Alessio Di Girolamo

Il regolamento dei conti iniziò tout court la mattina del 12 aprile. Be’, non proprio tout court: c’erano state avvisaglie, indizi, segnali, quando non anche prove esplicite, esercitazioni del corpo, nonché fallimentari tentativi di regolare le emozioni e contenere i crolli degli edifici in rovina. Adesso, ora, qui, oggi ognuno centellinava il tempo pesandosi tutti le mattine, misurandosi la pressione – tutti avevano imparato a usare il manometro –, tastandosi i linfonodi (tutti) e i testicoli (gli uomini), controllandosi la stempiatura (gli uomini) e le rughe d’espressione (tutti), sfiorandosi la pelle per saggiare la ricrescita dei peli (le donne, gli omosessuali e alcuni presunti eterosessuali). I bambini si radevano, sperando che la morbida peluria rifiorisse in duri steli sulle guance e sul petto; le bambine rubavano le fiale di ormoni alle proprie nonne, che li assumevano per posticipare la decorrenza della menopausa, per farsi crescere i seni e dare inizio al ciclo mestruale (c’erano giudizi discordanti, tuttavia, sull’efficacia di tale pratica).

Ai confini della patria c’erano tribù di uomini, donne e bambini che s’immolavano per trasformare le loro patrie nelle nostre patrie, dimenticandosi di aggiornarsi sugli ultimi sviluppi in corso qui da noi. Non che ce ne fosse il tempo fra i minuti utilizzati per la masturbazione, le ore trascorse a pregare e combattere, le mezze giornate passate a progettare le tattiche, le fughe, le avanzate e gli arretramenti. Disinteressati all’ideazione di una strategia generale, procedevano come rane in uno stagno; nel tempo libero ci si dedicava al pianto e al seppellimento dei cadaveri, ma soltanto quelli rimasti interi. Quelli dilaniati dai proiettili di uranio impoverito prevedevano una procedura più complessa: competenti erano le squadre speciali di volontari che affastellavano alla bell’e meglio i pezzi raccolti, anche con il contributo dei singoli, e poi procedevano a comporre le salme legando le parti con spesse corde; ma nessuno protestava se ci si accorgeva, ad esempio, che un braccio, o magari un femore parzialmente sbocconcellato da qualche bestia (quali bestie, nessuno sapeva dirlo), veniva sposato a un busto le cui proporzioni lasciavano escludere, anche all’occhio meno esperto, che quei pezzi fossero appartenuti alla stessa persona. Talvolta le cataste di corpi si bruciavano in pire a forma di piramide, usando come combustibile gli oli esausti degli aerei da combattimento fabbricati nel secolo scorso.

Nell’Estremo Oriente, dove ogni giorno il mare, ritirandosi dai luoghi sommersi dallo tsunami, restituiva corpi gonfi come i palloni della Fifa World Cup. Qualcuno, dopo averci riflettuto a lungo, aveva iniziato a sezionarli per farne sushi, ché non conveniva sprecare tutta quella materia prima gratuita. L’unica accortezza preliminare era misurare la radioattività dei filetti (li chiamavano così), perché i movimenti delle masse d’acqua e i venti, a seguito delle esplosioni dei reattori nucleari, potevano averli contaminati.

Qui da noi, dopo i prodromi del regolamento dei conti, furono approvati decreti d’urgenza per puntellare le flaccide natiche della nostra economia in declino: molti reati nella sfera economica furono depenalizzati – si risparmia al lettore il dettaglio, anche perché trattasi di farraginose questioni in materia fiscale –, altre fattispecie di reati vennero convertite in procedure che ognuno poteva chiedere di applicare a beneficiari che fossero in possesso dei requisiti puntigliosamente descritti nelle tabelle allegate ai regolamenti scritti in modo chiaro e comprensibile anche al cittadino meno avvezzo alla tortuosa sintassi della pubblica amministrazione e del legislatore, previa spedizione di una raccomandata r/r in duplice copia all’Istat e all’anagrafe del proprio comune di residenza. La nuova moda delle uccisioni e degli assassinii “con raccomandata” (come i media avevano ben presto etichettato il fenomeno, tanto che la definizione s’era felicemente trasferita nel linguaggio comune e perfino nei tribunali che dovevano giudicare i casi dubbi, poiché la normativa, nella quale li si definiva “misure straordinarie per il contributo dei cittadini attivi all’ottimizzazione della previdenza pubblica”, prevedeva che i beneficiari o, post-mortem, i loro parenti, improrogabilmente entro sessanta giorni dall’avvenuto decesso, potessero fare ricorso) si diffuse sul territorio nazionale, riuscendo a unificare finalmente la penisola, dopo che molti avevano fallito, grazie a percentuali quasi identiche al Nord, al Centro e al Sud. Qualche ricercatore fino a quel momento precario ebbe anche l’idea di farne un progetto di ricerca finanziato dai privati, così sul territorio nazionale iniziarono a spuntare centri di ricerca, alcuni in verità piuttosto improvvisati, che progettavano nuove applicazioni in ambiti ancora esclusi dal legislatore, compresi quello accademico e della comunità letteraria.

Dopo l’inedito e quasi unanime entusiasmo dei media, la nuova moda della “raccomandata” aveva ceduto le prime pagine dei giornali e dei quotidiani online e la vetrina dei post in evidenza sui blog ai nuovi temi del secolo: architettura, moda e design ecosostenibili e energeticamente attivi e le nuove frontiere della medicina. Solo le guerre umanitarie che continuavano a tenere vive le erezioni di governanti pervertiti ricevevano costante attenzione e copertura, ma solo perché qualche geniaccio s’era chiesto in un editoriale se non fosse il caso di investire direttamente in quei paesi, notando con semplice quanto brillante acume che le nuove tendenze nei campi succitati potevano, e dovevano!, essere esportati con profitto insieme alla democrazia.

In tutto questo sobbollire di cambiamenti epocali, io avevo alcuni problemi all’apparato gastrointestinale e stavo cercando di guarire il prima possibile, perché immaginavo che avrei potuto migliorare la mia condizione socioeconomica grazie alle nuove condizioni in essere.

Alessio Di Girolamo (1981) collabora alle attività del gruppo sparajurij e alle sue propaggini editoriali, come la collana Maledizioni e la rivista letteraria “Atti impuri” (sia off che on www.attimpuri.it). Il regolamento dei conti prosegue qui.

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4 Risposte a Il regolamento dei conti (Prologo)

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