bus stop

Augusto Illuminati

Per Deleuze e Guattari una heccéité (da haec, mi raccomando, non da ecce) indica una singolarità, un grado di intensità che non manca di nulla per essere riconosciuto: una stagione, un colore, un gesto, un viso, il tempo indefinito di un evento, che non si confonde con una cosa o con un soggetto, individuazioni concrete che valgono di per sé e comandano la metamorfosi delle cose e dei soggetti.

C’era a Roma una minuscola ecceità che riassumeva più ampie metamorfosi o (che è lo stesso) mancanza di più ampie metamorfosi. Oh, non il caldo bruciante di aprile o il maggio incerto, il polline nell’aria o l’irritabilità che comprime ed esprime lo scontento – non siamo poeti. Era un segno minimale, anzi il cartello rimosso delle fermate Atac sotto l’ex-bordello di Stato, ora mesto ricettacolo di formiche impazzite, palazzo Grazioli, p.Venezia angolo v. del Plebiscito. Fu soppresso dall’ineffabile sindaco Alemanno per compiacere il Cav. lussurioso ed evitare assembramenti casuali sotto il suo regale lupanare – e si badi bene che le fermate autobus continuarono a sussistere a pochi metri dall’ingresso di palazzo Chigi o del Senato, evidentemente considerate sedi minori del potere. Con grande fastidio degli utenti di molte linee di trasporto strategiche, costretti a compiere un non breve tragitto per prendere i mezzi di scambio.

Malgrado numerose proteste e petizioni, malgrado perfino la caduta del governo e il conseguente trasferimento fuori Roma del proprietario, quel divieto era ostinatamente rimasto, sebbene palazzo Grazioli non fosse più mèta di curiosi, escort, giornalisti e dimostranti. Ci sono fatti simbolici che superano la misera realtà e condensano interi cicli storici o esperienziali. Nel nostro caso qui si manifestava, in epifania logistica, la reverente continuità fra maggioranza berlusconiana (che sopravvive asmatica in Parlamento) e governo Monti, molto meglio che nella successione di Catricalà a Letta o nelle mattocchierie di Polillo e Michel Martone.

Sussisteva un veto al ristabilimento delle fermata: i sudditi non devono sfiorare il corpo mistico del Capo, neppure quando il corpo va in sfacelo, neppure quando il Capo non è più a capo di niente. Sembra ridicolo Alfano (e lo è), quando offre in scambio il conflitto di interessi per ottenere il semi-presidenzialismo, come se non si rendesse conto che il soggetto di quel conflitto e di quelle aspirazioni semi-presidenziali non c’è più. Ma poi, la soppressa fermata di v. del Plebiscito ci ricordava quanto gravasse ancora la potenza simbolica di una stagione, come la legittimità della soluzione «tecnica» fosse inseparabile dall’eredità e dal «superamento» del precedente porno-populismo. Finché non si andrà a votare, quel Parlamento fantasma e quei partiti zombies incomberanno in ogni dettaglio.

Un esempio di pura ecceità senza soggettività erano per Deleuze e Guattari le fanciulle in fiore proustiane come «esseri in fuga». Forse per questo palazzo Grazioli, dove D’Addario, Minetti e & Co. guardinghe si infilavano in berline dai vetri oscurati, è assurto a ecceità. Però, noi romani rivolevamo la fermata. E magari pure che svanisse l’ecceità Alemanno come è svanita quella del Cav. Miracolosamente, dalla tarda mattina del 31, il Prefetto ha autorizzato il ripristino della magica paletta Atac. Signum prognosticum.

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