Manuela Gandini

Con un comunicato scarno e secco è arrivata la notizia a fine settembre: la Fondazione Arnaldo Pomodoro chiude, le mostre in programma sono cancellate. All’ex turbinificio milanese Riva & Calzoni, di via Solari,  inauguravano mostre, si facevano concerti e letture, si aggiravano bambini in laboratori didattici e lo spazio pullulava di attori, funamboli e visionari durante il Premio Ubu. Ma ora fine del film. Come una premonizione, gli artisti napoletani Perino  & Vele, che hanno esposto lì la scorsa primavera, avevano dislocato delle saracinesche cieche a muro. Nessun passaggio: una chiusura nella chiusura, proprio come il panorama italiano. Il cocktail di  disinteresse, crisi, depauperamento culturale in corso d’opera scarnifica ancora di più una Milano già sofferente. “Sono tempi durissimi, – ha commentato il compositore Giorgio Gaslini – questa chiusura è un sintomo della fine di un’epoca”. L’epoca che sostituisce la cultura con i brand, i temporary store, la mobilità, gli eventi, le corse in via Tortona tra un loft e un altro in notti colorate piene di spumantini. Evoluzione? Errore? Malattia? Fine fisiologica di un ciclo? Certamente un profondo spaesante disinteresse per la poesia, l’arte e l’umanesimo.

Ermanno Olmi, nell’agosto del 2006, filmò Jannis Kounellis mentre progettava una delle sue più belle mostre, Atto Unico, alla Fondazione  Pomodoro. Il regista, diventato invisibile, lo seguiva silenzioso, riprendeva il fumo della sua sigaretta, coglieva l’apparire di una ruga e il movimento della mano sui fogli. La luce zenitale filtrava insieme al rumore del tram. Dietro tutta questa poesia c’era il direttore d’orchestra, Arnaldo Pomodoro, artista e fondatore dell’istituzione multidisciplinare. “L’impianto umanistico – ci spiega – che ha cercato per secoli di armonizzare le varie forme di espressione dell’azione umana e dei suoi scopi, oggi è in crisi. Sta ai giovani ritrovare la bussola in un passaggio storico difficilissimo ma anche affascinante”. La soppressione di fondi per la cultura in nome della crisi può essere considerata un progetto di annichilimento sociale? “Paghiamo le conseguenze di una corsa cieca all’arricchimento che non ha saputo leggere il bisogno insostituibile di progettualità, di memoria comune a tutti i tempi e a tutte le società. Per questo la mia Fondazione continuerà a esercitare le sue funzioni nella sede di vicolo Lavandai 2/A, Milano. E non mancano progetti per il futuro…”. E allora, anziché intonare la litania del lamento, si cercano soluzioni e nuove forme di sopravvivenza. Per far fronte alla crisi, due curatrici americane, Katarina Jerinic e Naomi Miller, hanno aperto a New York un ufficio di collocamento per artisti e scrittori, il TWO, The Work Office. E’ stato il WPA, il Work Program Administration di Roosevelt che impiegava gli artisti durante la crisi del ‘29, a ispirare le due donne che oggi danno agli artisti l’opportunità di realizzare un progetto in Times Square, senza mezzi e senza spazi.

 

Una Risposta a Chiude la Fondazione Pomodoro

  1. Ricardo ha detto:

    Now you can see the exhibition here:
    http://www.federicoluger.com/exhibitions-main.html
    Its about your article

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