Antonella Campanini

Secondo Ildegarda di Bingen (1098-1179), il fatto di nutrirsi di certi cibi e di escluderne altri non solo contribuisce a guarire determinate infermità, ma può sviluppare nell’uomo sentimenti positivi; al contrario, esistono cibi da evitare in quanto forieri di effetti nefasti a livello psicologico e anche morale. È questa una delle possibili chiavi di lettura della sua enciclopedia naturale, della quale ho recentemente curato l’edizione italiana. Nulla di particolarmente sorprendente: in fondo i medici occidentali, da Ippocrate in poi, ritenevano pressoché unanimemente che i quattro umori che attraversano il corpo dell’uomo fossero responsabili non soltanto di salute e malattia, ma anche di alcuni stati d’animo.

Il linguaggio presenta tuttora tracce di questa opinione scientifica. Per esempio, la malinconia s’identifica con la bile nera e costituisce la ragione che provoca, appunto, l’umore nero. Chi monta facilmente in collera ha un carattere sanguigno, mentre la calma eccessiva del flemmatico è provocata dalla vischiosità del liquido che in lui prevale. La dieta contribuisce, grazie alle diverse caratteristiche degli alimenti, a riportare l’equilibrio tra gli umori in caso di scompensi – e gli scompensi equivalgono ad altrettante malattie – oppure a mantenerlo nell’uomo che già è sano.

Ildegarda, che classifica ciascun elemento della natura – ciascuna creatura, come lei stessa scrive – in base al discrimine buono da mangiare/cattivo da mangiare, individua anche ciò che vi è di meglio per rendere felice l’uomo; sullo sfondo si legge la teoria degli umori, ma Ildegarda va oltre. «Certe piante crescono grazie all’aria e sono per l’uomo leggere da digerire e di natura gioiosa, al punto che rendono felice chi ne mangia», scrive nell’introduzione al libro sulle piante. Quella «natura gioiosa» e che provoca gioia è un elemento difficile da individuare nella tradizione precedente. «L’avena è calda – continua Ildegarda – ed è un cibo gioioso e sano per gli uomini sani: conferisce loro un’anima gioiosa, un’intelligenza pura e chiara, un bel colorito e una carne piena di salute». Così anche la spelta «fornisce a chi ne mangia buona carne e buon sangue, rende lieta la mente e mette allegria nello spirito dell’uomo. In qualunque modo la si mangi, nel pane o in altri cibi, è buona e gradevole». L’uomo che mangia della melissa «ride volentieri, poiché il suo calore tocca la milza e il cuore ne viene rallegrato». E via dicendo.

Così come le migliori tra le creature buone da mangiare portano gioia, quelle cattive possono nuocere, non soltanto alla salute. Lo zenzero «fa male all’uomo sano e grasso che ne mangia poiché lo rende stupido, ignorante, tiepido e lascivo». Il fico «non è buono da mangiare per chi è sano di corpo, poiché gli provoca piacere e orgoglio e lo fa divenire ambizioso e licenzioso: costui ricercherà gli onori, conoscerà l’avarizia e avrà dei costumi mutevoli, senza poter conservare stabilità nella disposizione d’animo». Cattiva anche la carne dell’orso «poiché, se ne mangia, l’uomo s’infiamma di concupiscenza».

Meno pericolose, ma ugualmente sconsigliate, le piante che «crescono grazie al vento: sono secche, pesanti da digerire per l’uomo e di natura triste, al punto che rendono triste chi ne mangia». Non solo prodotti, ma anche preparazioni culinarie. «Prendi una noce moscata – Ildegarda suggerisce –, della cannella (il medesimo peso rispetto alla noce moscata), un po’ di chiodi di garofano e riduci in polvere il tutto. Poi, con quella polvere, della farina di semola e un po’ d’acqua, prepara delle gallette e mangiane spesso: ciò placa l’amarezza del corpo e della mente, apre il cuore e i sensi, rende lieta la mente, fa diminuire gli umori cattivi, apporta del buon succo al tuo sangue e ti fortifica». Esiste dunque la ricetta per la felicità? Se ci si avvale dei consigli d’Ildegarda, parrebbe di sì.

IL LIBRO
Ildegarda di Bingen
Libro delle creature. Differenze sottili delle nature diverse
a cura di Antonella Campanini
Carocci (2011), pp. 424
€ 39,50

Una Risposta a Ricetta per la felicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *