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Frantz Fanon

Durante la nostra pratica psichiatrica in Algeria, la nostra attenzione è stata richiamata dalla frequenza di disturbi riferiti o collegati alla sessualità. Le modalità fondamentali di questi disturbi si limitano ai diversi tipi d’impotenza nell’uomo e di vaginismo nella donna. L’importanza di questa tematica nei deliri c’ha spinti a esaminare in che misura essa trovasse la propria origine nella normalità. Dovevamo quindi scandagliare la normalità, i punti nodali delle credenze.

Una rapida inchiesta c’ha permesso di constatare che l’impotenza sessuale era un problema tanto più preoccupante in quanto la società musulmana si basa sull’autorità dell’uomo. Ogni mancanza di potenza virile è vissuta come una forte alterazione della personalità, come se l’uomo reso impotente fosse colpito nel suo attributo essenziale. E l’impotenza sembra essere proporzionalmente molto più frequente nell’ambiente musulmano che in quello europeo. Numerosi guaritori musulmani, interrogati, hanno asserito che due o tre casi d’impotenza erano emersi nel corso di una stessa sequenza di visite. D’altra parte il medico è, qui, di solito l’ultimo a essere consultato. Prima si è fatto ricorso al Marabù1, al Taleb2, perché come si vedrà questi disturbi non sono quasi mai attribuiti a un’origine organica, ma più spesso messi in relazione con delle pratiche magiche e devono essere trattati come tali3.

In questa prospettiva si capisce anche l’esistenza di fenomeni connessi che interessano la sessualità femminile e che saremo portati a studiare.

Si può tratteggiare un tentativo di comprensione psicopatologica dei disturbi della sessualità.

Si possono grossolanamente distinguere, in medicina, tre grandi gruppi d’impotenza: le impotenze per deficit ormonale, le impotenze d’origine nervose collegate a delle alterazioni organiche del midollo lombo-sacrale e le impotenze nervose centrali o psichiche.

Queste distinzioni si ritrovano parzialmente nelle convinzioni dei musulmani. Abbiamo potuto consultare un Taleb, S. A., abitante a Castiglione, vicino ad Algeri, molto considerato nella regione e, si potrebbe dire, specializzato nel trattamento dell’impotenza. Per la verità, le sue spiegazioni ci sono sembrate un po’ confuse, ma egli si rifaceva a un testo che abbiamo potuto ritrovare, in cui l’impotenza era studiata minuziosamente dal punto di vista clinico, eziologico e soprattutto terapeutico.

Si tratta del Libro della clemenza sulla medicina e la saggezza di El Soyouti, scrittore arabo del Medioevo, conosciuto soprattutto quale commentatore del Corano4.

Per El Soyouti l’impotenza può derivare da tre cause: malformazione degli organi sessuali, soffio dei demoni e magia.

–      Il primo gruppo comprende tutte le impotenze dovute a un’evidente malformazione degli organi genitali: insufficiente sviluppo, atrofia testicolare ecc. Questo disturbo è generalmente accompagnato da debolezza o assenza del desiderio sessuale. Qui l’impotenza è attribuita a una infermità ed è, per principio, al di sopra dei mezzi terapeutici di un Taleb. Sembra che in questo caso il paziente sia attualmente più volentieri o anche sistematicamente indirizzato a un medico. Dice Sayouti che, tutt’al più, si può provare a far ingerire al malato un membro d’asino selvatico, tolto all’animale prima che muoia, mischiato a certe spezie che lui indica sapientemente;

–      L’impotenza causata dai Gin5 ha un carattere diverso: «L’uomo reso impotente dal soffio dei demoni si riconosce per il fatto che eiacula prima d’aver avuto dei rapporti con una donna», dice Soyouti. Si tratta, come si vede, del fenomeno dell’eiaculazione precoce.

