Rossella Catanese

Dai filmati di un’Inghilterra postbellica al racconto dell’audizione su un autobus di un chitarrista diciassettenne, dal grande successo di pubblico alle suggestioni dell’esperienza in India, dalla carriera solista alla vicenda umana, il nuovo documentario di Martin Scorsese su George Harrison delinea un percorso diacronico che attraversa la vita e le creazioni del chitarrista dei Beatles, scomparso per un cancro nel novembre 2001. Il film è stato prodotto dal canale HBO ed è composto da 208 minuti di materiali eterogenei. Un eccezionale lavoro di selezione ed editing del found footage ha permesso la composizione di un mosaico variegato di ricordi e suggestioni nella linearità cronologica del viaggio artistico ed umano dell’artista George Harrison, tra fotografie, super8, video amatoriali, riprese giornalistiche e recenti interviste preparate da Scorsese ai tanti personaggi legati alla vita del musicista.

Il ritratto poliedrico che tali materiali riescono a configurare mostra un artista maturo, cantautore, compositore, polistrumentista, produttore discografico e cinematografico, ma soprattutto una personalità complessa, divisa tra innovazione radicale e consapevolezza pop, tra provenienza proletaria e trasgressione metropolitana, tra i vizi della Swinging London e la spiritualità conosciuta attraverso la cultura indiana, tra l’enorme affetto coltivato negli amici e la solitudine della meditazione… Le interviste a personaggi del calibro di Eric Clapton, Terry Gilliam, Eric Idle, George Martin, Paul McCartney, Yoko Ono, Tom Petty, Phil Spector, Ringo Starr, Astrid Kircherr e Jackie Stewart ricostruiscono le vicende e gli aneddoti attraverso una ricca polifonia narrativa, in una molteplicità di punti di vista, pareri, opinioni e ricordi. I racconti vanno dalle immagini dei Beatles come giovanissimi rockers nel loro primo tour ad Amburgo al fanatismo collettivo verso la band più famosa della storia, dalle esperienze lisergiche alla collaborazione con il maestro indiano di sitar Ravi Shankar, dall’affetto fraterno alle tensioni con gli altri Fab Four fino alla scissione del gruppo, dall’eclettismo musicale all’ultima fase della malattia, narrata dalla moglie Olivia Arias e da Ringo Starr.

Una radicale differenza rispetto alle consuetudini celebrative dei documentari televisivi anima la ricerca di Scorsese, che elabora una notevole sofisticazione concettuale nell’evocare la personalità di un artista, in un processo che si scontra con l’enigmaticità dell’individuo e con la sua ambiguità profonda, alternando dimensione corale e sentita intimità. Si problematizza così il riscontro mediatico del personaggio pubblico: il regista non vuole dare voce all’aneddotica, ma alla poesia che accompagna la sfera privata dell’artista e il suo tormento. Il titolo del documentario, Living in the Material World, ripreso dal quinto album solista di George Harrison, contiene la discrasia profonda della sua ricerca spirituale. Vivere nel mondo materiale, nella profonda coscienza di una cultura europea, umorista e pop, eppure aspirare ad una sorta di formula alchemica dell’anima finalizzata ad una crescita personale, attraverso le pratiche meditative apprese attraverso i riti induisti.

Le produzioni di Scorsese sul mondo della musica hanno già mostrato un eclettico e appassionato estimatore della seconda arte. Gli altri capitoli di queste ricerche hanno configurato suggestive esplorazioni di formule e fenomeni artistici, ma stavolta oggetto della ricerca è anche la difficile descrizione di una particolare identità soggettiva. L’attitudine del regista ha delineato, nel ritratto di un Harrison dalla personalità complessa e ambigua, le ossessioni e le tematiche ricorrenti anche nel proprio immaginario creativo e nelle sue narrazioni, da Mean Streets a L’ultima tentazione di Cristo. George Harrison era un artista completo e visionario, ma anche un altro Cristo in tentazione, diviso tra profonde contraddizioni umane, tra desiderio di assaporare l’unicità dell’esistenza e aspirazione all’ascesi interiore.

Una Risposta a Living in the Material World

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *