Marianna Gejde

I funghi hanno i sosia

I funghi hanno i sosia. Il fungo velenoso si finge commestibile e di facile riconoscibilità per scopi noti a lui solo. Il fungo commestibile a sua volta si finge velenoso per non farsi toccare. La natura tutta è come se ammiccasse in una serie infinita di corrispondenze, ognuna delle quali ha lo scopo di causare dolo o di scongiurarlo. I nomi sono solitamente attribuiti alla stirpe e non al singolo individuo, che a ogni secondo può estinguersi e il minuto dopo rinascere. Il nome, come il micelio, si nasconde sotto terra e la sua estensione non è comparabile al minuscolo eccesso del fungo.

L’occhio del cavallo

Il lucente occhio del cavallo incanta la vespa. Enorme e sporgente, umettato ogni pochi secondi dal battito dell’enorme palpebra molle, funge da inevitabile esca per l’insetto. La vespa introduce il succhiatoio nella polpa rosea della ghiandola lacrimale e aspira il liquido salino, la palpebra si muove convulsamente, ma la vespa è troppo grande per essere schiacciata e colare lungo i condotti assieme alle lacrime; il cavallo scuote la testa con furia, ma la vespa è troppo leggera per essere scrollata via, continua a nutrirsi del liquido lacrimale che, stimolato dai suoi sforzi, non fa che aumentare. Attirate dall’odore, si radunano altre vespe, s’incollano all’occhio dell’animale da ogni lato, infittendolo di un battere d’ali trasparenti. Il cavallo accecato scuote la testa da una parte all’altra, le sue palpebre gonfie si rifiutano di funzionare. Quanto più gli insetti feriscono gli occhi, tanto più li infiammano e ben presto non le lacrime ma l’umore acqueo inizia a colare. Il cavallo infuriato si rotola in terra, picchia la testa sull’erba, i calici degli occhi si svuotano a poco a poco, si fanno scuri di vespe. Così il banchetto dura finché non raggiungono il fondo. Solo allora il nugolo s’allontana. Le orbite vuote del cavallo osservano, senza battere ciglio, come due fori.

Marianna Gejde è uno dei più originali autori russi che hanno esordito negli anni zero. Nella sua scrittura pensieri e immagini lavorano ad altissime temperature, fondono la lungimiranza visionaria alla meditazione filosofica. Esplorano un mondo animale e vegetale antropomorfizzato, un essere umano meccanizzato, mentre il divino affiora ora come presenza intellegibile, ora con un sorriso beffardo. Precoce e consistente è la sua produzione che dalla poesia delle prime raccolte arriva alla forma racconto e al fuori formato, come le brevi prose qui presentate, pubblicate nel 2010 con il titolo Le Balsamine attendono (Bal’zaminy vyzhidajut, Russkij Gulliver, Mosca).

In Italia sue poesie sono state pubblicate nella Nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005). L’occhio del cavallo e altre brevi prose si trovano in “Atti Impuri” vol.3, mentre un’altra piccola scelta è reperibile online sul sito www.attimpuri.it.

A cura di Elisa Alicudi

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Una Risposta a Prose brevi

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