Ex Cinema Palazzo ˗ Sala Vittorio Arrigoni

 Il disegno era semplice e ben orchestrato. San Lorenzo, da sempre simbolo della Resistenza e dell’attivismo a Roma, negli ultimi anni è stato al centro delle cronache solo per storie di degrado, di movida e di spaccio. Diamogli il colpo finale e apriamoci un casinò. Naturalmente senza alcun tipo di autorizzazione.

Ma a volte anche i piani ben orchestrati falliscono… Sì, perché passando davanti alle saracinesche abbassate dell’ex Cinema Palazzo in molti si chiedevano quale sarebbe stata la prossima destinazione di questo edificio che era stato prima teatro-cinema, poi sala biliardo, infine Bingo.Cominciavano a circolare voci: un casinò. Fosse successo in un altro quartiere, probabilmente, sarebbe passato inosservato. Ma San Lorenzo è un quartiere contraddittorio. Da una parte le pagine di cronaca locale raccontano le strade come un set cinematografico in cui si gioca quotidianamente a guardie e ladri, tra microcriminalità e uno spettacolare presidio delle forze dell’ordine. Dall’altra il quartiere degli artisti, degli studenti, della memoria e dell’impegno sociale.

Quando le voci sono cominciate a circolare, il comitato San Lorenzo Cambia – Cambia San Lorenzo invece di lasciar correre ha deciso di inscenare un’occupazione simbolica di tre giorni dell’ex Cinema Palazzo. Ribattezzato poi, per la triste coincidenza con l’assassinio di Vik a Gaza, Cinema Palazzo ˗ Sala Vittorio Arrigoni.

Una «liberazione» cominciata il 15 aprile e che in poco tempo ha smesso di essere simbolica: la risposta del quartiere e di chi lo abita è stata tale da far capire subito che la lotta per la riappropriazione di questo spazio non si sarebbe conclusa nel giro di poche ore. Il piccolo gruppo che era entrato la mattina si trovava ad accogliere le signore del quartiere che già portavano tutto ciò che era necessario a resistere e a rimanere dentro. L’appello lanciato al mondo dello spettacolo raccoglieva adesioni, mentre il cinema si riempiva di musicisti, attori, registi, acrobati, artisti arrivati di persona a dare il loro sostegno, avvertendo che quella che era nata come una battaglia di quartiere per la sottrazione di uno spazio destinato al gioco si stava trasformando in una lotta per la riappropriazione della cultura.

Sabina Guzzanti, Franca Valeri, Mario Martone, Enrico Ghezzi i primi. Poi a seguire il concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio, la musica di Andrea Satta e di Sandro Joyeux, la presentazione del film Boris, di Romanzo Criminale, i laboratori pomeridiani per bambini, le prove di compagnie teatrali. E infine il torneo di tresette e briscola organizzato da un entusiasta Elio Germano, che ha cercato di raccontare un’idea diversa di gioco.

Poi Buio, un mese senza luce. Iniziato con le assemblee dei lavoratori dello spettacolo che a lume di candela si riunivano al Cinema Palazzo ponendo le basi per quell’incredibile laboratorio politico che è di fatto il Teatro Valle Occupato.

E un incontro pubblico per noi fondamentale, Game Over, in cui i giornalisti invitati dalle redazioni della «Repubblica», di «Paese Sera» e di Report hanno confermato quanto era emerso da alcune nostre inchieste amatoriali: dietro le strane società che sulla carta non facevano capo a nessuno, stavano i «soliti noti», nomi dei protagonisti dei grandi eventi che vanno dallo scandalo della Protezione Civile all’Aquila ai Mondiali di nuoto 2009. Il casinò della Camene Spa a piazza dei Sanniti doveva essere la punta di diamante di un progetto già in atto che vede spuntare ovunque le bische legali in cui Slot Machine, lotterie, Video Poker, Superenalotto, e ora le nuove Vlt (Video Lottery Terminal). Queste ultime sono le ultime frontiere di un business che nel 2010 ha fatto incassare allo Stato ben 61,5 miliardi, facendo del gioco la terza industria nazionale dopo Eni e Fiat. Si tratta di un’industria che alimenta il Pil in uno strano connubio, come rileva la Commissione antimafia nella relazione del 2010, tra criminalità, riciclaggio di denaro e il ricorso a incentivazioni della malattia da gioco.

Piccole indagini che hanno evidentemente infastidito qualcuno, tanto da essere seguite da una interrogazione parlamentare condotta dal deputato Aracri e da una divertente conferenza stampa indetta in gran segreto da Capezzone che è passata alle cronache soprattutto per il fermo di due pericolose Black Block ultrasettantenni e per il portavoce del Pdl che ha urlato in faccia a Sabina Guzzanti il termine «legalità» all’infinito.

Conferenza che di fatto è stato un boomerang per la Camene visto che i paladini della legalità non hanno di fatto alcuna autorizzazione e concessione. Tutto ciò ha ridato nuovo spirito alle iniziative dell’ex Cinema Palazzo. Così abbiamo assistito a un altro tipo di Estate romana. Quella dell’indipendenza e dell’autogestione nella quale la Sala Vittorio Arrigoni e il Teatro Valle Occupato hanno dato vita a un nuovo modo di produrre, usufruire e condividere saperi e cultura.

Crescono nuove sinergie fra soggettività diverse. Convivono insieme la necessità di uno spazio per il quartiere, la lotta alle mafie e le rivendicazioni del mondo della cultura sotto attacco da parte del governo e dell’amministrazione cittadina. La lotta di San Lorenzo è un nuovo tipo di resistenza. Capezzone ha iniziato la sua delirante conferenza stampa dicendo che c’è un angolo di Val di Susa nel cuore di Roma. Forse ha ragione. Ora la scommessa è come tenere quelle saracinesche aperte e mettere in connessione piazza dei Sanniti con le altre sacche di resistenza a Roma e in Italia, continuando a tracciare vie di fuga nuove, collettive e a volte impreviste che ci permettano di rispondere a questa crisi e all’incapacità delle istituzioni di affrontarla.

 

 

 

 

 

 

 

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