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Giuseppe Caliceti

Le ferite che sono state inferte alla scuola negli ultimi venticinque anni, con un accentuarsi evidente durante il ministero Gelmini, ma che non pare fermarsi neppure col governo Monti, sono evidenti per ogni docente. Il difficile è comunicarlo ai genitori di alunni e studenti. Soprattutto è difficile non farle confluire semplicemente in una lotta di categoria lavorativa, ma anche e soprattutto alla sua utenza. Detto in altri termini: tagli alla spesa, riduzione del personale docente e non docente, del tempo scuola, sono innanzitutto ferite inferte all’infanzia e all’adolescenza dei nostri ragazzi. Al loro presente e al loro futuro. La cosa più sorprendente di questi anni, per me, è il silenzio assordante dei genitori. Il disinteresse nei confronti della scuola e, dunque, anche dei loro figli.

Non è tutta colpa loro. Un profondo esame di coscienza lo dovrebbe fare anche il corpo docente italiano, che li ha tenuti sempre più a distanza. Nonostante sia pagata con le tasse di tutti quelli che le pagano, gli edifici scolastici sono oggi un luogo in cui i genitori sono indesiderati. Che prendano in fretta le schede di valutazioni dei figli e se ne vadano in fretta, come alla posta o al supermercato. E sono sempre più i docenti, narcotizzati da un’inquadratura da Scuola Azienda, che li percepiscono solo come «utenti». E ne parlano, facendo di tutte le erbe un fascio, solo di sindacalisti di figli smidollati. Dimenticando che ogni significativo processo educativo non può che essere profondamente condiviso – e perchè no, anche realizzato – solo con lo stretto coinvolgimento dei genitori degli studenti.

Ai problemi di comunicazione e legati alla rottura del patto educativo docenti-genitori, si aggiungono quelli di libera informazione. Per esempio, sul sito FLC-CGIL, – e non su quello di Forza Italia o del governo, – fino al mese di ottobre, si poteva leggere la proposta
di abolizione delle prove Invalsi dall’esame di terza media; con l’avvento del
nuovo governo Monti, tale richiesta è sparita. Sono cose che fanno pensare non poco: ripristinatelo, diamine! Come fa pensare la proposta dell’ex maestro di strada napoletano Lodolo D’Oria che, una volta salito al governo, propone dal suo blog di ridurre di un anno il percorso di formazione degli studenti italiani per adeguarlo a quello della maggioranza degli studenti europei; conseguenza immediata: altri 40.000 docenti in meno che si aggiungerebbero ai 150.00 di questi tre anni.

Dimenticandosi che i governi che si sono succeduti hanno compiuto nella scuola, cioè sulla pelle dei più giovani, il più grande licenziamento di massa della storia della nostra Repubblica: prima, seconda e anche terza. C’è chi dice che questi 40.000 sarebbero riutilizzati per ridare laboratorio e compresenze tolte dalla Gelmini, ma al momento la proposta parla solo di tagli. Dunque, se col governo Berlusconi, sulla scuola, ai genitori italiani si diceva solo il falso, col governo Monti la novità è questa: la maggioranza dei media e dei sindacati pare ancora più zittita e agonizzante, interdetta e disinteressata.

Conseguenza: i genitori italiani sono rassegnati al fatto che l’istruzione si debba pagare, che la scuola sia poco più di un parcheggio a pagamento. Peggio. Più si paga cara, più ha valore. Se non si paga caro, è inevitabile che non possa essere buona. Tanto che una scuola primaria come quella italiana, che era per qualità la prima in Europa e la quinta al mondo, prima dell’avvento della Gelmini, non era un motivo di vanto ma di imbarazzo – e per questa è stata smantellata, trasfigurata, violentata, immolata in nome del credo del libero mercato e delle tavole della legge dell’Europa.

I genitori di studenti e alunni della scuola pubblica ormai pagano tutto. Corsi pomeridiani, attività sportive, giornalini d’istituto, recite teatrali, gite, viaggi d’istruzione, corsi di lingua straniera. È come se lo stato dicesse loro: è già molto se noi vi paghiamo ancora i docenti, a tutto il resto pensateci voi. E tutto questo nonostante esista ancora, costituzionalmente, una scuola dell’obbligo gratuita. In realtà la scuola della Costituzione non esiste più. I genitori pagano carta igienica, materiale di cancelleria, toner e carta per le fotocopie, detersivi per mantenere puliti gli ambienti scolastici.

Siamo già alla scuola familiare. Sottogenere, in Italia, della scuola privata cattolica. Senza la voce di bilancio «contributo delle famiglie» la scuola pubblica è già inesistente. Che fa oggi, di fatto, il nostro Stato indebitato? Per non lasciare ai nostri figli dei debiti per il futuro – che comunque gli lascerà – gli lascia l’ignoranza togliendogli anche l’istruzione. Demanda l’onere della scuola alle famiglie. In modo completo. Siamo già nella privatizzazione totale dell’istruzione. O con le buone, o con le cattive. O con l’iscrizione dei figli a scuole private, o con l’aziendalizzazione, la privatizzazione, il pagamento da parte dei genitori degli studenti della scuola pubblica.

La scuola, sulla Costituzione italiana, è un diritto? Balle. Oggi non lo è più. E’ stata trasformata strategicamente in servizio: e come ogni servizio, si paga. Chi non ha soldi per pagarla ai propri figli, ne pagherà una che costa meno. Come si trattasse di un giocattolo, di qualcosa di superfluo. Non di un diritto che ha a che fare con l’uguaglianza e la dignità di ogni persona. Di fronte a ogni critica, la risposta è pronta: senza il governo Monti sarebbe peggio. Anche la scuola.

4 Risposte a La scuola è finita

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