Florin Flueras  intervistato da Franco Berardi Bifo

Avete annunciato la candidatura alle elezioni presidenziali della Romania con una lista che si chiama NO HOPE. Qual è il vostro scopo? Quali sono i vostri programmi? Pensate davvero di poter cambiare il corso delle cose in Romania?

Siamo un gruppo di persone che proviene per la maggior parte dalla performance e dalla danza professionale. A un certo punto non abbiamo potuto più evitare di porci una domanda fondamentale a proposito della nostra arte. Quale interesse può avere fare performance nel teatro, che interesse ha aggiungere un altro spettacolo alla società dello spettacolo generalizzato? A partire da questa domanda abbiamo iniziato quella che chiamiamo pratica postspettacolare, con l’intenzione di portare le nostre capacità di performer sulla scena principale, quella dei mass media e della politica. La candidatura è un modo per entrare nel dibattito ufficiale, essenzialmente un modo per entrare nella scena televisiva.  Non andiamo in televisione per annunciare un’alternativa o un altro programma: andiamo in televisione  per rivelare cosa c’è dietro la scena dello spettacolo del potere. Non entriamo nella vita politica perché abbiamo una soluzione, ma per sollevare le questioni che sono abitualmente evitate e per decostruire le soluzioni ufficiali, per creare le premesse perché possa manifestarsi l’intelligenza collettiva.Vediamo ogni giorno i risultati infelici delle grandi corporation economiche o dallo Stato, coloro che fanno piani sulla vita degli altri. La gente ha la capacità di organizzarsi autonomamente se le viene reso possibile, come hanno mostrato gli operai che hanno occupato le fabbriche in Argentina, e molte altre comunità che si sono espresse quando si è verificato un vuoto di potere.  Il nostro progetto è l’assenza di progetto. Come abbiamo detto nell’annuncio della nostra candidatura, vogliamo il potere per dissolvere il potere.

Siamo consapevoli del fatto che non possiamo vincere le elezioni e se ci capitasse di vincerle non avrebbe molta importanza. Non si fa politica a Bucarest in questo momento. Si fa quello che vuole il Fondo monetario internazionale come un super ego che regola l’interezza della vita politica ed economica del paese. Il gioco democratico non conta nulla dal momento che le politiche sono decise da strutture esterne alla democrazia come il Fondo monetario, il World Economic Forum e così via. Quello che si chiama politica in Romania è solo la conseguenza delle direttive delle strutture extrademocratiche e della mafia provinciale.

Il potere diviene sempre più verticale e globalizzato e le autorità divengono sempre più complesse. Integrano gli strumenti della disciplina del controllo e della gestione. Non vi è alcun passaggio dalla società disciplinare alla società di controllo, piuttosto c’è una accumulazione delle due, una forma di coercizione coesiste con l’altra e la amplifica, creando una forma di potere che raggiunge il nucleo profondo della soggettività, sfruttando le nostre anime o spingendoci a sfruttarle noi stessi.

Sembra che siamo definitivamente fottuti, perduti. Non c’è alcun progetto possibile, nessuna soluzione possibile, nessuna speranza. Non c’è nulla da fare eppure occorre fare qualcosa. Dobbiamo rinunciare alla speranza ma allo stesse tempo dobbiamo segretamente credere in qualche modo che un evento, un miracolo o almeno un’apocalisse sia possibile.

Puoi descrivere l’attuale situazione della generazione giovane nel tuo paese? Quali sono le condizioni di lavoro? Qual è il salario medio di un giovane operaio in Romania?

Il guadagno medio in Romania è intorno ai 360 euro al mese. Va meglio per la gente che lavora nel settore dell’informatica soprattutto giovani che guadagnano intorno agli 850 euro al mese.

È stata appena votata una legge sulla flessibilità e i romeni ne sono orgogliosi. Ma fondamentalmente si tratta di flessibilità a favore delle corporation, per gli imprenditori che dispongono sempre più e sempre più facilmente del nostro tempo, e sono autorizzati a licenziare i lavoratori più facilmente e costringerli a lavorare di più. In sostanza i diritti dei lavoratori sono stati decimati. La Romania è un punto intermedio tra il primo mondo in cui si  investe sulle capacità di una parte della popolazione di far fruttare la sua produttività, e un paese del terzo mondo con forme di sfruttamento brutale, la produzione fordista eccetera. Supersfruttamento da terzo mondo, ma anche lavoro immateriale da primo mondo.

