Manuela Gandini

Dalle mani dei lettori alle pareti bianche della galleria milanese Cà di Fra’, Tex Willer è uscito dal fumetto per entrare nello spazio dell’arte. Nei mesi scorsi anche il Che (nelle foto di Alberto Korda) e i disegni di Andrea Pazienza hanno fatto irruzione negli spazi di Via Farini. Dai tempi della cartoonizzazione dell’arte, messa in opera da Lichtenstein e Warhol, l’ingresso nell’Olimpo ai fumetti è diventato fisiologico, sciolto, ma non così ovvio. Hight & low, l’alto e il basso si toccano e intimamente si miscelano scambiandosi i batteri e alimentandosi vicendevolmente. Così, le tavole del ranger più amato dalla popolazione maschile italiana – disegnate da Fabio Civitelli autore di terza generazione – sono esposte in sequenze spezzate e avvicinano il mito al visitatore, togliendo di mezzo la soggezione che allontana i più dal salotto buono dell’arte.

Tra l’aretino Fabio Civitelli e Tex Willer è inevitabile lo scambio di identità. «Abbiamo dei tratti comuni – spiega l’autore – Tex è monogamo, è preciso, mette passione in tutto ciò che fa, è l’incarnazione della giustizia a qualsiasi prezzo. Io non sopporto i disegni sciatti, studio a lungo i particolari, a volte uso anche metodi poco nobili, come l’ispirarmi al fotogramma di un film. Non vado in giro a scazzottare la gente ma mi immedesimo in Tex. Da ragazzo mi colpì il fatto che difendesse gli indiani». Civitelli impiega anche tre mesi a studiare la forma di un fucile perché «se sbaglia modello gli estimatori lo massacrano» . Studia l’anatomia dei movimenti per essere realista e le atmosfere per creare la magia dello spazio americano. «I texiani – spiega Gianfranco Composti – sono una banda, una tipologia umana. Sono più loro degli Harley-Davidson’s».

Fabio Civitelli, "La cavalcata del morto" cover Tex speciale n° 27, 2012 - particolare (Courtesy Sergio Bonelli Editore - Milano)

Civitelli usa china e pennelli e predilige il bianco e nero. La sua visione si nutre della storia del cinema e della fotografia. Le inclinature della luce creano luoghi onirici e punti fermi nel cliché del West. Isolate, le tavole sono attimi di vita, microstorie e stati d’animo. «La luce è la vera protagonista dell’arte di Civitelli – scrive Sergio Pignatone – luce calda del deserto rovente, luce crepuscolare che attraversa i cieli nuvolosi del tramonto; luce livida emanata dal fuoco nella notte, luce che accende le acque increspate del mare, luce ancora che disegna giochi d’ombra sui visi dei protagonisti».

Circa un anno fa, tornando da Pavia, dopo essere stato con Sergio Bonelli e Mauro Boselli a presentare «Il romanzo di Tex», Civitelli, giacca cravatta e valigetta, va a Cà di Fra’ a visitare la mostra di Sandy Skoglund. Gli ambienti fotografati dall’artista americana – saturi di animaletti tutti uguali come macchie di morbillo sull’immagine – piacciono al disegnatore che, chiacchierando con Manuela Composti, svela la propria identità e estrae le tavole dalla valigetta. Così s’affaccia l’idea di questa mostra che risveglia i sogni di giustizia adolescenziali di un occidente invecchiato storto.

Fabio Civitelli, da Il mio Tex "La valle della luna" (Courtesy Little Nemo Art Gallery - Torino/ Sergio Bonelli Editore - Milano)

Tex nasce nel 1948, come prodotto artigianale, dalle menti di Gian Luigi Bonelli e Galep, Aurelio Galeppini. I due pensavano che sarebbe durato al massimo due o tre anni. Invece, nel corso dei suoi sessantaquattro anni, il fumetto tocca picchi di vendita pari a seicentomila copie che si attestano stabilmente sulle attuali duecentoventimila. «L’invenzione di Tex serviva a sbarcare il lunario – dichiarò il figlio Sergio – e a quel tempo era una vergogna essere fumettari, a scuola dicevamo che i nostri genitori si occupavano di import-export». Creato come personaggio in appoggio a Occhio Cupo, Tex con la camicia gialla e il fazzoletto al collo e la sua incrollabile moralità, soppianta in breve il protagonista affermando il proprio ruolo imperituro. Il nome dell’uomo più famoso del West è ispirato dall’insegna di un negozio milanese, «Tex Moda», il cognome doveva essere Killer, ma un momento prima dell’uscita del numero uno (in vendita a 15 lire), viene trasformato, per ovvi motivi, in Willer.

Tante sono le storie dietro ai volti scavati dei personaggi disegnati da Galep, guardando i pescatori liguri, o dietro ai picchi del deserto americano ispirati dalla Sardegna e dal Trentino. Ma Tex chi è? È Bonelli Senior con la Citroen DS Pallas nera, stivaletti e cappello texano, che nella sua casa di Via Mac Mahon 28, ha scritto tutti gli episodi con una vecchia macchina da scrivere. Ma è anche l’insieme degli altri autori che, dopo gli anni ottanta, con le rispettive sfumature, hanno continuato la saga rinnovandone lo spirito. Tra loro Fernando Fusco, Guglielmo Letteri, Virgilio Muzzi, Erio Nicolò, Giovanni Ticci, Claudio Villa, Tito Faraci, Gianfranco Manfredi, Pasquale Ruju, Civitelli, per non parlare degli sceneggiatori Guido Nolitta alias Sergio Bonelli, Claudio Nizzi e Mauro Boselli.

Il 21 giugno 2012 alle 18.00 Fabio Civitelli e Mauro Boselli presenteranno a Cà di Fra’ il nuovo Texone n. 27, in uscita nelle edicole lo stesso giorno.

LA MOSTRA
Fabio Civitelli

Cà di Fra’
via Farini 2, Milano
Sino al 23 giugno 2012

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