Fabiana Bellio

«Scusateci, abbiamo provveduto all’oscuramento del sito internet a causa di un attacco hacker», questo è ciò che potete leggere se provate ad accedere al sito internet di Palazzo Riso. Un attacco hacker, forse, c’è stato veramente da parte dei cittadini per il Museo Riso, gruppo nato a seguito dell’inattesa chiusura del museo. «Non ci sono soldi», qualcuno dice; protagonista e artefice dei fatti rimane, ancora una volta, la politica. Spazzolata via ogni certezza, ogni progetto che nel corso degli anni cominciava a farsi più maturo, prendiamo atto di una vicenda che vede ferita – e purtroppo non è la prima volta – la cultura, al sud.

Spiace, perché ha colpito Palermo e la Sicilia intera quando nessuno avrebbe potuto aspettarselo, dopo un’asta di beneficenza molto proficua che ha avuto luogo all’indomani dell’epifania e il cui ricavato è stato devoluto interamente al «Santa Chiara» – Centro Salesiano di riferimento delle problematiche del quartiere dell’Albergheria – e alla «Casa di Tutte le Genti» – Casa Famiglia e Associazione O.n.l.u.s. – centro di accoglienza per i bambini immigrati.

Eravamo rimasti fermi lì, alla mostra «IO SIAMO/santachiara», in cui Riso insieme al Centro salesiano respiravano insieme una Palermo diversa, nuova, attraverso l’arte, la cultura, l’integrazione e la valorizzazione di un territorio fertile che, a un certo punto, si fa sterile. Incapace alla vita, all’amore per gli altri, per i suoi abitanti e per i suoi ospiti, all’amore per il proprio territorio e le proprie radici. Tutto questo solo perché qualcuno, che peraltro non ha ancora chiarito bene i motivi di un simile gesto, così ha scelto.

Un incontro tra arte contemporanea e vita, quella di tutti i giorni, quella del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo, oggi punto di riferimento della regione Sicilia per i servizi di accoglienza agli immigrati e, negli anni del dopoguerra, fucina per la formazione degli artigiani. Nasce da questo passo a due il progetto «falegnameria», al suo primo evento con una mostra intitolata «IO SIAMO/santachiara», ideata e realizzata da Palazzo Riso con il contributo di CLAC (Centro Laboratorio Arti Contemporanee) e, naturalmente, di Don Giovanni D’Andrea, presidente del Centro Santa Chiara. Obiettivo è indurre il popolo dell’arte, e non solo, alla riflessione sull’integrazione sociale, economica e culturale degli stranieri che costituiscono circa il 6,5 per cento della popolazione in Italia. Sembrerebbe, a prima vista, una percentuale bassa, pare inoltre che il nostro paese, insieme alla Spagna, abbia il numero minore di immigrati in Europa. Ma forse il punto, la cosa davvero importante – alla quale guarda con particolare attenzione la mostra – non è «numerizzare» gli stranieri quanto, invece, ripensare a come sono stati accolti in questi anni e capire in che modo possiamo essere pronti ad accoglierne altri.

IO SIAMO/santachiara nasce, peraltro, alla fine di un anno in cui i riflettori, anche a causa degli spiacevoli eventi che si sono verificati negli ultimi mesi del 2011, sono stati puntati sugli immigrati. Così, a Palermo, è stato chiesto a sette artisti (/barbaragurrieri/group, Fare Ala, Luca Lo Coco, Nostra Signora, Linda Randazzo, Stefania Romano e Ugo in the Kitchen) di relazionarsi – l’io e il noi, qui quindi si identificano – con la realtà multietnica ospitata da Don Giovanni dando vita, ognuno con le proprie specificità di linguaggio, a dei lavori site specific, concepiti per la Falegnameria. Operare all’interno di una simile realtà, esterna al mondo dell’arte, è una sfida importante che permette di capire le dinamiche non soltanto di un luogo ma anche di avvicinarsi a quelle del nostro presente. In quest’ottica ha agito Fare Ala, gruppo transnazionale attivo tra Palermo, Murcia e Siviglia, ritrovatosi di fronte a una parete bianca, quella della facciata dell’oratorio del Centro; qui gli artisti hanno sperimentato le regole di un’opera aperta, nutrita e cresciuta per mezzo della relazione con gli ospiti della comunità e con lo spazio urbano che la circonda: un disegno, un grande murales che ci fa fermare, per un attimo, a pensare a una classe sociale, a una nazione, a un periodo storico, a una concezione politica, forse, anche, filosofica; un albero genealogico capovolto che, ampiamente e in maniera capillare, racconta la vita di un immigrato di seconda generazione, intrecciata a quelle dei luoghi dove i suoi avi hanno lavorato, dove si sono innamorati, dove a volte hanno agito guidati dall’odio.

Presso la falegnameria si lavora tutto l’anno, ai giovani della comunità vengono offerte lezioni gratuite di sostegno e recupero scolastico, momenti di ricreazione attraverso giochi, corsi di danza, cucina e musica. Quello che conta qui è l’atmosfera dell’incontro e l’attività di gruppo, dalla quale Ugo in the kitchen e Nostra Signora hanno attinto linfa per la loro creatività: hanno evocato il valore del vivere per mezzo dell’arte, lavorando rispettivamente insieme alla sartoria del centro salesiano e ai laboratori di disegno per bambini. Condividere il Santa Chiara per un breve periodo vuol dire, quindi, non solo costruire qualcosa con e per chi lo abita, ma anche e soprattutto imparare a conoscere e ascoltare chi ti sta accanto: dal racconto di tre storie di integrazione è nato il ritratto di Linda Randazzo: l’artista ha intervistato Don Giovanni, Mohamed e Elhadj, raccolto le loro testimonianze e affiancato a questi brevi testi tre oli che restituiscono il profilo di uomini diversi all’interno della stessa collettività.

Il frutto di queste esperienze, maturate nel nucleo di uno dei quartieri palermitani considerati a rischio, Albergheria, si chiama IO SIAMO/ Stantachiara, non una semplice mostra d’arte contemporanea, bensì un laboratorio umano, nato a poche settimane dalla celebrazione della giornata dei migranti, per far riaffiorare alla memoria di quanti l’avessero dimenticato la precedente dichiarazione di Lampedusa come porto «non sicuro», la necessità di rendere migliore l’accesso all’assistenza sanitaria e le condizioni di vita di tanti uomini impiegati come lavoratori stagionali nel Sud Italia, l’importanza, infine, di dare a coloro che vivono in Italia da anni, i figli di immigrati che sono nati nel nostro paese, che stanno studiando e crescendo qui, il diritto di essere dei cittadini. Per noi è un dovere, per loro dire «l’Italia sono anch’io» è un diritto.

LA MOSTRA
IO SIAMO/santachiara
La Falegnameria c/o Centro Salesiano Santa Chiara, piazza Santa Chiara 11, Palermo
a cura di Giusi Diana; ideazione del progetto: Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia in collaborazione con CLAC -Centro Laboratorio Arti Contemporanee
artisti partecipanti: /barbaragurrieri/group, Fare Ala, Luca Lo Coco, Nostra Signora, Linda Randazzo, Stefania Romano e Ugo in the Kitchen
18 dicembre 2011 – 19 febbraio 2012

Una Risposta a IO SIAMO/santachiara

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