Manuela Gandini

Nel settembre dell’anno scorso si è svolta al Musac, il Museo d’Arte Contemporanea di Castilla e Leòn, la performance P.I.G.S. di Claire Fontaine. Un’azione durissima allarmante pericolosa, tragicamente reale. Un uomo con un lanciafiamme si avvicina alle silhouette dei PIGS – Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna – realizzate con migliaia di fiammiferi impiantati su una parete e, cominciando dal Portogallo, infiamma via via tutti gli Stati in crisi dell’Unione Europea. La tensione aumenta e, in breve, i Paesi diventano drappi neri distrutti da un conflitto cieco e insolubile.

La visione messa in atto dai Claire Fontaine, (collettivo artistico francese nato nel 2004), è la minaccia sottesa alla silente precarietà sociale contemporanea, e si ripresenta in varie situazioni espositive nelle quali i musei non autorizzano l’incendio ma solo l’installazione della superficie della nazione in oggetto. In Italia sono in corso tre loro mostre: M-A-C-C-H-I-N-A-Z-I-O-N-I al Museion a Bolzano; La chiave all’Ex Pastificio Cerere e Ma l’amor mio non muore allo spazio T293 a Roma. Contro l’astratta teorizzazione di manovre, spostamenti, dichiarazioni istituzionali, il collettivo, alla maniera dei situazionisti, interviene per svelare condizioni, personali e sociali, dell’individuo-cittadino occidentale. I Claire Fontaine (nome preso da una famosa marca di quaderni) affermano di essere un «artista ready-made» niente di speciale, un ripetitore di elementi della storia contemporanea ricombinati secondo forme di détournement.

Claire Fontaine, Italy (Burnt/Unburnt), Museion 2012 (Foto: Othmar Seehauser)

A Museion espongono l’Italia di fiammiferi: migliaia di unità pronte a esplodere; un video di surreali istruzioni su come difendersi dalle aggressione notturne; un vecchio contatore del gas francese accelerato da un’aspirapolvere come tecnica per azzerare e contraffare il consumo. Parafrasando Carl Andre ripropongono Level (1966), un lavoro costituito da una linea di 137 mattoni, rivestito con le copertine del libro di Gilles Deleuze, Differenza e Ripetizione, edizione italiana e tedesca. In tal modo viene indicato un processo creativo, quello dei remix, basato sull’utilizzo di segni esistenti via via ricombinati in nuovi contesti.

Claire Fontaine, Comunistico, Fondazione Pastificio Cerere 2012 (Foto: Claire Fontaine)

Al Pastificio Cerere, per la rassegna Postcard from… Claire Fontaine presenta Comunistico, un manifesto realizzato riproducendo due pagine dell’ultima edizione del vocabolario Zingarelli in cui si trovano parole con la stessa radice di «comune», mentre Counterpoison (Antidoto) è il video di un viaggio all’interno di un edificio in rovina. In un quartiere popolare di Glasgow, un teatro abbandonato aspetta pazientemente l’arrivo delle ruspe, mentre immagini semi-buie sono filmate, tra devastazioni umane e il proliferare di topi e insetti. Allo spazio T293, la mostra Ma l’amor mio non muore prende il titolo da un libro del movimento di autori vari – pubblicato nel 1971 da Arcana e attualmente da DeriveApprodi – che elenca strategie di guerriglia urbana e di resistenza, modalità di consumo di marijuana e dà voce ai beatnik, ai situazionisti, agli studenti, agli autonomi, agli incazzati.

Claire Fontaine, Ma l'amor mio non muore, T293 2012 (Foto: Maurizio Esposito)

Nel 2006 Claire Fontaine scriveva: «Le ragioni di un amore che non muore affondano spesso nel passato più che nel presente. Forse perché l’amore non ha, per così dire, il senso della realtà, ma ha il senso del possibile, è parente stretto del non ancora e del non più. Che noi amiamo il comunismo – e che lo amiamo ancora – vuol dire che per noi il futuro esiste e non è soltanto la proprietà privata dei dominanti di oggi o di domani. Vuol dire che l’amore che alimenta il passaggio del tempo, che rende possibili i progetti ed i ricordi, non è possessivo, geloso, indiviso, ma collettivo; che non teme né l’odio né la rabbia, non si rifugia disarmato nelle case, ma percorre le strade ed apre le porte chiuse».

LE MOSTRE
M.A.C.C.H.I.N.A.Z.I.O.N.I
, Museion Bolzano, sino al 13 maggio.
La chiave,
Ex Pastificio Cerere Roma, sino al 16 maggio.
Ma l’amor mio non muore
, T293 Roma, sino al 12 maggio.

2 Risposte a Ma l’amor mio non muore, macchinazioni e altre storie

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