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Alberto Capatti

Culti, credenze d’oggi
Non si fa altro che deplorare quanto viaggiano gli ortaggi da un capo all’altro del mondo, prima di arrivarci in tavola, e invocare «il cosidetto cibo etico, che viene prodotto da aziende agricole situate in luoghi vicini a chi consuma». Vediamo cosa si nasconde nel chilometro zero, nella formula

km 0
La quantità numerica nulla sta a designare un principio ambientale ed etico che predica la tutela del prodotto e del consumatore in cifra. Tale principio è indicato da una misura lineare e da un numero ma la formula contiene una contraddizione. Nessun prodotto, nessun cibo può rispondere ad un valore come lo zero – il compost stesso del vaso in cui cresce la piantina di menta sul mio balcone viene da vicino-lontano – eppure lo zero designa la misura materiale e spirituale, ideale e terrena al suo più alto grado. Se il cibo a chilometro zero è impossibile, il suo valore assoluto è invece predicabile e utile per scegliere, nutrirsi, educare, associarsi. Quindi anche i numeri interi successivi, l’uno, il due ecc. ubbidiscono alla stessa logica e potrebbero essere utilizzati senza peraltro aggiungere alcunché: una carota coltivata a due chilometri di distanza dalla mia cucina rientra nelle carote a chilometro zero. Da qui nasce, nei consumatori solitari o associati, un progetto nutritivo ed esistenziale fondato su parametri variabili, tanto più accetti in quanto numericamente deboli, riducibili ad un denominatore comune. Il concetto è semplice: la natura deve essere a portata di mano.

Il trasporto, con i suoi costi finanziari e ambientali, è avvertito oggi come la contraddizione primaria del cibo. Più del trasporto, il trasferimento del prodotto da un sistema agroalimentare al consumo individuale costituisce il fattore negativo insolubile; ad esso si oppone una diversa procedura con offerte ravvicinate, dalla vendita diretta da parte del contadino all’autoconsumo. Va da sé che l’ottima cicoria è quella che ci si offre a se stessi, dopo averla seminata, innaffiata e raccolta. Fra l’individuo e il sistema non c’è compromesso possibile ma solo un rapporto equivoco fondato sull’ipocrisia e sul denaro, sulla prevaricazione e sulla rinuncia. Superarlo, significa entrare in una vita disciplinata dalla coltura, soggetta al clima e alle stagioni, misurata negli appetiti e all’occorrenza parca.

Operazione preliminare è la spoliazione dalle vesti e dai segni che conferiscono un valore economico all’oggetto alimentare: il packaging, l’etichetta e le stesse superfici pulite, lustre di un ortaggio non sono necessarie, anzi rappresentano contraffazioni. Anche il freddo, del frigorifero o del freezer, appare superfluo se si conosce bene il proprio campo. Il linguaggio della natura, abbinato a quello della rusticità, si esprime con tutte le contraddizioni dell’ambiente, e quindi il frutto, il tubero appare terroso, vizzo, maturo, quindi migliore. Nulla è scontato. L’istante fatale in cui si spicca la radice dalla terra o la mela dall’albero è sempre contraddittorio, perché interrompe un ciclo vitale ed è esposto a tutti gli errori di chi valuta sulla base delle proprie o altrui esigenze nutritive, dell’appetito. Al chilometro zero dall’albero pendono il bene e il male e chi sa discernere l’uno dall’altro, fare opera di consumo virtuoso, potrà ritrovare l’illusione del paradiso.

Il culto del km 0 fa parte di una religione naturale che intende guidare la vita organizzata, e in particolare le reti di produzione e di distribuzione del cibo, con nuove leggi rivelate, proprie di un credo universale. Credere in esso significa rispettare la natura e praticare le colture sostenibili, dimostrarsi buoni, virtuosi, pazienti, amare il prossimo di ogni specie, vegetale, animale e umana. Questo culto ha già le sue icone: il fazzoletto di terreno recintato, il vaso sul balcone esposto al sole fungono da simboli di una rigenerazione organica, spirituale e materiale insieme. La testa d’aglio made in China, acquistata in un supermercato, simile a quella dell’orticello, è la contraddizione di un sistema solo apparentemente omologo, in realtà diviso, discriminato, inconciliabile. A guardar bene le due teste d’aglio, annusarle, gustarle e confrontarle, la loro differenza, oltre che sensoriale, è nell’anima.

Così nascono, oggi, le religioni, partendo da pseudoverità scientifiche, da ipotesi agronomiche estese a tutta la terra e ribadite, nella pratica quotidiana, come semplici precetti di utilità individuale-collettiva. Nessuno lo vuol ammettere, ma chi crede nel totem del chilometro zero, ha fede nella natura…

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Una Risposta a Chilometro Zero

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