Questa forma di impotenza è interpretata come una punizione dei Gin, che l’uomo ha irritato in un passato più o meno lontano e si sa che questi demoni sono particolarmente suscettibili, donde la necessità continua di riti propiziatori per prevenire il loro sdegno: «Si raccomanda di portare la mano alla bocca e di pronunciare il bismillah6 prima di sputare, per timore degli spiriti del suolo, perché se se ne trova uno in quel luogo, sappia che deve spostarsi… La minzione ha i suoi riti d’avvertimento, di orientamento, di comportamento ecc. ai quali i campagnoli restano fedeli. Si vigila perché i bambini non orinino, soprattutto di notte, in strada, nel cortile interno, in giardino, sulla spazzatura, in ogni luogo considerato abitato dagli spiriti. Coloro che mancano di rispetto ai geni, che, secondo l’espressione araba, “intaccano il loro prestigio”, sono quasi sempre puniti con disturbi patologici come affezioni cutanee, privazione di un senso, malattie nervose, pazzia»7.

Citeremo il caso di un nostro malato che attribuiva la sua impotenza al fatto che una volta aveva inavvertitamente camminato sul sangue di un montone da poco sgozzato in occasione della festa di Moulud8.

L’uomo reso impotente perché ha offeso i Gin deve ricorrere al Taleb che cercherà di placarli in differenti modi: invocazioni, fabbricazione d’amuleti, da portare sempre addosso, consistenti in un sacchetto di cuoio contenente varie formule magiche, o ingestione di determinati prodotti.

Il Marabù che abbiamo consultato afferma che i risultati sono nella maggior parte dei casi favorevoli.

–      I casi di impotenza attribuiti a una pratica magica, a una stregoneria, nettamente condannata dalla società sembrano i più frequenti e complessi. L’impotenza è qui contraddistinta dall’impossibilità dell’erezione o dal suo venire meno al momento dell’introduzione. Si dice allora che l’uomo è stregato o legato9 (Marbout). La stregoneria è di solito praticata dalla moglie che vuole rendere il marito impotente o, giudicandosi poco esperta, essa non abbia fatto ricorso a un’altra donna rinomata per la conoscenza di queste pratiche magiche. L’impotenza è allora quasi sempre selettiva. Una donna ingannata può così legare il marito, che diventa impotente per tutte le altre donne. Questa stregoneria è più o meno lecita ed è tollerata dalla morale collettiva. Fa parte di quella che si può definire magia bianca.

La legatura può essere totale: l’uomo allora è completamente impotente. È, per esempio, il caso di una donna gelosa o abbandonata che vuole vendicarsi del marito. Si tratta, in questo caso, di un’azione malevola, di magia nera compiuta sotto l’influenza del Chitan10, nettamente condannata dalla società perché, se da un lato c’è protezione di un’unità, affermazione d’un valore, dall’altro non c’è che distruzione, annichilimento dell’uomo.

I procedimenti impiegati sono vari. Ne riporteremo qualcuno tra i più tipici.

La donna che vuole legare il proprio marito misura, con l’aiuto di una cordicella di lana, la grandezza del suo membro in erezione. Fa un nodo a ogni estremità e nasconde la cordicella. L’uomo diventa impotente.

Oppure può anche piazzare uno specchio rotondo nuovo di zecca dove cammina il marito, che deve scavalcarlo senza saperlo. In altri casi è un coltello a essere deposto aperto dalla donna dove passa il marito, per poi richiuderlo. Certe pratiche sono ancora più pittoresche: così vicino ad Algeri a una donna che vuole legare il proprio marito si consiglia di raccogliere qualche goccia del suo sperma e di mischiarla con una terra biancastra trovata in un determinato luogo, per farne una piccola statuetta a forma d’uomo, poi nascosta in un luogo conosciuto solo dalla donna, di solito una tomba abbandonata in un cimitero.

Da ultimo, si possono scrivere certe formule magiche sul corno di un caprone che si getta in un cimitero: l’uomo diventa progressivamente impotente.

Questa enumerazione non è esaustiva, i metodi variano a seconda dei luoghi, dei costumi particolari, ma hanno determinate caratteristiche comuni. Anzitutto il valore essenziale della parola: nell’atto di stregare c’è sempre un’invocazione, un incantesimo che accompagna e rende valido il gesto. Perciò è necessario conoscere l’ascendenza dell’uomo che si lega, in particolare il nome di sua madre. Nel rito magico il gesto di legatura si accompagna a disposizioni, consegne, veri e propri ultimatum verbali. Si deve anche notare l’importanza nelle pratiche di legatura dei nodi e dei legami, che d’altronde si trova in tutti i fenomeni di ordine magico-religioso: «È significativo che si utilizzino nodi e cordicelle nei rituali di nozze, per proteggere i giovani sposi, benché siano proprio i nodi, come si sa, che rischiano di impedire di consumare il matrimonio. Ma questa ambivalenza è di quelle che si possono osservare in ogni utilizzazione magico-religiosa dei nodi e dei lacci… Insomma quello che è essenziale in tutti questi riti magici e magico-curativi è l’orientamento che si dà alla forza che sta in un qualunque legame, in ogni azione di legare»11.

L’uomo reso impotente in questo modo può guarire se la donna rinuncia a stregarlo distruggendo il nodo o la statuetta-sostitutiva. Ma la donna non è sempre così misericordiosa, da ciò ancora l’indispensabile intervento del Taleb.

Costui fa appello, come nel caso precedente, a certe formule magiche, a certi amuleti, a diversi preparati che fa ingerire al paziente. Ma formule e prodotti sono diversi nel caso di questa impotenza dovuta a una stregoneria e in quella dovuta all’azione dei Gin. Più esattamente, formule e prodotti sono adattati a ogni caso particolare ed esistono sistemi assai complicati, delle vere e proprie chiavi che permettono di determinare la natura dell’impotenza che si deve trattare. In questi sistemi si utilizzano i nomi dei pazienti, dove ogni lettera rappresenta convenzionalmente una determinata cifra, il nome della loro madre, il giorno del trattamento, la durata della malattia ecc.

Di qui una classificazione assai complessa che, sebbene dettagliatissima, resta confusa nell’opera di El Soyouti, il che permette senza dubbio a ogni Taleb di aggiungervi una nota personale. Ecco alcune formule che c’è sembrato interessante riprendere da El Soyouti: l’uomo reso impotente da pratiche magiche guarisce grazie all’assunzione di varie spezie indiane (zenzero, pepe, chiodi di garofano), se la sua impotenza dura solo da un anno. Se dura da più tempo si deve fare mangiare al malato un pene di volpe o di asino selvatico, condito con le spezie citate più su, per sette giorni.

L’impotenza può guarire anche scrivendo determinate formule e segni su di una scure che si fa riscaldare e poi raffreddare nell’acqua posta sotto il malato.

Si possono anche scrivere determinati versetti del Corano su un piattino dove siano menzionati sia il nome della moglie sia quello del marito, aggiungendo: «O mio Dio, vi chiedo di unire un tale e una tale».

Oppure si scrive sull’ombelico del malato la seguente formula coranica: «Coloro che si sono allontanati da Dio e dal Profeta saranno annientati come i loro predecessori».

Ed ecco ancora un’altra maniera di guarire l’impotenza: una sequela di formule cabalistiche viene scritta su un vaso riempito d’olio, con il quale l’uomo e la donna ungono i loro organi sessuali.

Altre volte si disegna su un uovo sodo una griglia cabalistica di nove quadrati dove sono inserite determinate cifre e lettere e ai margini di questa griglia si scrivono questi aggettivi qualificativi: violento, forte, duro, potente. Si fa mangiare l’uovo all’impotente. Il guscio, chiuso in un sacchetto di tela che è servito a cuocere l’uovo. lo si mette al collo della donna.

In definitiva si può notare che il Taleb combatte l’incantesimo magico con una sorta di contro-magia: da una parte cerca di rimpiazzare il sesso con un membro d’animale che funge da prodotto sostitutivo. Dall’altra si contrappone alle formule magiche del legamento con altre formule incantatorie nelle quali si trovano sovente le parole: chiave, aprire, paletto, bastone, Mosè ecc.

Il Marabù di Castiglione ci ricorda il caso d’un uomo di Tiaret legato da dieci anni, che grazie a queste pratiche è riuscito a liberarsi in sette giorni.

Abbiamo visto che l’impotenza nell’uomo è per lo più attribuita a un atto di stregoneria, a un legamento. Ma il legamento può ugualmente essere indirizzato a donne

– In effetti capita di frequente che le ragazze siano legate dai loro genitori. Si tratta in questo caso di proteggere la loro verginità. In effetti sappiamo che la verginità, in senso propriamente anatomico, deve essere preservata in modo assoluto nelle ragazze prima del matrimonio. Spacciare per vergine una figlia che non lo è sarebbe un insulto grave e un imbroglio12 da parte dei genitori nei confronti del marito e il giorno del matrimonio i genitori della sposa aspettano con impazienza il momento in cui il marito uscirà dalla camera nuziale per far vedere a tutta la famiglia il lenzuolo macchiato di sangue, prova perentoria della verginità della sua giovane sposa. Se questa verginità non può essere così provata, il marito è in diritto di rimandare ai genitori la figlia, che è allora destinata all’ignominia e al celibato, dal momento che il matrimonio è per la donna la sola consacrazione umana e sociale.

Agli inizi, prima del matrimonio, la ragazza non esce di casa, se non accompagnata dalla madre o da una parente anziana, ma a volte, soprattutto e la legatura non ha carattere occulto nelle campagne, questa regola non può osservarsi perché bisogna sorvegliare le capre e i montoni, spigolare nei campi di cereali o andare a cercare l’acqua alla sorgente. È per questo che i genitori hanno cura di legare la propria figlia per evitare qualunque «incidente». Si tratta della protezione da parte dell’intera famiglia e si fa all’insaputa del legatore che gioca un ruolo nel rito.

Anche qui le tecniche sono multiple e variano a seconda delle tradizioni familiari e locali. Una di quelle che ci sono sembrate particolarmente frequenti c’è stata riportata da un’infermiera musulmana del nostro servizio, che è stata legata dai suoi genitori prima del matrimonio. La ragazza viene fatta sedere su una valigia nuova che si può chiudere a chiave. La madre chiude allora la valigia pronunciando una formula consacrata: la ragazza è legata.

Al momento del matrimonio si ripeteranno questi gesti nell’ordine inverso: la madre apre la valigia su cui è seduta la ragazza e la legatura è tolta.

Si fa sovente uso, in questi riti, di legacci, nodi, catene il cui valore simbolico è chiaro, ma in ogni caso il risultato è lo stesso: la ragazza è protetta contro ogni attentato alla sua verginità, sia esso o no accettato. Il meccanismo di questa protezione non è sempre ben precisato: sembra sia esercitato di solito per rendere impotente l’eventuale defloratore.

Questa protezione è così assoluta da sfociare a volte in conseguenze impreviste.

Ci hanno raccontato il caso di una donna che era stata legata in gioventù e la cui madre era morta prima di poterla sciogliere. Questa donna, sebbene si fosse sposata diverse volte, era ogni volta respinta dal marito perché non riusciva ad avere dei rapporti con lei. Riportiamo pure questo aneddoto: lo zio di una ragazza, lamentandosi con la madre di vedere sua figlia frequentare un po’ troppo dei ragazzi, temendo per la sua buona reputazione, si vide ribattere che non aveva niente da temere perché era legata.

D’altra parte le ragazze non sono le sole a essere legate. I genitori d’una donna ripudiata possono legarla per essere sicuri che rispetterà il proprio celibato temporaneo. E si dice che a volte i genitori aspettino qualche giorno prima del nuovo matrimonio prima di liberare la figlia, per dimostrare al marito che si è mantenuta seria dopo il divorzio.

