Gianluca Ranzi
I misteri che il singolo riesce ad evocare sono miti esattamente come erano quelli dei popoli. Il residuo, le tracce, l’enigma, sono il punto di partenza delle immagini elusive, arcaiche e tragiche dell’Eden di Mimmo Jodice, che interrogano il mondo terreno delle merci in vetrina e degli oggetti utili per ritrovare poi la loro ragion d’essere solo nel bagliore incerto e sfuocato che regna ai suoi confini. È proprio ai confini che Jodice compie le sue incursioni, tra la luce che svela e l’ombra che avvolge, con un’attitudine che si direbbe nata più per la scultura e che ricorda il Medardo Rosso di «noi non siamo che scherzi di luce».
La fotografia fonda un territorio magico illuminato da una luce mediana, tra il chiarore e il buio, tra il non più e il non ancora, tra materialità e pensiero. Nell’insinuarsi e nel ritrarsi dell’ombra che avvolge le immagini e poi svela le cose tra improvvise sciabolate di luce, sta il segreto della vita che si rivolta nel suo opposto, mostrando la lividezza della morte e la soglia di un vetro infranto che apre sul vuoto, sull’infinito, sul dissolvimento nell’assoluto. Non c’è frustrazione di trasgressione o intento provocatorio: la testa mozzata del pesce spada si offre alla vista nella banalità del quotidiano, ma il bianco e nero di Jodice ha il potere di astrarla dal suo contesto accidentale per servirla sul vassoio di una immagine teoretica la cui presenza-assenza sonda l’inerte della morte, pur tra le pieghe del reale.
Anche i grigi che nascono dai dialoghi del bianco e del nero e che sfumano i contorni non hanno naturalmente nulla a che fare col mondo. Nell’oscillazione dei due colori Jodice riesce a materializzare teorie ottiche in immagini che possiedono l’enigmatica bellezza di un universo concettuale della condizione umana.
La tensione delle immagini nasce dallo scarto tra il fantasma di queste materializzazioni e quanto vi corrisponde nel mondo, merci o utensili che siano.
Assediati da immagini inutili e corrive, le fotografie di Mimmo Jodice funzionano da correttivo: come per la scultura procedono per sottrazione e rendono possibili, nel silenzio dello sguardo, le visioni elaborate dal nostro pensiero.

Le fotografie di alfalibri n. 3 sono di Mimmo Jodice

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Una Risposta a Mimmo Jodice, fotografie

  1. eletta senso ha detto:

    magnetiche metalliche aguzze taglienti …apparentemente statiche come nature morte eppure così centrifughe e direzionali

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