Federico Campagna

PREMESSA: DIO

Ci sono molti modi di intendere un oggetto o un fenomeno. Possiamo parlare della sua essenza, della sua forma, della sua origine… Possiamo anche comprenderlo a partire dal suo modo di essere produttivo. Vorrei provare a utilizzare quest’ultimo punto di vista. La domanda, quindi, non è più ‘che cosa è?’, ‘come appare?’, ‘da dove proviene?’, ma piuttosto ‘che cosa produce?’, ‘in che modo è definibile a seconda della sua produzione?’.

L’oggetto di cui iniziamo a parlare, bisogna ammetterlo, non è dei più semplici da maneggiare, nemmeno con tutte le dovute precauzioni. Non è semplice, ma è fondamentale. Ancora di più, è splendido e necessario. Del resto, le cose belle sono difficili.

Di cosa parliamo, quando parliamo di Dio? Per dirlo in una parola, secondo il punto di osservazione definito prima, parliamo della sua gloria. ‘La gloria di colui che tutto muove / per l’universo penetra e risplende’. La gloria di Dio, la sua potenza (puissance), si espande e si irradia come raggi di luce attraverso ogni sostanza che ne condivida l’universo. Proprio come la luce, la sua gloria è la misura della sua forza produttiva, della sua capacità di produrre risultati: far fiorire, far bruciare, far crescere, rendere deserto. Possiamo quindi parlare di Dio, ogni volta che incontriamo un oggetto capace di irradiare luce? In un certo senso, sì, ma non possiamo regalare il nome di Dio a qualunque piccolo lumicino nella notte.

A questo punto bisogna essere chiari: quando parliamo di Dio – quando io parlo di Dio – ne parlo con la lingua e gli occhi di un ateo. Un ateo benevolo. Con certezza quasi fideistica, colloco Dio in posizione successiva agli uomini, lungo il segmento cronologico della Storia. Prodotto dagli uomini (per ragioni che non staremo qui a esplorare), Dio non può esistere a prescindere da loro. Eppure, dicevo, il mio è uno sguardo benevolo. Di più, appassionato. Anche l’amore, come Dio, né preesiste agli uomini, né può esistere a prescindere da loro. Ma non per questo possiamo negare la sua forza dirompente, la sua straordinaria produttività. Eppure vi è una differenza tra l’amore e Dio. Una differenza che non si calcola tanto nell’intensità della loro fiamma, quanto nell’estensione della loro luce. Se l’amore è un lampione che splende ai crocicchi, Dio è un sole che accende l’intero universo. Dio è un fenomeno che riguarda le comunità nel loro complesso. Un fenomeno sociale.

In questo senso, possiamo ardire di definire Dio come la stella principale che con la sua gloria illumina un’intera società, producendo i suoi effetti a un livello fondamentale del vivere sociale. Come i raggi del sole strutturano il colore e le schiene delle piante, che si trasformano per compiacerlo, così Dio si pone nei confronti dei consessi umani come l’orizzonte di riferimento secondo cui si costituiscono le strutture, le dinamiche e le scale di valori di una società.

Un Dio del genere, ovviamente, è lontano dall’essere immortale. Come in una galassia in accelerazione, gli astri che si succedono nel ruolo di Dio cambiano continuamente, e si avvicendano l’uno all’altro a seconda delle porzioni di Storia e di mondo su cui risplendono. Per parlare del solo Occidente, molti Dei diversi hanno solcato il cielo negli ultimi duemila anni. Il Dio della legge imperiale, quello della teocrazia, quello della guerra, quello della razionalità, quello dello Stato… Ma alziamo gli occhi e osserviamo il viso del sole che in questi decenni ci risplende sulla testa. Il suo nome lo abbiamo imparato ormai tutti, e la sua potenza si è andata via via espandendo fino a comprendere la quasi totalità del globo che lo ha prodotto. E’ un sole un po’ vecchio, oramai, di circa duecento anni. Il suo nome, come spesso accade, preesiste addirittura al suo regno. Lo chiamavamo oikonomia, quando era ancora nella sua infanzia. Adesso, nel tempo glorioso del suo zenit, lo chiamiamo Economia.

STORIA DELLE CHIESE

Come ogni Dio, anche Economia ha la sua chiesa, o per meglio dire le sue chiese. E le chiese, si sa, quando diventano affermate, sono eserciti perennemente in armi.

La guerre più grande è finita appena vent’anni fa, quando i crociati di Santa Madre Chiesa Capitalista sterminarono gli eretici del Marxismo Sovietico. Il sangue scorse a fiumi, la vittoria fu strepitosa e il giubileo che seguì durò a lungo. Durante gli anni 90, la trinità del PIL, Crescita-Liquidità-Credito, dispiegò il suo sguardo benevolo sui popoli eletti dell’Occidente. Le libagioni bagnarono le fronti sudate, e il prozac bruciò sugli altari. Ma le divinità minori sono esseri capricciosi. Il grande tempio di Wall Street crollò, come sotto l’assalto di legioni demoniache. La guerra scoppiò nuovamente. Fu guerra civile.

Il fronte della Chiesa si spaccò, e mentre gli ortodossi si misero nelle mani della loro frangia più agguerrita, i Neoliberisti, l’ala Protestante si riunì in armi attorno a nuove icone. I Protestanti avevano vesti scarne, predicavano il sacrificio e la moderazione. Decrescita! gridavano nelle aule di università. Sostenibilità! urlavano nei convegni. Basta credito facile! si dicevano l’un l’altro. I Protestanti non erano molti, ma le loro parole di ghiaccio conquistavano in fretta i cuori più pavidi. Santa Madre Chiesa prese a chiudersi in incessante concilio. Non più Trento ma Genova, Cancun, Londra, Doha… A volte il concilio si stringeva attorno ai Grandi 8 guardiani della Chiesa, a volte ai 20, a volte si apriva in un’assemblea plenaria di guardiani, clerici dell’accademia, inquisitori finanziari, guardie internazionali. L’attività si faceva incessante, mentre gli editti ufficiali ordinavano terrore e ottimismo. Ma gli dei colpirono di nuovo.

Crescita, Liquidità e Credito aggrottarono le loro fronti olimpie e trasformarono le benedizioni sul popolo eletto in fulmini di crisi e di tempesta. La recessione colpì l’Occidente come un miliardo di locuste, divorando qualunque cosa trovasse sul proprio cammino. Allo stesso tempo, all’orizzonte, apparvero le vele delle caravelle dei nuovi conquistatori: Cinesi, Brasiliani, Russi, Indiani e Turchi issarono le loro bandiere in cima ai pennoni e lucidarono le spade preparandosi all’approdo. Come già i sacerdoti Aztechi prima di loro, i clerici di Santa Madre Chiesa guardarono l’apocalisse spiegare le sue ali nere e decisero che solo i sacrifici avrebbero potuto placare l’ira di Dio e della sua schiera di divinità vassalle. L’austerità si sparse in torrenti sugli altari, via via che il petto di migliaia di disoccupati, anziani, giovani, disabili e migranti veniva aperto dal coltello sacrificale. Ma non fu sufficiente. La sete di Dio non poteva essere placata. Nonostante il loro numero, le vittime dei sacrifici non avevano abbastanza sangue da offrire. E avevano preso a ribellarsi, costringendo i preti a stringere più forte le corde con cui li trascinavano all’altare.

Dalle loro roccaforti, i Protestanti esplosero in canti, con la gioia degli ultimi giorni. Ve lo avevamo detto! La fine è vicina! Pentitevi! I preti protestanti indossarono i loro migliori paramenti e invasero gli uffici dei giornali, gli studi televisivi, le stazioni radio. Presero le loro icone e le mostrarono in processione alle masse. Adorate la vera immagine di Dio! ordinarono, esponendo i loro piani per la ripresa. Le vostre teorie, i vostri paradigmi, i vostri modelli sono blasfemi! dissero in coro ai vescovi Neoliberisti. Clerici di entrambe le chiese indossarono i loro cappelli più alti e si riunirono attorno a grandi tavoli, confrontandosi per ore e giorni e mesi sul dogma della vera fede. Mentre le mura di Bisanzio cominciavano a sgretolarsi sotto gli attacchi di Giannizzeri invisibili, i clerici ortodossi e eterodossi presero a alzare sempre più la voce, complicarono i loro canti con infinite collane di formule, agitarono in un turbinio le loro vesti sacre, danzando in cerchio con vigore disperato. Tutto intorno, fuori dalle porte dei conciliaboli, il popolino tratteneva il fiato, alzava gli occhi al cielo e aspettava con tremante rassegnazione che il settimo sigillo si rompesse, e che le sette trombe prendessero a suonare le loro melodie di morte.

CHIAMATA 1

Ascoltate! Quella fine che vedete avvicinarsi non sarà per voi la fine. Il regno che sta crollando non è il vostro regno. Le bandiere che stanno bruciando non sono le vostre bandiere. Trattenete le lacrime, fermate i tremori! L’apocalisse che viene scenderà sui vostri capelli come la dolce carezza di Dio. Il giorno è venuto in cui Dio dividerà le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra. Guardateli bruciare, questi preti cornuti, i capri che da secoli affondano i loro zoccoli nella vostra carne. Peggio, che da millenni oscurano la luce di Dio con la loro figura deforme. La gloria di colui che tutto muove per l’universo penetra e risplende, in una parte più e meno altrove. Splende meno sotto l’ombra dei vostri sacerdoti, sacchi di vermi legati insieme da cravatte di seta e fasci di banconote. Guardateli, i preti, come si dimenano nel fuoco della loro stessa arroganza. Hanno voluto pensare per voi, hanno voluto cagarvi in testa e distorcere la parola Dio. Sostenevano che Dio non avrebbe mai parlato a voi nel profondo del vostro cuore, che mai avreste potuto accedere ai suoi misteri senza la loro mediazione, senza la loro intercessione. Mafiosi blasfemi! Forse che il loro Dio non parla? Mi rifiuterò sempre di pregare un Dio muto, e rivolgerò il mio cuore a uno che parla. Eravate un’ecclesia, mie povere genti, un’assemblea permanente di creature benevoli, intelligenti, naturalmente destinate a portare la voce di Dio nelle vostre mani come un pugno di grano fecondo. I preti sono discesi su di voi come corvi, hanno ferito le vostre dita col veleno dei loro becchi e vi hanno ridotto in ginocchio. Alzatevi! I potenti sono potenti soltanto perché voi siete in ginocchio! L’ecclesia in cui trovavate conforto era nata vergine, carica di ogni ricchezza. Il mondo era vostro, poiché avevate creato un Dio che lo creasse solo per voi. Ma da quando iniziaste a dimenticare di eleggere i vostri ministri, i vostri primi servi, i preti l’hanno trasformata in una puttana con la loro lascivia. Lo stormo mortifero delle autorità è stato inviato da Dio sui vostri campi per punirvi della vostra ignavia. Ma dal momento in cui alzerete la vostra schiena e stringerete una mano a pugno e tenderete l’altra l’uno all’altro, non sarete più tenuti a obbedire alla legge di rapina dei corvi, e potrete ancora una volta organizzarvi in assemblea. Il tempo del raccolto è vicino! Omnis potestas a Deo per populum! E’ per la libertà che siete stati affrancati! Che fare? Come fare? Io desidero per voi solo ciò che la vostra stessa diligenza dovrebbe pretendere: che chiudiate le orecchie alle lingue dei preti e le apriate alla parola viva di Dio, che sgorga dalla sua stessa bocca. E i preti vi diranno: chiudete i cuori, annegateli nei litri di inchiostro delle scritture, studiate i testi sacri fino a che non sarete diventati ciechi, prima di osare sfidare la nostra autorità. Corvi! Si aggirano su di voi come su cimiteri spalancati, con becchi avidi di occhi. Non prestate loro ascolto! Respingete verso di loro la diarrea di matematiche finanziarie che vi riversano addosso. Alzate i vostri archi e abbattete le arpie. I preti, gli scribi, alzano i loro libri nel cielo fino a coprire la luce del sole. E voi alzate le vostre torce e fateli bruciare. Abbassate le vostre accette sulle loro mani avide e spaccate i testi che brandiscono con colpi precisi. Non lasciate che le vostre lame si raffreddino, colpite fino a trasformarle in spade di fuoco! Dio non è lontano da voi. La sua parola è nel vostro cuore. Parlate con lui faccia a faccia, come un amico parla a un amico. Non perdete tempo a spiegare quel che state facendo ai preti. Colui che non ha mai trovato in sé stesso la parola di Dio, colui che non l’ha mai vissuta attraverso la propria carne, non sarà mai in grado di comprendere nulla di essenziale, nemmeno se avrà ingoiato un milione di libri. Accettate Dio nelle vostre mani come un arma, come un attrezzo da lavoro, come un giocattolo. Dopo averlo creato, il settimo giorno avete lasciato che si riposasse, e adesso giace sulle vostre gambe come un gatto addormentato. Svegliatelo! Lasciate che i suoi artigli traccino lungo le vostre vite i disegni che vorrete inventare. Tutto è permesso! Ma non tutto è utile. Cercate nelle ragnatele dei vostri sogni e delle vostre necessità quali strade vorrete tracciare, quali intersecare ai percorsi della vostra ecclesia, quali lasciare che si ricoprano d’erba e di rovi. Ma non dimenticate, le proprietà sono diverse dagli strumenti. Tenete per voi questi ultimi, e dividete le prime tra voi, a seconda dei bisogni di ciascuno. Omnia sunt communia! Nient’altro può e deve limitare la gioia della vostra creazione, la pioggia dei vostri desideri! Perché voi siete gli incondizionati, e in voi è la verità. Perché in voi è la forza, in voi la legna che genera la fiamma. In voi tutto, e niente nel cielo. Lasciate che siano le stelle a sporgersi a guardarvi, e a restare incantate.