A volte è il marito che è portato a legare la propria moglie, soprattutto quando ha delle ragioni per dubitare della sua fedeltà. La legatura può manifestarsi in due modi: generalmente rendendo impotente qualsiasi uomo che voglia avere dei rapporti con la donna e che non sia il marito. Ritroviamo qui la nozione di legatura selettiva, osservata nella legatura-impotenza. Ma capita anche che la malia crei nello sposo la sparizione di ogni desiderio e persino della gioia di vivere, sfociando in una vera e propria morte affettiva, in realtà più che idonea a eliminare ogni rischio di infedeltà coniugale.,

Infine, la donna può essere legata da un’altra donna, da una straniera: si tratta spesso, per esempio, di una donna ingannata o abbandonata per un’altra, che lega quest’altra per impedirle di restare con suo marito.

Ma se nei casi precedenti la legatura della ragazza o della donna era pratica normale, lecita, ammessa dalla morale collettiva, qui assume il carattere di una vendetta, di malevolenza e come tale è condannata dalla società. È la stessa distinzione di magia nera e di magia bianca che abbiamo osservato nella legatura dell’uomo.

 

 

  1. Missionario musulmano o membro autorevole di una setta religiosa, al quale vengono attribuite facoltà sovrannaturali. [NdT]
  2.  «Colui che scrive». Una sorta di guaritore il cui attributo essenziale è quello di saper leggere e scrivere le vecchie formule coraniche, tanto più efficaci in quanto la popolazione è in maggioranza analfabeta.
  3. Si veda Desparmet, Le mal magique, Alger, Jules Carbonel 1932.
  4. Jalal Eddin El Soyouti, Libro della clemenza sulla medicina e la saggezza, pubblicato a Tanta – Il Cairo, da Mustafà Tadj el Koutoubi. I brani citati sono stati tradotti da noi.
  5. I Gin, o demoni, hanno un ruolo importante nella patologia mentale nordafricana. Questa influenza dei Gin in psichiatria è ben studiata nella tesi di S. Taieb, suggerita dal professor Porot. Del resto uno di noi si propone di esaminare nella sua tesi i rapporti tra la credenza nei geni e i differenti livelli di destrutturazione della coscienza.
  6. Inizio di tutte le preghiere: «Nel nome di Allah grande e misericordioso». [NdT]
  7. Desparmet, Le mal magique, cit., p. 194.
  8. Il sangue e il latte sparsi non debbono essere calpestati: essi sono destinati agli spiriti del suolo. Certi fantasiosi commentatori del Corano pensano che sia da interpretare secondo questa prospettiva la proibizione di consumare il sangue (Sura della Tavola, versetto 4).
  9. Traduco letteralmente il verbo francese attacher con «legare», da intendersi in senso magico. Ernesto de Martino, nel suo Sud e magia (Feltrinelli 1959) scrive: «Il tema fondamentale della bassa magia cerimoniale lucana è la fascinazione. Con questo termine si indica una condizione psichica di impedimento e di inibizione e al tempo stesso un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che lascia senza margine l’autonomia della persona, la sua capacità di decisione e di scelta. L’immagine del legamento, e del fascinato come “legato”. Si riflette nel termine sinonimo di attaccatura talora impiegato per designare la fascinazione».
  10. Del diavolo. [NdT]
  11. Mircea Eliade, Le dieu lieur, in Images et symboles. Essais sur le symbolisme magico-religieux, Gallimard, Paris 1952, p. 147 [trad. it. Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico e religioso, Jaca Book, Milano 1981].
  12. In realtà la dote di una vergine è di molto superiore a quella richiesta per una donna che non lo è più.

 

Una Risposta a Introduzione ai disturbi della sessualità nei nordafricani

  1. Paolo Bellati scrive:

    Uno sguardo interessante è quello della lunga ricerca compiuta da George Lapassade sulla dissociazione identitaria…
    qua ad esempio c’è un articolo che narra una storia e sull’influenza-risorsa della trance e della possessione rituale africana
    http://georgeslapassade.blogspot.com/2010/05/il-doppio-omosessuale-e-la-trance.html
    per approfondire consiglio di dare un’occhiata a parecchi testi sull’argomento editi da sensibili alle foglie dello stesso lapassade, ma anche di altri (Boumard, Fumarola, Curcio…)

    paolo bellati

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