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Elio Lanteri

Licia pescava laggiù, al riparo dei venti, dietro il promontorio che proteggeva dalle correnti. «Guarda, Teresì», mi diceva il nonno, «Licia ha in mano la lenza e chiede perdono ai pesci.» Pescava sempre là, dove il mare fa ascella, dai campi alti sopra il cielo si vedeva un guscio di legno, nell’azzurro. Fermo. «Ho sei figli piccoli da sfamare», diceva Licia ai pesci, «un riparo sulla riva ed un vecchio girasole piantato nella sabbia, non vengo con la rete, a me ne servono soltanto sette.» Attorno alla piccola barca accorrevano i pesci, sporgevano la testa dall’acqua, l’ascoltavano a bocca aperta. «Ora nella baracca siamo ancora in sette, ma i figli crescono rapidamente, chiedetelo al Dio del mare, gli ho fatto una promessa.» Le lacrime dei pesci, come gocce d’olio vergine, galleggiavano gialle sulle onde, attorno al suo guscio di legno. Poi lento rotolò il tempo, il maggiore dei figli emigrò per lavorare in Francia: da quel giorno Licia nel mare pescò solo sei pesci. Un altro figlio si sposò e andò via. Licia disse ai pesci: «Ora cinque sono sufficienti.» Alcuni anni dopo, altri due figli partirono, s’imbarcarono e andarono per mare. «Ora siamo rimasti in tre», disse Licia ai pesci, «ditelo al Dio del mare, io manterrò la mia promessa.» Anche il penultimo partì, per guadagnarsi la vita su un barco; Licia rimase con l’ultimo che era storpio e zoppo.

Usciva sempre a pescare, ma ormai era tanto vecchia, aveva le braccia stanche e non reggeva più il remo; si costruì con le sue mani una piccola vela per la sua barchetta di legno. Il nonno, dai campi alti, guardava giù il mare, portava ad imbuto le mani alla bocca e le gridava: «Fatti coraggio Licia, anch’io sono vecchio e stanco.» «Ma Licia era lontano e non poteva sentire il nonno», dissi a mia nonna. «I vecchi hanno un dono, il sesto senso, intendono con il cuore anche quando non ci sentono», mi rispose. Una sera Licia, nella baracca, chiamò il figlio zoppo, si sedettero al tavolo e gli lesse una lettera del figlio maggiore.

«Tu andrai a vivere con lui», gli disse, «tuo fratello ti aspetta in Francia.» La mattina dopo, non era ancora sorto il sole, Licia si alzò dal letto senza fare rumore. L’aria era fresca, ma non indossò la maglia, diede uno sguardo alle sue povere cose e si avviò verso la barca. Sonnecchiava il vecchio girasole, piantato nella sabbia, aveva la testa china, aspettando che spuntasse l’alba. Con la coda dell’occhio vide il suo piede scalzo, sbirciò un poco attorno, e così parlò a Licia: «Perché sei senza maglia Licia, e non hai a tracolla la borraccia?» Licia si fermò e gli accarezzò la grossa testa gialla: «Non torno più, girasole, sono passati gli anni, e io ho fatto una promessa che ora debbo rispettare.» Puntò i piedi nella sabbia, a fatica ammarò la barca e con mano leggera alzò la vecchia vela. Fissò il timone verso il cuore azzurro, profondo, del Golfo del Leone.

Quando a levante sorse dal mare il sole, il girasole rimase un attimo a pensare, scosse la testa e spruzzò via da sé le ultime gocce di rugiada: aveva un colore pastoso, pareva un tuorlo d’uovo. Quel mattino, nella baracca, si svegliò di soprassalto il figlio zoppo, vide che sul tavolo era rimasta la borraccia vuota, si infilò i pantaloni e corse zoppicando sulla sabbia, fin dove si frange l’onda. Ma il posto dove pescava Licia, nell’ansa di mare, per la prima volta era deserto: rientrò nella baracca e prese la stampella, corse tra i pini, sugli scogli, fino sulla punta del promontorio, di lì si vedeva tutta la costa ad oriente, e a destra, l’immensità azzurra del Golfo del Leone.

