Stella Succi

La scelta del presente è una piccola e densissima mostra. Un’installazione di Gianluca Marinelli che include un suo documentario sull’artista-operaio Antonio De Franchis e una serie di oggetti, potremmo definirle reliquie, di altri artisti pugliesi, disposte su tre mensole. Attraverso delle cuffie è possibile ascoltare le loro testimonianze, dalla pesante cadenza meridionale. L’estrema sintesi di un’esperienza completamente obliata: l’arte a Taranto nei primi anni dell’Italsider.

L’Italsider negli anni Sessanta e Settanta è una cattedrale nel deserto: e allo stesso modo sono isolate le sperimentazioni materiali e concettuali degli artisti. Nella condivisione di questa realtà, si instaura un dialogo tra industria e sistema dell’arte che in genere viene associato alla produttività nord italiana di quegli stessi anni, il cui apporto è profondo e aperto anche nei confronti di realtà d’avanguardia.

In seno ad esperienze esemplari come quella della Olivetti, è evidente come la relazione tra industria e cultura costituisca un luogo indispensabile di progresso sia dal punto di vista scientifico che comunicativo per entrambi gli attori di questo dialogo. L’industria da una parte apre al mondo esterno, dall’altro offre la possibilità di una formazione ampia e autonoma del personale all’interno dell’azienda stessa.

Sandro Greco, reliquie (1971)

L’Italsider tenta farraginosamente l’attuazione di una politica culturale di questo tipo: sostiene gli artisti attivi sul territorio, come Pietro Guida, al quale fornisce materiali e manodopera per le proprie sculture monumentali di tubi e lamiere. Mette a disposizione la propria tipografia per le ricerche di poesia visiva di Michele Perfetti. Sostiene i propri operai che si scoprono artisti, organizzando mostre presso il circolo del dopolavoro: Antonio De Franchis comincia in questo modo la personale ricerca che lo farà approdare all’arte programmata.

È però una madre cattiva, l’Italsider: nutre i suoi figli, li ammala, li uccide. Attorno ad essa nascono voci critiche. Nel 1971 l’artista Vittorio Del Piano durante una performance collettiva scrive sulla strada «Taranto fa l’amore a sen$o unico. Qui è l’olocausto». Contestualmente Sandro Greco e Corrado Lorenzo spargono boccette di aria, terra ed acqua pulita lungo la centralissima via D’ Aquino, in un precoce slancio ambientalista. Oggi l’Ilva non ha cessato di avvelenare la città dei due mari: un prezzo non ancora troppo alto per un territorio drammaticamente lasciato a se stesso.

La condizione di precarietà, di isolamento e di dimenticanza è il cuore del progetto Aboutart curato da Andrea Fiore, una serie di brevissime mostre di cui La scelta del presente costituisce il primo tassello. Un fil rouge, quello della precarietà, che caratterizza tutti i protagonisti di questa mostra. Gli artisti hanno abbandonato o lasciato decantare le proprie ricerche, vittime della totale assenza di un sistema artistico coerente nella propria città. Gli operai dell’Ilva vedono assottigliarsi le garanzie sindacali, e si può dire che siano in buona compagnia. Il giovane curatore della mostra, Andrea Fiore, e il giovane artista, Gianluca Marinelli, entrambi pugliesi, condividono il destino incerto di tanti operatori culturali, degli operai della conoscenza, in un intimo legame con la mostra.

LA MOSTRA
La scelta del presente
Galleria Monopoli via Giovanni Ventura 6, Milano
a cura di Andrea Fiore
artista: Gianluca Marinelli
12-18 marzo 2012

Una Risposta a Taranto fa l’amore a sen$o unico

  1. VITTORIO DEL PIANO di Taranto (Italia) ha detto:

    Taranto fa l’amore a sen$o unico.
    ____________________________

    Nel 1971 l’artista Vittorio Del Piano durante una propria performance (Nella manifestazione collettiva: “Taranto per una industrializzazione umana”) scrisse su un candito lenzuolo – che fu posto sulla strada in mezzo al traffico di Via D’Aquino – «Taranto fa l’amore a sen$o unico», mentre il cineoperatore Perreca della RAI-Regionale riprendeva la scena, che sarà trasmessa da “Cronache Italiane”. Subito dopo essere stato consunto dal traffico – il ilenzuolo bianco – , l’artista Del Piano sparse a grandi macchia dell’inchiostro di China di color rosso “colorando” le immagini e le parole delle frasi dando poi fuooco all’intero involucro sulla Piazza della Vittoria e riscrisse per varie volte a terra con spray rosso e blu: «Qui è l’olocausto». Questa è stata una delle prime “performance urbane” artistiche per la Città a livello nazionale che Del Piano (delpiano.artepura@libereo.it) organizzò e curò con l’avallo di Pierre Restany e l’intesa di Gillo Dorfles. (Copyrigh 1971 © by Archivio Atelier MediterraneArtePura. Grottaglie-Taranto-Nizza).

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