Marco Stacca

Quattro continenti, venti paesi e decine di città, tra le quali Lisbona, Parigi, Cadice, Buenos Aires, Montevideo e Venezia: sono queste le tappe delle peregrinazioni di Candide in sole due ore di musica e poco più. La fatica di Leonard Bernstein, ispirata all’omonimo Candide ou l’optimisme di Voltaire (classe 1759), è operetta solo sulla carta. Nella realtà la ragione prima della sua originalità risiede nella omogenea fusione di più generi musicali: dall’opera (fin dall’ouverture si strizza l’occhio a Rossini e più avanti a Donizetti) all’operetta, dal numero di varietà e di avanspettacolo, fino al song da musical; generi intrecciati con tale sapienza nei 27 numeri musicali da apparire tutti perfettamente riconoscibili. Ben 30 sono invece i personaggi in locandina, cantano tutti, ma nessuno parla o recita, lo fa per tutti una voce recitante che alla narrazione degli eventi aggiunge pungenti tirate polemiche contro i poteri forti e gli autoritarismi. Infondo è questa l’essenza vera di Candide, per Bernstein come per Voltaire: l’ironia grottesca come strumento per combattere lo strapotere politico, economico e sociale in ogni sua forma, e le analogie fra il potere politico senza freni della Francia di Voltaire e quello dell’America di Bernstein, di cinquanta anni fa (come quella odierna) sono davvero impressionanti. Candide si riscopre quindi lavoro estremamente attuale in cui, in un contesto grottescamente disseminato di morte e distruzione, tutti i personaggi inseguono, invano, il migliore dei mondi possibili. Un’opera-viaggio (ma sarebbe meglio dire un ‘moto perpetuo’) dove i personaggi inseguono un’ oasi di felicità, che per capovolgimento diventa un inno al pessimismo, o meglio, una negazione continua dei falsi ottimismi.

Delle innumerevoli versioni, il Teatro dell’Opera sceglie l’ultima, Candide con i testi aggiunti da Stephen Sondheim, John LaTouche, Dorothy Parker, Lillian Hellman e dallo stesso Bernstein; unico neo, ancora una volta, la traduzione italiana che qualcosa sottrae a quella fluida continuità che lega la parola recitata a quella cantata. In lingua originale, rimangono invece (e meno male, il pericolo di italianizzare pure quelli era dietro l’angolo!) i testi dei songs.

L’allestimento, quello sì, è tutto italiano e proviene dal San Carlo di Napoli, dove l’opera è andata in scena nella stagione 2007. Lorenzo Mariani (regia) e Nicola Rubertelli (scene), ambientano le peregrinazioni del protagonista in uno studio televisivo. Solo qui, in un ambiente dominato dalla finzione, può trovare un senso quel frenetico errare del protagonista, e così come i programmi visibili sui nostri teleschermi annullano delle distanze spaziali, anche le avventure di Candide, seppure spazialmente distanti, si ritrovano credibilmente compresse in un palcoscenico. Coadiuvato dai variopinti costumi di Giusi Giustino, Mariani, una volta affidata la parte ‘recitante’ ad un redivivo Voltaire (interpretato da una manierosa Adriana Asti), esalta la frizzante e pungente comicità del testo, piegandola al linguaggio del varietà televisivo, con il ricorso, tutt’altro che sporadico, a spumeggianti balletti (coreografie di Sean Curran). Un universo senza ombra di dubbio ben architettato a cui però manca quella disarmante melanconia che avvolge alcune pagine del canto del protagonista.

Melanconia e ironica leggerezza sono invece le cifre stilistiche della direzione Wayne Marshall, di ritorno all’Opera dopo il trionfale concerto della scorsa stagione. Marshall si riconferma esperto conoscitore di questo repertorio ed esegue la partitura senza tagli, accentuando da un lato la vorticosa e trascinante componete ritmica (fin dalla spumeggiante ouverture), dall’altro le estatiche oasi liriche e contemplative, che Bernstein intaglia con preziose torniture orchestrali nei punti culminanti dell’opera. Memorabile la resa di alcuni preziosi dettagli, come il pianissimo dei violini che accompagna la frase di Candide «Counegonde, is it true?» e la musicalità con cui asseconda il vocalizzo del duetto del breve idillio parigino fra il protagonista e Cunegonde. L’orchestra del Teatro dell’Opera, come già dimostrato in altre occasioni, è in queste pagine straordinariamente a proprio agio.

Michael Spyres canta Candide con voce elegante e musicale di tenore lirico; dopo un inizio sottotono ha modo di distinguersi in diversi passi, con esiti ragguardevoli in «My word is dust now» e in «Is it this the meaning of my life», dove la suggestione esercitata dal timbro si sposa con un fraseggio sensibile. Jessica Pratt, nota al pubblico italiano per la superlativa prestazione veneziana nell’ultimo Concerto di Capodanno, è stata una Cunegonde superlativa. Seppure vocalmente in una forma meno accattivante del solito, attraversa le terribili insidie dell’aria «Glitter and be gay» con sbalorditiva semplicità. Si conferma ancora una volta belcantista di razza e si scopre interprete divertente e divertita. La Old Lady di Jane Henschel convince molto dal punto vista scenico (specie per via di una fisicità opposta alla Pratt), meno da quello vocale; ad ogni buon modo il suo ingresso a tempo di tango è esilarante, al pari del duetto con Cunegonde nel II atto, che spicca anche per gli esiti musicali.

Derek Welton come Pangloss ha valido modo di distinguersi sia in «Der Boy» che in «O my Darling Paquette», Bruno Taddia disegna, a dispetto della giovane età, un Maximilian dalla vocalità stanca e incline alle nasalità. Al pari di quella del folto comprimariato, la sua prestazione non è all’altezza di quella offerta dai protagonisti. Una menzione speciale merita il coro che sotto la guida di Roberto Gabbiani va raggiungendo ottimi risultati, e in Candide arrivano con «What day, What a day», «Oh happened to pass» e nel vibrante finale. Al termine, successo incondizionato con un appunto per i tecnici del Teatro: amplificare i cantanti (stratagemma di cui, ahinoi, all’Opera di Roma si abusa) e amplificarli male, oltre a squilibrare il rapporto fra voci e sonorità dell’orchestra, disturba in più punti l’ascolto.

LO SPETTACOLO
Leonard Bernstein
Candide
Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli
dal 18 Gennaio al 24 Gennaio

Tagged with →  

Una Risposta a Candide, un viaggiatore infelice

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *