Michele Emmer

“ Questa era Venezia, la città lusingatrice, di una bellezza sospetta, questa città mezzo leggenda e mezzo tranello, nell’atmosfera acre della quale l’arte prosperò prodigalmente nei tempi antichi, città che ispirò ai musicisti suoni che cullano ed addormentano voluttuosamente.”

Biennale  Musica 2011, a Venezia, tema Mutanti, ultima giornata, 1 ottobre. “Stiamo assistendo a una sorta di mutazione della cultura occidentale, della nostra tradizione. Viviamo in un mondo che fa sembrare anacronistici non solo il pensiero, l’approfondimento e la fatica che comportano, ma anche la carta, la pratica, l’artigianato…Oggi che tutto è a portata di un click, viviamo la tentazione di liberarci della memoria, come fosse un fardello pesante da portare.” Parole di Luca Francesconi, curatore della Biennale.“Chi non è preso da un sottile senso di sgomento, da un certo timore, quando deve salire per la prima volta o dopo lungo tempo, in una gondola veneziana? Lo strano veicolo tramandatoci immutato dai tempi delle ballate e così caratteristicamente nero, come sono solamente le casse da morto, fa pensare a celate avventure delittuose nella notte gorgogliante, o meglio ricorda la morte stessa, la bara, il tetro funerale e l’ultimo tacito viaggio.”

Non erano gondole, ma altre barche veneziane a remi, che attendevano gli spettatori che uscivano dal concerto pomeridiano al Teatro alle Tese dentro l’Arsenale. Il concerto appena finito era del Ictus Ensemble con musiche di Romitelli, Xenakis, Partch, Reiter, Kiyama e per sola voce di Kurt Schwitters, un’opera del 1932 Sonate in Urlauten,  un esempio di poesia sonora, tipica performance del Futurismo e del dadaismo. Con il cantante che improvvisando sui suoni primordiali ad un certo punto ha utilizzato quel suono oramai notissimo “Bunga Bunga”. Con applauso scrosciante dei presenti.

Dunque uscendo sul grande bacino d’acqua dell’arsenale il pubblico ha trovato delle barche con sopra dei suonatori. Iniziava la Regata Rituale, dall’Arsenale  all’isola di San Michele, l’antico cimitero di Venezia.

“Ho pensato di chiudere la mia ultima Biennale con una provocazione un po’ ironica e un po’ malinconica al contempo. Se è vero che il pensiero e le conoscenze che nascono da 5000 anni di arte e cultura sono rottami, allora ne celebriamo l’addio con un omaggio estremo: una vogata rituale all’isola di San Michele  in cui celebrare Stravinskij, De Machaut, Verdi, Monteverdi, Gesualdo da Venosa e Nono, ma con strumenti poveri, formazioni ridotte all’osso; eseguire il finale del Don Giovanni di Mozart non con un’orchestra ma con una banda.  Se la nostra cultura è morta perché non rende, noi con i trenta denari che ci danno allestiremo un frugale ma sorridente banchetto sull’abisso”. Parole sempre di Francesconi.

E variazioni su un tema da l’Uccello di fuoco, curati da Stefano Bellon Canti processionali. Igor Stravinskij: sgangherato – rosa – piano erano suonate sulle barche durante il tragitto.

“Si percepiva solo lo sciacquio del remo, il vuoto sciabordare delle onde contro la prua della barca, che nera, acuta alla punta come un’alabarda, si drizzava nell’acqua…”

Con tempismo perfetto il sole stava tramontando dietro le Alpi, una luce perfetta, rosa, senza una nuvola. All’approdo all’isola, omaggio dei 300 partecipanti alla tomba del compositore russo,  con musiche per clarinetto del 1918. Ed è scesa la notte. A seguire nel chiostro grande la banda di Maser ha suonato arie di Verdi.  Quindi nella chiesa di San Michele, l’orchestra del Teatro La Fenice ha suonato musiche di Nono e di Stravisnkij, quindi il Choro S. Rocco musiche di Gesualdo da Venosa, Monteverdi, Pärt e ancora Stravisnkij. Quindi tutti nel chiostro della chiesa per l’ultima scena del Don Giovanni, il commendatore a cena e la  morte del peccatore. Con elementi scenici, candelabri, drappi e il vero pozzo al centro del chiostro. Infine Giullaume De Machaut nella cappella.

Quindi il ritorno a Venezia, cercando di fermare i vaporetti che a quell’ora non  si arrestano al cimitero. Con il marinaio molto cortese che gridava “solo Fondamenta Nuove!” Insomma per tornare nel centro città a piedi! Commentava sempre Thomas Mann

“Un traffico spaventosamente attivo regnava tra la banchina delle Fondamenta Nuove e San Michele , l’isola del cimitero.”

(Le citazioni da T. Mann, Morte a Venezia, Fratelli Treves ed., Milano, 1930.)

 

 

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Una Risposta a Una vogata rituale in laguna

  1. Guida Venezia ha detto:

    “Io stesso mi sforzo di ascoltare i colori così come ascolto le pietre o i cieli di Venezia: come rapporti tra ondulazioni, vibrazioni… svincolati da ogni laccio simbolico. Mi sono anch’io divertito ad ascoltare e numerare le differenti sonorità della Lavanda dei piedi di Tintoretto. Si tratta appunto di uno spazio a episodi, a isole…”
    (Luigi Nono)

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