Valerio Coladonato

Karl Marx non riposa in pace. Il pensatore che usciva sconfitto dal secolo scorso è trascinato a viva forza nel nuovo millennio. Il mondo editoriale anglosassone se n’è accorto: nel 2011 sono usciti, tra gli altri, How to Change the World: Tales of Marx and Marxism di Eric Hobsbawm e Why Marx Was Right, di Terry Eagleton. Si rifà invece alla saga di Matrix dei fratelli Wachowski il documentario diretto da Jason Barker e prodotto da Arte e ZDF, dal titolo Marx Reloaded. Il filosofo tedesco veste i panni di Neo, e il capitalismo è la matrice che avvolge le vite degli esseri umani.

Si racconta, in poco meno di un’ora, l’attualità delle idee di Karl Marx nello scenario della recente crisi finanziaria ed economica. Sebbene rimanga ingessato nei canoni del documentario divulgativo, il film intercetta un fenomeno importante. Le interviste a Michael Hardt, Toni Negri, Jacques Rancière, Slavoj Žižek passano in rassegna concetti riconducibili a Marx e fecondi ancora oggi, in forme rivedute e aggiornate. Nel sistema attuale, il cui motore è la circolazione di beni immateriali, il proletariato è difficilmente identificabile o isolabile, e le lotte si fanno ben più composite rispetto agli schemi di classe. La nuova forma di disoccupazione generalizzata ha rovesciato in modo ironico il senso di alcuni conflitti sociali nel mondo occidentale. Secondo Žižek, ciò che spesso oggi si reclama è di avere un lavoro per essere «sfruttati in modo normale».

Ma da dove proviene, allora, la «forza mistica» che il sistema tuttora esercita su chi ne fa parte? Torna in mente la riflessione sul feticismo delle merci, ritenuta una delle intuizioni più brillanti del pensiero marxista. Come si è già detto, i beni materiali nella loro forma tradizionale hanno perso la loro centralità: la questione del feticismo sembra allora investire non tanto le merci, ma il funzionamento dell’ideologia. Quest’ultima non è una «falsa coscienza» che preclude l’accesso a qualcosa di più vero: l’inganno ha radici profonde e non è eludibile, poiché struttura la «realtà» stessa. È qui che la metafora della matrice, utilizzata dal documentario, mostra i suoi limiti. L’ideologia, infatti, continua ad operare anche in presenza di un soggetto cinico. Uno stacco di montaggio coglie bene questo rapporto feticistico, secondo la formula je sais bien, mais quand même. Prima, Žižek afferma che la conoscenza è il bene anticapitalista per eccellenza, data la sua propensione alla condivisione; subito dopo, è inquadrato mentre autografa i suoi libri come una celebrità: si tratta di merce, dopotutto.

Emerge inoltre, nel film, il doppio sguardo di Marx: quello analitico del «detective» e quello lungimirante del «liberatore«», come lo definì Ernst Bloch. Tuttavia, osservando la parte finale di Marx Reloaded – un dibattito stantio sulle possibilità di un comunismo oggi – il fine esegeta appare più attuale dell’agitatore politico. Marx sembra infatti aver compreso qualcosa sul «funzionamento occulto del capitalismo» che neanche i suoi sostenitori hanno afferrato, come suggerisce il titolo di un’antologia di suoi scritti, Capitalismo, istruzioni per l’uso, edita nel 2007 – anno della crisi dei mutui subprime. La frenetica successione di fallimenti bancari, salvataggi, recessioni, riforme, vertici internazionali ricorda lo spettacolo di un’équipe medica che non sa cosa affligge il paziente e procede a tentoni. Il carattere intrinsecamente irrazionale del capitale e del modo in cui si riproduce era stato messo a fuoco da Marx ben prima della pervasività della finanza.

Appare sempre più chiaro che la crisi non segnerà l’inizio della fine, ma piuttosto un’occasione per concentrare nuovamente il capitale. Il paradosso è che riusciamo ad immaginare più facilmente la fine del mondo che la fine del capitalismo, ci ricorda Nina Power in Marx Reloaded. Il lascito di Marx allora non sarebbe lo spettro del comunismo che si aggira per l’Europa, ma il fantasma del capitalismo. Ovvero, l’aver fornito una prima, rudimentale ma influente descrizione di quella fantasia che struttura gli scambi tra i soggetti e i loro desideri, di quel supporto fantasmatico dell’ideologia senza il quale il mondo così come lo conosciamo perderebbe consistenza. Neo ha un grande vantaggio su Marx: non ci si sveglia dal capitalismo.

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8 Risposte a Svegliarsi dal capitalismo?

  1. roby ha detto:

    ci daresti gli estremi dell’antologia di marx di cui parli? grazie – roby

  2. mauro la spisa ha detto:

    Il termine ‘feticismo’ applicato da Marx alle merci ed al denaro tradisce un investimento di tipo religioso sul profitto ossia tale che ciascuno vi proietta il proprio impulso alla sopravvivenza come comando divino. Così non la norma etico-politica ma lo stesso oggetto dell’atto di fede decide della inamovibilità del capitalismo. Non a caso nei Vangeli denaro e Dio sono oggetto di decisione,non di conciliazione.

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