Alberto Capatti

La forma di ascetismo più banale, oggi, è la dieta. Mettersi a regime è pensare a se stessi, privilegiare il proprio corpo, misurare il mondo sulla base delle rilevazioni, e, giocando con i numeri ponderali, sperare in Dio. L’immagine perfetta del corpo è un’icona che si invoca come un santo o come la madonna, che si trova rappresentata in ogni angolo, e si traduce in esercizi alimentari e spirituali indissociabili. Alla ricerca delle pratiche devozionali d’oggi, il calo del peso, nelle persone che lo considerano un valore ideale, è senza dubbio fra le più condivise, anche se ognuno patisce, si rallegra, prega per se stesso. Se dovessimo qualificare da un punto di vista religioso, anzi storico-religioso, una dieta diremmo che è già stata perseguita da anacoreti e da asceti. Non dal fachiro perché quest’ultimo epiteto è troppo forte e introduce alla camera segreta degli esercizi che implicano la sofferenza.

Non esiste ancora la dieta dello stilita, ma si fa presto a immaginarla. Ci vuole una colonna alta con un ampio capitello e una lunga scala di legno, ritraibile dal basso, un panierino da calare con una cordicella, riempito di cibi liquidi e solidi per la sopravvivenza e per le pochissime deiezioni. Il vantaggio dello/a stilita è che può contemplare, sotto, il mondo e le sue varietà adipose, obese, sovrappeso, e tutti coloro che per fortuna loro, o l’hanno già fatta, o non hanno bisogno di farla. La colonna è il suo ideale corporeo e lassù, nutrendosi appena, lievita.

Come fare per procurarsi questa solida colonna? Se ne possono immaginare di diversa natura, erette nel proprio giardino, disseminate nei parchi pubblici, gratuite e in affitto oppure, non diversamente dalle strutture ginniche di una palestra, disposte in un recinto destinato alla cura del corpo. Siccome è difficile immaginare un giardino, una piazza con colonne in affitto, basterebbe ridurre le ambizioni e invitare le persone che hanno scelto di dimagrire a considerarsi immaginariamente su di un capitello, quando sono su un tappetino. Per quale motivo? Per stare meglio e per stare lassù, prossimi alla beatitudine. Qualsiasi Dukan non agisce diversamente, illustrando, nel suo libro, la via verso la liberazione, garantendo sulla carta il successo e dando motivo, dopo aver appreso a memoria le regole, di sperare in bene.

Durante il trattamento possono manifestarsi delle turbe, dovute all’immobilità, alla solitudine, all’inedia e in tal caso il fusto e il capitello, sensibili al movimento, al tremore, lanciano l’allarme. Si può, infatti, studiare il progetto investendo in tecnologia… Se il peso corporeo si alleggerisce, la colonna che è anche bilancia, sale in altezza, ovvero se non c’è alcun effetto, e la persona si agita e scalpita, si abbassa inesorabilmente fino al suolo. Dopodiché l’ex-stilita, passa ad un’altra dieta, immaginando un calo vertiginoso del peso con l’esclusione di uno o più alimenti. Non sono esperienze alternative, perché la strada verso il peso angelico è una sola, e gli uomini possono scegliere di restare incollati al suolo, o sospesi nell’aria, e quello che conta è il rapporto del corpo con il cielo

Credere per dimagrire. Sembra una formula dei primi cristiani, ma essa concerne anche i grandi peccatori del presente, ghiottoni e ignavi che riempiendosi la bocca, senza pensarci, si ritrovano nell’assoluto bisogno di rialzarsi. Ma si può salire, obesi, in cima alla colonna? Quello che conta, in una dieta, è il pensiero che la guida, la certezza che la legittima, e scalare la montagna, raggiungere le vette sono tra le formule più viete della predicazione pastorale. Oltrepassate le quali, ci si ritrova in una palestra, o sul sentiero di un parco in tuta, a iniziare un secondo percorso spirituale. Altrettanto impegnativo per il fiato e per l’anima.

Oggi a INDY. Fiera dei gusti non omologati due appuntamenti a cura di alfabeta2: «Cultura materiale e critica del gusto», tavola rotonda con interventi di Alberto Capatti, Giampaolo Gravina, Francesco Annibali e  Pino Tripodi (ore 17, Sala Capanno) e la presentazione di «alfalibro», speciale sull’editoria di «alfabeta2» con interventi di Andrea Cortellessa, Maria Teresa Carbone e Vincenzo Ostuni (ore 18, Sala Palestra). INDY vi aspetta al Brancaleone di Roma fino a domenica 3 giugno (in via Levanna 13).

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