G.B. Zorzoli

La slavina del primo turno nei ballottaggi è diventata una valanga di astensioni dal voto da parte dei moderati. Uno sciopero contro le forze politiche (Pdl, Lega) cui per vent’anni mai avevano negato l’appoggio (l’unica vittoria netta del centrosinistra, nel 1996, è stata resa possibile dal rifiuto della Lega di allearsi con Forza Italia), Quando, vedi Parma, al ballottaggio era presente un’alternativa al centrosinistra diversa dai tradizionali partiti di centrodestra, lo sciopero dei moderati non c’è stato: in tanti a votare Pizzarotti. La controprova viene da Genova, dove l’avversario di Doria era un uomo del cosiddetto terzo polo, dove ad abbondare sono i transfughi dal centrodestra (a cominciare da Casini): lì la percentuale dei votanti al ballottaggio è stata fra le più basse.

L’ha riconosciuto esplicitamente anche Alfano, che non avrà molto carisma, ma non manca di intelligenza politica. La sua diagnosi del voto – gran parte del tradizionale elettorato del centrodestra ha disertato le urne perché l’offerta politica era inadeguata – è più realistica di quella fornita, mi auguro in modo affatto strumentale, da Bersani. D’altronde che la capacità di attrazione del PD sia bassa, lo conferma non tanto il successo di Orlando a Palermo (dove hanno pesato non poco particolarità locali) quanto quello di Doria a Genova e, nelle scorse amministrative, di Pisapia a Milano e di de Magistris a Napoli, solo per citare i casi più eclatanti.

L’affermazione del movimento Cinque stelle non basta a dissipare i dubbi sulle prospettive aperte dalla crisi complessiva che ha investito il nostro paese. Pochi giorni fa, in questa stessa sede, ne ho messo in evidenza i limiti attuali e le difficoltà che si frappongono a una sua trasformazione in soggetto politico nazionale, capace di un’efficace proposta alternativa. Quasi certamente avrà un certo successo alle prossime elezioni politiche, subito dopo sono elevati i rischi che rapidamente si sfasci, in caso contrario potrebbe dare vita all’equivalente della Lega, semplicemente sostituendo la sfida a «Roma ladrona» con quella a «l’Italia dei ladroni». Mi auguro che non sia così, però… I dubbi si trasformano in timori riflettendo su quanto sia improbabile che il tradizionale elettorato di centrodestra opti per il non voto anche in occasione delle politiche. Per protesta si possono consegnare i comuni al centrosinistra, non il governo centrale: sarebbe troppo rischioso.

Solo un collettivo autodafé, difficile persino da immaginare, potrebbe impedire la riproposizione di una forza politica di centrodestra dotata di una credibilità almeno pari a quella di cui gode oggi il centrosinistra. Quali forme assumerà – un novello Berlusconi?, un Pdl riverniciato? – è per il momento impossibile prevederlo. Non si può nemmeno escludere del tutto che lo diventi il movimento Cinque stelle o una sua costola. Mai come oggi il pessimismo della ragione è prerequisito per programmare il futuro.

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