Il mare era calmo, in cielo poco vento, lontano passava una nave, ma non si vedevano vele. Ritornò verso la baracca piangendo, era mezzogiorno, e vide il girasole immobile che fissava il suolo. «Che fai girasole che non accompagni il sole nel suo percorso?, hai la testa china e sotto di te c’è una macchia gialla.» Il girasole gli rispose singhiozzando: «Licia non torna più, al Dio del mare ha fatto una promessa, il mare ha nutrito voi, ora dà il suo corpo ai pesci: io sono qui, disperato, piantato nella sabbia, mi dissanguo al sole e lentamente muoio.» Sotto la testa del girasole c’era una grande macchia gialla che impastava la sabbia.

Al mattino il nonno salì ai campi alti sopra il cielo, guardò laggiù il mare, ma non vide più Licia pescare nell’ansa, discese tra le ginestre del poggio dell’Uvaira, portò le mani ad imbuto alla bocca e, in un grido disperato, invocò: «Licia, ero ancora bambino e ti ho visto sempre pescare, Licia ritorna, senza di te non ha più senso il mare.» Ma Licia non apparve più nell’ansa, sul suo guscio di barca.Una sera il nonno disse a mia nonna: «Domani non salgo ai campi alti, vado a chiedere notizie di Licia al carrettiere.» La sera, in cucina, il nonno seduto vicino al fuoco spento, stava a capo chino. Io andai subito a guardare se sul pavimento ci fosse invece una macchia gialla: c’era solo l’ombra della sua testa, una grande ombra nerastra.

«Licia non torna più e il girasole è seccato, me lo ha detto il carrettiere, Licia ha dato il suo vecchio corpo ai pesci.» Alcuni giorni dopo il nonno rivide il carrettiere. «L’altra notte», gli raccontò, «è successo un fatto strano: dove pescava Licia ha cantato il Dio del mare. Cantava la vita triste di Licia e delle sue sofferenze passate, di chi è nato povero e non ha un campo da coltivare. La gente dalla riva ha udito un dolce canto, era la voce del Dio del mare e tutti hanno pianto.» In quella notte stellata, dal Golfo del Leone erano giunte tutte le varietà di pesci, versavano lacrime gialle nello specchio d’acqua, ascoltando a bocca aperta. Le lacrime dei pesci erano gocce d’olio vergine, formavano una coltre gialla che ondeggiava lentamente.

Elio Lanteri è nato nel 1929 a Dolceacqua e scomparso nel 2010 a Oneglia. Nel corso della sua vita è stato amico di diverse generazioni di autori liguri da Guido Seborga e Francesco Biamonti, a Lorenzo Muratore e Marino Magliani, viaggiando in Francia e in Spagna, amando le opere di Julio Caro Baroja, Juan Rulfo e Federico García Lorca. Nel 2009, grazie all’impegno dello stesso Magliani, ha pubblicato con Transeuropa il suo romanzo d’esordio, La ballata della piccola piazza, rimasto “in un cassetto” per più di quindici anni ed edito con in copertina un acrilico di Seborga, Eros (1973). Licia pescava a Ponente, una delle sue “fiabe” inedite presentate su “Atti Impuri”, vol. 3, ha quasi lo stesso titolo di un testo teatrale scritto da Seborga nel 1947, Licia pesca a Ponente, rappresentato nel “teatro della realtà” di Vallebona nel 1951 e pubblicato su “Europe” nel gennaio 1952 con il titolo La pêche de Licia. Nel 2012 è uscito da Transeuropa anche il romanzo incompiuto cui Elio Lanteri stava lavorando negli ultimi mesi di vita, La conca del tempo.

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