Mario Gamba

Possibile che An Index of Metals si possa ascoltare solo su disco? Magari non è così, ma la domanda affiora alla mente durante l’esecuzione di questo mirabilissimo lavoro di Fausto Romitelli all’Auditorium di Roma. Il compositore goriziano-parigino-milanese lo portò a termine poco prima di morire, a 41 anni, nel giugno 2004. Anzi, la scrittura dell’Index lo accompagnò, con fatica passione e sofferenza, negli ultimi giorni. È la sua più convinta dichiarazione d’amore per l’ipotesi della contemporaneità in musica: indagine sulla complessità e adesione per niente demagogica, da compositore «colto» quale è sempre stato, alla molteplicità delle esperienze sonore, oltre ogni recinto accademico. Il rave vi appare come una vibrante materica visione, la techno come un’eco del vissuto metropolitano nel dispiegarsi dell’artificiale. Poi un estremo allucinato/incantato omaggio alla psichedelia, il mondo di là dal mondo, la realtà trasformata, l’esodo dalle costrizioni.

Il breve astratto «graffito» di suoni dell’incipit echeggia fuori scena nella Sala Studio già prima dell’inizio dello spettacolo. All’apertura effettiva della performance del Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Jean Deroyer, questo incipit (un’introduzione, in realtà) lo si ascolta, si desidera ascoltarlo, come uno dei più traumatici e affascinanti che siano mai stati concepiti in musica. L’accordo di un brano dei Pink Floyd viene alterato con un procedimento acustico-elettronico. Forse ciò che ne risulta deve qualcosa alla science fiction ma nessun film, nemmeno Blade Runner, annovera un frammento sonoro simile. Risuona e tace. Per lunghissimi secondi non si sente più nulla. Poi l’identico colpo di spatola sonora. Ancora una lunga attesa, interrogativa, dubitativa. Al riapparire il segno sonoro diventa più denso. Ora è un grumo di suoni, con l’impiego degli strumenti a fiato (due flauti, clarinetto, tromba, trombone) a renderlo magmatico e metallico. E mentre si addensa e rafforza in tal modo, si presenta ancora più volte ma sempre più ravvicinato. Fino a essere legato all’identico/diverso che lo segue. Quando è un nuovo violento blocco di suoni, sfocia in un suono continuo più sottile, siderale.

È il momento della Hellucination 1: Drowningirl. Il filo di suono in un «altro cielo» – lascia il campo alla voce di donna, alla nenia inquietante, carezzevole, perduta. Avvolta dai glissandi degli archi/clarinetto/flauti. Ed è appunto in questo momento che non troviamo più un clima sonoro, una «grana delle voci» preziosa. Tutti gli originali si possono modificare, l’interpretazione musicale è una storia di tradimenti, a volte eccelsi. Ma un campo artistico di trance che diventa un campo artistico naturalistico non è un’interpretazione originale: è semplicemente un’esecuzione sciatta. Con un esito estetico-politico d’ordine dove è stata avanzata un’idea di sovversione, certamente dello stato dell’essere e quindi delle relazioni sociali. Eppure la vocalista è proprio la stessa Donatienne Michel-Dansac che ha registrato il lavoro di Romitelli nel cd della Cypres (2005), vale a dire nella versione «di riferimento». E nell’ensemble che, oltre i fiati, comprende violino, viola, violoncello, contrabbasso/basso elettrico, chitarra elettrica, pianoforte, agiscono solisti di prim’ordine come Manuel Zurria (flauto), Paolo Ravaglia (clarinetto), Luca Sanzò (viola).

Questa fase iniziale dell’Index prospetta una sfera psichica libera e agitata. Nel desiderio, nell’estasi, nel morbido spasmo di sciogliersi dai fantasmi della storia. Se non si attua questo «piano di consistenza», per dirla alla Deleuze-Guattari, e si opta, in sostanza, per il melodramma, cioè per la narrazione retorica di fatti straordinari, e magari con un piglio scolastico e rigido da parte del direttore, infine senza un apporto significativo dell’équipe che cura l’elettronica (Centre National de Création Musicale), è logico non ritrovarsi, come si sperava, a compiere una delle esperienze d’ascolto più significative che oggi possano essere proposte in una sala da concerto. È vero che An Index of Metals nasce come opera-video (l’interessante e parallela parte visiva di Palo Pachini non è proiettata all’Auditorium romano) e che Romitelli non si è mai del tutto dissociato dal retaggio del teatro musicale tradizionale, ma vorranno pur dire qualcosa le parole di presentazione dello stesso autore: «An Index of Metals rappresenta una narrazione astratta violenta, spogliata di ogni artificio operistico, introducendoci verso un rito iniziatico e in una trance di luce e suono».

Donatienne, gentile stralunata femme fatale, dove sei? Perché non sei più tu? Intanto un lento estenuato crescendo di tutti gli strumenti, con quella sonorità dura e metallica eppure trasparente, quell’acustico-sintetico di cui è maestro inventore Romitelli, sonorità di un’anima torbida e tersa nello stesso tempo, conduce al primo deflagrare della chitarra elettrica: più rock o più rave/trance? Probabile che sia giusta la prima risposta. Ed è ancora un modo per riportare l’opera un po’ più nell’ordine dato delle cose musicali. Ancora di prammatica e non sorprendente misterico eccitante l’interludio glitch che viene dopo. L’esecuzione procede dignitosa, altamente professionale. Non anarchica (insurrezionalista), sventata (indisponibile) e sognante (costituente) come potrebbe essere. L’andamento dell’Index è a quadri sonori in successione, ma ogni quadro è in continuum rispetto agli altri, è dentro un flusso e lì si dilata, si espande, si contrae, non c’è un iter narrativo, ecco. Ecco perché il peccato di naturalismo qui è grave. Meraviglia, in ogni caso, in ogni esecuzione pur debole, dell’abbondanza di chiazze sonore di ottoni+ance incrociate con sfrigolii e arpeggi rapidissimi degli archi. E ancora gli impasti taglienti del pieno orchestrale con la voce che entra in recitativo espressionista. Ma che guaio la concertazione che sembra studiata in accademia! L’esaltazione dell’episodio hard-rock con chitarra-basso in duetto e della cadenza finale ideata con i modi dell’improvvisazione non ce la toglie nessuno, però.

IL CONCERTO
Fausto Romitelli
An Index of Metals
Roma, Parco della Musica
Donatienne Michel-Dansac, soprano
Parco della Musica Contemporanea Ensemble
Direttore, Jean Deroyer
28 gennaio 2012

Una Risposta a An Index of Metals

  1. Pierluca Lanzilotta ha detto:

    Non se ne puo’ piu’ di leggere che Romitelli termino’ la composizione di ‘Index’ nei suoi ultimi giorni di vita! Basterebbe prendersi la briga di confrontare la data della prima esecuzione di An Index of Metals (4 ottobre 2003) con quella della morte del suo autore (27 giugno 2004) per rendersi conto dell’enormita’ della castroneria. Il fatto che questa balla si ritrovi nelle righe scritte dal tastierista dell’Ensemble Ictus, Jean-Luc Plouvier, per il booklet del CD di ‘Index’ non vuol dire che sia vera. Bisognerebbe sempre verificare quello che si legge…

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