planiziaria

Martina Cavallarin

Se l’arte contemporanea emergente si deve confrontare davvero con sé stessa ponendosi di fronte a realtà e necessità reali per affermare la propria esistenza primaria, ci sono fenomeni di coinvolgente creazione che possono abbracciare le sfere del possibile e dell’interessante transitando per menti fertili e opere originali. L’artista mutante dà adito a queste convergenze attraverso un compimento di «gesti bianchi» che si devono adattare con disinvoltura al modo di approcciarsi alle superfici, al campo sportivo in cui si svolge la battaglia che resta la stanza costipata del mondo e per questo motivo diviene fondamentale che possegga un sistema visivo concettuale da «libellula» – con occhi composti e sguardo a 360° -. Il fenomeno può seguire una strada solitaria, oppure vivere di coinvolgimenti e travasi. Ed è quello che accade nella giovane galleria di Bari ARTcore dove l’artista perugino Gianni Moretti ideatore di Chain Reaction (cap I), parte dall’Appeso e invita un altro autore che sente vicino per temperatura e qualità alla propria ricerca, a produrre un lavoro su quello stesso tema a lui caro. Il video-artista Devis Venturelli si muove rielaborando a sua volta il concetto che si trasforma nella Sospensione che con reazione a catena propone come argomento al talento di Dacia Manto che srotola per la terza volta la tesi lasciando interpretare a Lorenza Boisi lo Still Life.

La ricerca di Gianni Moretti parte dallo studio del corpo, dalla mutazione degli organismi, da un tentativo frustrato di riordinare il caos prevedendo sempre tale processo un ineluttabile fallimento. La prima stanza è un lavoro che si riferisce alla tomba di epoca medievale nella quale i 4 spigoli venivano scolpiti con le effigi dei volti che avrebbero accompagnato il corpo nell’aldilà garantendo al defunto protezione. Il concetto si basa sulla costruzione di uno spazio di elezione, un luogo accogliente e difeso. L’installazione è composta da 3 elementi verticali, zampe di un tavolo monco, che sorreggono pellicole dorate con differente densità. Tale piano è squartato in 4 sezioni, ma ne compaiono solo 3 perché la parte mancante permettere idealmente un passaggio all’interno dello spazio che Moretti vuole delineare. I 4 elementi così suddivisi si allontanano l’uno dall’altro come se allungassero le linee di quel piano orizzontale ideale allargando il luogo d’elezione e comprendendo al suo interno tutto ciò che vi transiterà. Le 3 sezioni appaiono in uno stato di precarietà, una sorta di liquefazione a cui sembrano sottostare, ma non soccombere mai del tutto.
Dall’Appeso di Moretti a Devis Venturelli, architetto video-artista le cui azioni si svolgono prevalentemente in scenari urbani sottolineando una ricerca che si basa sempre sul dialogo e il contrasto. Le performance avvengono in cantieri in costruzione, zone di passaggio, mura e cavalcavia e si caratterizzano per la sovversione dell’uso consueto di materiali come isolanti termici, membrane, elementi di accessori di moda maschili o campionature di materie varie. Nel caso del video presentato, Superfici Fonetiche, le entità sono strutture mobili, in trasformazione e movimento, permettendo di indagare la dimensione aleatoria e informale dell’architettura stessa. Architetture fluide che s’interrogano sui contrasti costitutivi della città, fra rigidità e fluidità, immobilità e nomadismo. Venturelli si riferisce così alla Sospensione definita nel lavoro di Dacia Manto, Planiziaria video che si fonda sullo sdoppiamento, sullo stato di quiete in cui la narrazione è galleggiante nel dilatare spazio e tempo. Le immagini naturali sono scorci poetici e selvaggi del paesaggio ravennate che perde nell’arte di Manto la sua connotazione reale per entrare in una dimensione altra, eterea ed intimista. Il lavoro di Lorenza Boisi porta il medesimo titolo del tema propostole, Still Life. Si tratta di una ceramica smaltata bruno dorè appesa a soffitto o parete e realizzata presso il MCZ- Museo Carlo Zauli di Faenza- nel 2011. L’opera rappresenta torsoli di mela che attraverso l’impiego di smalti, si fanno forme astratte apparentemente modellate, ma in verità esito di un gesto semplice quale stringere fortemente nella mano un panetto di creta. Tale pratica gestuale è ciò che maggiormente interessa all’artista avvicinandosi in tal modo al palinsesto simbolico della mela e della mela consumata.

Chain Reaction è una mostra che indaga questo procedere incontrollabile, determinato per assonanze, vicinanze e temperature comuni. Un processo che nella sua imprevedibilità disegna una mappa tra gli artisti, un percorso sottile e che impone il proprio ascolto.

LA MOSTRA
Chain Reaction cap.1. L’appeso – la sospensione – still life
ARTcore gallery, Bari
progetto di Gianni Moretti (nota critica di Fabio Carnaghi)
artisti partecipanti: Gianni Moretti, Devis Venturelli, Dacia Manto, Lorenza Boisi
20 gennaio 2012 – 18 febbraio 2012

2 Risposte a Artisti mutanti

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