delle strade cambiassero di fatto ogni giorno, senza soluzione di continuità, e non avesse senso memorizzare riferimenti tanto provvisori. Tu mi dici via Padova, ma è già via Sacchi, tu mi dici corso Siracusa ed è come dire strada del Salino, a voi le vie danno sicurezza, a me la malattia toglie la propensione a riconoscere le convenzioni. Vorrei farmi una corsa in taxi con lui, una corsa infinita, delirante,vorrei essere un cliente, un turista che sale a bordo del taxi del mio amico, che conosce la città molto meno del turista, e che potrebbe anche non partire mai, potrebbe dire siamo già arrivati prima ancora di partire, sentendo l’indirizzo, a seconda della sua voglia di guidare o meno partirebbe o non partirebbe mai, a suo piacimento la meta coinciderebbe con il punto di partenza. La malattia è una sua invenzione per riferirsi a questa incapacità, che poi a me non dispiace, è un grandioso disorientamento, è anche proprio una libertà eccezionale. Se non fosse che per qualche misteriosa ragione il mio amico ha una faccia che ispira tantissima fiducia. E non passa giorno senza che qualcuno per strada lo fermi e gli chieda un’indicazione. Il mio amico osserva il testo urbano come una trama arabescata, tutta una serie di geroglifici che non sente alcuna necessità di decifrare e mandare a memoria. Non è per cattiveria che ogni volta risponde positivamente alle sollecitazioni dello sconosciuto. Lui sa sempre dove si trova una via mai sentita. Lui ha deciso che, una volta almeno, anche l’altro si debba trovare nel suo indistinto panorama, e cala le sue indicazioni come un demente del caos.

Gabriele Nugara (1984) vive e lavora come montatore video dal 2009 a Berlino, dove ha proiettato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura un documentario sullo scrittore ligure Guido Seborga. Dopo la maturità classico-linguistica presso il Liceo “V. Gioberti” di Torino si è laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi su Hermann Hesse. Nel 2008 ha ottenuto il Premio Grinzane Cavour della giuria dei lettori per il concorso “Scrivere il futuro di Torino”, dopo aver ottenuto negli anni passati altri riconoscimenti per poesie e sceneggiature (Finalista Premio Aspera – Rivista “Alla Bottega”, Finalista al Premio “Controcorrente” e Premio “Lorenzo Montano” – Sezione Giovani). Tra il 2010 e il 2012 alcuni dei suoi Scritti Berlinesi sono apparsi sotto lo pseudonimo di Enrico Carovani sui siti internet di poesia absolutepoetry.org e attimpuri.it.

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