14 Luglio 2011, Palermo


1Se qualcuno, leggendo questo brano, credesse di avvertire echi di Kierkegaard, Dante, Thomas Muntzer, Mosè, San Matteo, il Sesto Patriarca della scuola C’han, Vernard Eller, San Paolo, ebbene, sappia che ha colto perfettamente nel segno. Sono tutti riferimenti nati spontaneamente in corso d’opera.

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2 Risposte a Passi per una mistica dell’economia

  1. Alberto Mori ha detto:

    E’ giorno di equinozio autunnale:basterebbe pensare che il sole decresce
    da una parte dell’emisfero per iniziare a crescere dall’altro che la soluzione cosmica della crisi economica attuale sarebbe almeno
    plausibile in un ordine che ormai appartiene all’oblio per ogni azione
    finanziaria ed umana e che invece in maniera sublime con luce ed
    ombra accompagna le nostre vite dedite invece al “Sole 24 ore”
    ad un profitto feroce che annienta la vita sensoriale nel mondo e
    nell’anima naturale di tutte le cose

  2. nuke ha detto:

    Salve.
    A proposito del rapporto Dio/capitale, vi segnalo la recente uscita di un libretto intitolato:
    “Il capitalismo divino. Colloquio su denaro, consumo, arte e distruzione”, Mimesis, Milano 2011, pp. 160, euro 14.
    Sul Manifesto dell’11.11.2011 una delle prime recensioni, per farsi un’idea.
    http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20111111/manip2pg/11/manip2pz/313158/
    Saluti.
    Nuke

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