Quanto ampio è lo spazio del lavoro cognitivo nell’economia rumena? Possiamo parlare di cognitariato precario? Qual è il salario di un insegnante?

Hanno ridotto da poco i salari per l’educazione. La percezione è che se lavori nelle strutture dell’educazione preuniversitaria sei una specie di perdente. Così la qualità dell’educazione sta andando sempre più in basso.

Il salario di un insegnante è tra i 180 e i 380 euro. Nelle università il salario può essere molto più alto, tipo 4000 euro al mese in alcuni casi. Di solito gli insegnanti corrotti hanno anche funzioni gestionali nelle gerarchie universitarie.

Non conosco statistiche sulla quantità di lavoratori cognitivi, ma posso dirti qualcosa in proposito: la Romania ha il primo posto per le attività illegali su internet. Un’altra cosa curiosa è il fatto che la Romania è il solo paese europeo in cui non è stata approvata la legge che obbliga i provider a mantenere l’informazione personale sugli utenti.

Possiamo parlare di una generalizzata precarietà: le persone che hanno un lavoro hanno paura che lo perderanno, e gli altri improvvisano di giorno in giorno per sopravvivere. Il dibattito ufficiale è fondato sulla ricerca di un modo per liberarsi degli impiegati pubblici, ci si chiede cosa è ancora possibile privatizzare e come tagliare quel che resta del sistema educativo, della salute, delle pensioni e così via. Come dovunque assistiamo all’eliminazione del welfare.

Qual è il panorama psichico della tua generazione? Che tipo di droghe legali o illegali prevalgono?

Le principali droghe come dovunque nel mondo capitalista sono il caffè e l’alcol. Il caffè per aumentare la produttività, l’alcool per uccidere ogni possibile momento di spaventosa lucidità. Per i marginali c’è anche l’eroina, e per i molto marginali l’aurolac (una vernice a basso costo che si inala da una busta di plastica). Conosco molta gente che prende Xanax – una pillola antipanico e antiansia –, e altri che prendono antidepressivi, ma non conosco statistiche al proposito. Però so che secondo le statistiche i rumeni  tendono a prendere medicine senza consultare il dottore perché costa troppo.

In generale il panorama mentale è sempre più modellato verso l’estrema destra. In costante crescita una mistura tossica di nazionalismo combinato con la religione ortodossa, il razzismo, l’omofobia. L’altra tendenza è quella rappresentata dalle industrie creative. Una parte della popolazione che tende verso il cinismo, non si interessa di politica, sostiene di essere contraria all’ideologia. Gente che lavora per la pubblicità o le altre industrie creative, il nucleo del neoliberismo. Tentano di imitare lo stile di vita di Berlino, ma dietro i tentativi di essere cool, alla moda, originale, questa gente condivide una percezione molto convenzionale, conformista.  Usano i social network per organizzare eventi mondani e consumano, oltre alla coppia caffè-alcol, anche extasis, cannabis, cocaina, anfetamina.

Qualche mese fa abbiamo sentito parlare di movimenti sociali a Bucarest, come si sono evoluti? E quali sono le condizioni delle scuole, quali sono gli effetti delle politiche neoliberali sul sistema educativo? Vedi qualche segno di coscienza e organizzazione studentesca?

Avete sentito parlare delle proteste di lavoratori e pensionati, quando il governo ha tagliato il 25% dei salari dei dipendenti pubblici e il 15% delle pensioni. Sfortunatamente qui la generazione più rivoluzionaria è composta dai pensionati, che hanno continuato a protestare per molti giorni. È una situazione atipica, dato che in ogni altro paese europeo gli studenti si stavano battendo contro la polizia, mentre qui una delle azioni più radicali è stato lo sciopero dei poliziotti.

I dirigenti delle unioni studentesche sono parte di un sistema corrotto, e quando finiscono la scuola spesso entrano nei partiti politici.

Non ci sono segnali di coscienza o di autorganizzazione. Sembra che la scuola funzioni perfettamente nel creare obbedienza e pensiero convenzionale. Le politiche neoliberiste finiranno per portare a compimento quello che è ormai un disastro. Non si tratta di scuola ma piuttosto di un sistema di interiorizzazione dell’autorità e una preparazione allo sfruttamento.

