di Amador Fernández-Savater

21/maggio 2011

00.00 1Puerta del Sol stracolma di gente quasi fino a scoppiare lancia la sua sfida: “Adesso siamo tutti illegali”. Quand’è che tanta gente tutta insieme si era ribellata contro la legalità con tanta allegria e tanta ragione? È stato un momento incredibile, per la storia di tutti e di ognuno di noi.

“Riflettendo, stiamo riflettendo” (13 marzo)2

Un dibattito ricorrente: Qualcuno sa a cosa servono le assemblee? Non sembrano in grado di prendere delle decisioni, e men che meno di metterle in pratica. Eppure sono molto affollate e animate, in generale c’è un livello alto di attenzione. Non funzionano come spazi di decisione, ma come luoghi dove circola la parola. Qualcuno mi dice: “Le assemblee sono inutili, ma molto belle”. Belle proprio perché inutili?

Mi piace andare da solo a Puerta del Sol. Perdermi, mescolarmi, curiosare, parlare con gli sconosciuti. Nel gruppo degli amici o con i compagni del collettivo uno si blinda di più. Esporsi all’anonimato.

I giovani che si muovono  in Piazza sono incredibili. Dove sono i decerebrati, i consumatori egoisti e alienati educati con la paura paura e il castigo? Chi bisogna ringraziare per l’educazione di questi ragazzi? Un’amica dice: “Tutto quello che sta succedendo dimostra che siamo degli ottimi cittadini ma con dei pessimi governanti”.

Un twitt:

XonwaXefar Xonwa Xefar

SO DA FONTE CERTA CHE IN #acampadasol C’È GENTE CHE GUARDA SERIE PIRATATE SUI TELEFONINI. VOGLIAMO QUESTO FUTURO? NOALLAVIOLENZA

L’organizzazione di Puerta del Sol è un mistero. Non credo che qualcuno abbia una mappa neanche approssimativa di come funziona la Piazza. È chiarissimo quale sia l’utilità delle commissioni nell’organizzare un logistico assolutamente impeccabile. Ma al di là di questo? Molto è stato scritto sulla “logica dello sciame” che organizza alcuni comportamenti collettivi: assenza di un controllo centralizzato imposto; natura autonoma dei nodi e delle sotto-unità; alta connettività tra di loro; causalità in rete non lineare di uguali che operano su uguali (come un’orchestra con molti centri). In ogni caso Puerta del Sol non sarebbe uno sciame, quanto piuttosto uno sciame di sciami.

Da dove vengono le capacità di autorganizzazione che si stanno dispiegando in Piazza con tutta la loro potenza? Questi saperi hanno a che fare con l’attività lavorativa o con la vita quotidiana?

A muoversi è sempre una minoranza. Ciò che conta è la relazione che si stabilisce con quelle che un amico, di cui sento molto la mancanza in Piazza, chiama “la parte immobile del movimento”: il resto della popolazione. In questo caso la cresta dell’onda è in sintonia assoluta con la base dell’onda. Basta stare a sentire i racconti di chi dorme in Piazza a proposito del sostegno che ogni giorno ricevono dagli abitanti di Madrid.

Quali comportamenti e quali attitudini ciascuno di noi deve lasciare fuori dalla Piazza per riuscire a entrarci? Per costruire tutti insieme in Piazza un mondo comune?

Quelli di noi che portano la maschera di V di Vendetta si salutano con fare complice: “Vinceremo”.

“Fuori tutti gli ismi: comunismo, capitalismo e anarchismo”.

Con il passare dei giorni la composizione della Piazza è diventata intergenerazionale, ma non interrazziale.

Un amico consola una donna che piange sotto il tendone “comunicazione”. Intorno c’è tanta gente, anche alcune telecamere della televisione. Più tardi gli chiedo spiegazioni e mi dice che si trattava di una militante del Partido Popular che era venuta a vedere con i suoi occhi se qua in Piazza c’era solo qualche “poveraccio”. Queste rotture emotive sono la prova migliore di quanto possa essere toccante tutto quello che sta succedendo. È non è l’unico episodio di cui sono venuto a conoscenza.

Incontro molti amici militanti, persone esperte e con una storia alle spalle, che hanno conosciuto da vicino tutti i movimenti più interessanti degli ultimi 20 anni: disobbedienti, movimenti di okkupazione, antiglobalizzazione ecc. Sono felici, come tutti. La maggior parte di loro rimane ai bordi della Piazza e questo mi sembra un dettaglio significativo. Lo interpreto positivamente come un segno di rispetto per l’autonomia di ciò che sta nascendo.

Gli amici argentini ci prendono in giro per la pochezza dei nostri canti: “Sono tutti ta-ta-ta, vi manca la cultura da stadio!”.

“Dietro un politico corrotto ci sono sei opinionisti persuasori”

Catturano molto di più gli slogan che gridano: “Polizia, unisciti a noi”, di quelli che scandiscono: “A, anti, anticapitalisti”.

Un amico mi dice che la Piazza non si può pensare nei termini della contrapposizione tra semplici curiosi vs impegnati. Perché la Piazza la costruiamo tutti insieme, quelli impegnati in una commissione e quelli che vengono a farsi un giro. Tutto serve.

Non mettersi a discutere circa il senso di quello che sta succedendo, tanto meno per chiarirne e determinarne il senso.

“Non ho bisogno di sigle per lottare”

Chiedo a una ragazza sotto i 20 anni per quale motivo è in Piazza. È fulminante: “Per fare la storia”.

Un sms ricevuto alle 4 del mattino: “Siamo venuti al mondo per fare questo”.


[1] Alla mezzanotte del 22 maggio 2011 la giunta elettorale dichiarava illegali gli assembramenti, quel giorno ci sarebbero state le elezioni regionali.

[2] Il 13 marzo del 2004, dopo gli attentati dell’11 marzo e le manipolazioni del Partito Popular, le persone si riversarono in piazza nel giorno dedicato alla pausa di riflessione pre-elettorale durante la quale sono proibite le manifestazioni politiche.

Una Risposta a Appunti di Acampadasol

  1. Bachisio Bachis ha detto:

    La cosa sorprendente e positiva è che questo movimento continua. Nonostante l’arrivo dell’estate, la nuova, solita repressione e l’invasione della gioventù papista.
    “Io non riesco a fare nessuna previsione: so che tutto quello che posso dire o segue vecchi schemi o è campato per aria” scriveva Calvino descrivendo “i giorni bellissimi della Sorbona occupata”. È una bella sensazione.
    http://blogs.publico.es/fueradelugar/791/lawrence-de-arabia-y-la-no-batalla-de-sol

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