Andrea Cortellessa

In molti si sono ricordati che non amava l’otto, il superstiziosissimo Pagliarani – chissà perché. Fatto sta che giusto un mese fa, l’8 marzo, dopo qualche anno di semi-vita e qualche giorno di semi-morte, se n’è andato. Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 25 maggio. Sul numero 18 di alfabeta2 abbiamo riproposto La merce esclusa, una delle quattro varianti note dell’omonima poesia di Lezione di fisica, che uscì sul secondo numero di alfabeta nel giugno del ’79; e una prima serie di omaggi in versi – di amici e allievi, compagni di strada e ammiratori a distanza, anche qualche avversario leale – fra quelli affluiti tumultuosi in redazione nel giro d’un paio di giorni, appena in tempo prima che chiudessimo il fascicolo. Nella sezione Approfondimenti del nostro sito se ne aggiungono oggi altri, in versi e in prosa – settantatré in tutto –; e ulteriori, senz’altro, presto ne verranno.

L’amicizia e l’insegnamento sono stati due punti di forza di Elio. E si assomigliano: in entrambi i casi è in gioco la trasmissione di un esempio, la condivisione di qualcosa che si considera importante. Elio è stato un grande amico, per quelli della sua generazione, e l’amicizia ha saputo celebrare come pochi (nelle dediche dei suoi versi, nelle umorose pagine del Pro-memoria a Liarosa sulle mitiche trattorie di Milano e Roma, Poldo e Cesaretto). Ed è stato un grande pedagogo, per quelli più giovani di lui.

Il suo è stato un insegnamento intransigente e generosissimo. Ed è anche per questo che la quantità, di coloro che oggi hanno scelto di accompagnarlo con un pensiero, non è indifferente. La sua parola, infatti, è stata una parola per eccellenza plurale. Corale, epica. Se è vero che sono espressioni memorabili «Proviamo ancora col rosso», o «Ma dobbiamo continuare come se non avesse senso pensare che si appassisca il mare» (ma pure, non si dimentichi: «Non so se avete capito: / siamo in troppi a farmi schifo»), è anche perché evocano un «noi» che ha fatto scuola.

E a fare scuola – lo si accennava – Elio si dispose davvero, a un certo punto, col puntiglio che gli era proprio. Dal 1977 al 1988 i suoi Laboratori di Poesia – ricordati da molti, oggi – sono stati fra le non molte cose vive della città dove aveva scelto di vivere: di lì sono transitati tutti gli autori maggiori delle generazioni seguenti; ciascuno dei quali se n’è poi andato per una strada diversa, tutti mantenendo viva però quella lezione. Una lezione che s’è poi riverberata sui più giovani ancora, più o meno a distanza. E che per gli scrittori di oggi, in versi e in prosa, resta una delle poche spendibili. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, resta l’eco d’una voce che non era solo un prodigioso, terribile strumento musicale. Ma soprattutto la sferza di un carattere che «non concede smarrimenti».

Elio per tutti, tutti per Elio

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