Durante la dittatura la gente ha investito tanto nel sogno capitalista che adesso il confronto con la realtà li sopraffà totalmente. La delusione è troppo grande, non è rimasta alcuna energia, si è scaricata tutta nell’89. Quel che è rimasto è apatia e depressione.

Come può l’azione artistica interferire con il processo sociale? Come può un artista o un poeta produrre effetti che possano produrre effetti nella sfera sociale?

Io vedo l’arte come una realtà alternativa che ci è necessaria per fare i conti con la realtà della disuguaglianza, dello sfruttamento del dominio e della precarietà… Se la religione promette questa compensazione nella vita futura, l’arte è un po’ più immanente e può darti una compensazione adesso seppure non qui, ma nelle realtà alternative, negli spazi di fuga, negli spazi di rilassamento, di fantasia creatività, catarsi, sedazione. L’arte può essere anche il luogo istituzionalizzato della critica e della sperimentazione che rende possibile il mantenimento dello status quo.In Romania durante il periodo comunista la resistenza attraverso la cultura era molto largamente praticata. Artisti, scrittori, non si compromettevano nell’elogio per il dittatore ma al tempo stesso non assumevano nessun rischio, facevano il loro lavoro artistico e fingevano di essere dissidenti.  Oggi sono giudicati molto male e sono definiti collaboratori. Ma oggi forse gli artisti non legittimano allo stesso modo il capitalismo? L’artista ha sempre avuto una posizione privilegiata alla corte del re capitale.

La sola persona che non è assimilata nella nostra società è il terrorista. Se l’artista vuole produrre cambiamento nella sfera sociale, prima di tutto deve uscire dalla bolla istituzionalizzata dell’arte. Deve interrompere il flusso dello spettacolo la catena istituzionale e deve sabotare i protocolli amministrativi dell’arte. Insomma deve diventare un terrorista culturale.

Un’altra possibilità per l’artista è diventare un santo, un profeta, un mistico. Quel che voglio dire è che deve lavorare in maniera radicale, sperimentare con la soggettività. Non solo giocare sul sicuro con la rappresentazione e la fantasia, ma sperimentare con il comportamento umano in maniera radicale. Se realmente vogliamo cambiare penso che dobbiamo andare un po’ al di là di quel che è comodo, dobbiamo alterare il nucleo della nostra identità. Dal momento che il capitalismo è in noi, in noi c’è lo sfruttamento l’estinzione della specie, il cambiamento climatico, e dunque alcune parti del nostro essere debbono morire. In questo senso forse dobbiamo abbracciare un po’ di (artistica) apocalisse.

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Florin Flueras è un performer e danzatore rumeno. In Francia collabora con il Performance Art Fundation. Con un gruppo di artisti rumeni ha creato un gruppo politico che si presenta  alle elezioni presidenziali del suo paese con la denominazione NO HOPE.

 

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2 Risposte a No hope in Romania

  1. fabio teti ha detto:

    Ho molto apprezzato la discussione proposta dai No Hope, che avevo già letto nel cartaceo della rivista. Volte le specifiche contestuali in fatto etico, prima che culturale, transnazionale, sembra a me che offrano in questa intervista una pragmatica del posizionamento sociale e politico dell’ “artista” di estremo interesse. Particolarmente persuaso dalla zona terminale: “Quel che voglio dire è che deve lavorare in maniera radicale, sperimentare con la soggettività. Non solo giocare sul sicuro con la rappresentazione e la fantasia, ma sperimentare con il comportamento umano in maniera radicale. Se realmente vogliamo cambiare, dobbiamo andare un po’ al di là di quel che è comodo, dobbiamo alterare il nocciolo della nostra identità. Dal momento che il capitalismo è in noi, in noi c’è lo sfruttamento, l’estinzione della specie, il cambiamento climatico e dunque alcune parti di noi stessi devono morire. In questo senso forse dobbiamo abbracciare un po’ di (artistica) apocalisse.”

    La vita è un largo esperimento, come sapeva Rosselli. “Altrimenti è tanto per fare, / altrimenti è solido teatro” (Biagio Cepollaro).

    un saluto,

    f.t.

  2. fabio teti ha detto:

    Flueras, più che NO HOPE. ho fatto un po’ di confusione perché sul cartaceo non compariva altra denominazione se non quella di gruppo.

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