Marcela Villarreal

traduzione di Giulia Antioco

L’uguaglianza di genere non è solo una questione di diritti umani, è essenziale per tutti gli aspetti dello sviluppo sociale ed economico. Ciò nonostante, i modelli di sviluppo spesso la trascurano, perdendo così non solo una dimensione fondamentale dello sviluppo, ma anche l’occasione di raggiungere in maniera più efficace obiettivi come la riduzione della povertà.

Lavoro in questo settore da diversi anni, e non ho mai visto un’organizzazione così attiva ed efficiente come la Self-Employed Women’s Association (SEWA) del Gujarat, in India, nel dare maggior potere alle donne e nell’offrire una via d’uscita definitiva dalla povertà. La SEWA è stata fondata da Ela Baht negli anni ’60 sulla base dei princìpi ghandiani. Da allora ha raggiunto 1,1 milioni di donne che pagano 5 rupie (circa 10 centesimi di euro) all’anno per associarsi e beneficiare d’una serie di servizi che permettono loro di affrancarsi dalla povertà estrema nel giro di cinque o sette anni. La chiave è nella natura integrata di questo insieme di servizi, nessuno dei quali da solo potrebbe offrire una soluzione sostenibile contro la povertà, ma che insieme riescono a concentrarsi sui bisogni, tra loro connessi, dei poveri.

Dovrebbero essere i governi a offrire questi servizi integrati, ma di rado lo fanno, e quando ciò avviene, il più delle volte non riescono a raggiungere chi ha davvero bisogno, gli emarginati e i vulnerabili, tra cui molte donne i cui bisogni specifici restano invisibili nella maggior parte degli approcci allo sviluppo. Il microcredito viene considerato lo strumento più efficace per l’emancipazione femminile, e in effetti consente di ottenere ottimi risultati, ma non è affatto la cura per tutti i mali. In assenza di altri fattori condizionanti come la salute – una persona malata non può produrre e non può restituire il prestito, così a volte s’indebita ancora di più –, l’accesso ai mercati, l’istruzione, gli asili nido, i servizi per la formazione e l’assistenza tecnica agli agricoltori (nelle aree rurali), per citarne alcuni tra i tanti, il credito da solo non può offrire una soluzione sostenibile. La SEWA ha 165 imprese associate che provvedono a queste e altre necessità primarie.

Nel contesto delle attività del Dipartimento per lo sviluppo economico e sociale della FAO, ho avuto la fortuna di partecipare a un Exposure and Dialogue Programme con la SEWA. Ho trascorso una settimana nel Gujarat, di cui due notti ospitata da Kapila-ben. Kapila è una vedova con tre figlie e il vivace capo di una comunità che promuove il risparmio e i gruppi di credito femminili; coltiva fiori che poi vende al mercato, lavora a giornata nei campi di tabacco (il Gujarat produce circa il 90 percento del tabacco consumato in India), supervisiona il centro locale della SEWA per l’assistenza all’infanzia, si prende cura delle sue figlie, ospita discussioni serali della comunità sui temi del momento – mentre ero lì, nella sua casa di fango dal tetto di paglia gli abitanti del villaggio discutevano del cambiamento climatico e delle sue conseguenze sull’economia dell’area – e chissà quali altre attività. All’alba ha già preparato il tè, servito in tazzine da caffè espresso, è andata a piedi al campo e ha raccolto metà dei fiori della giornata, ricavandone meno di un euro. Dopodiché, mandate le figlie a scuola, è pronta per cominciare una lunga e faticosa giornata, in cui partecipa alle riunioni dei gruppi di donne nei villaggi vicini e/o vende la sua manodopera nelle piantagioni di tabacco.

Nel villaggio, le famiglie sono indifese di fronte agli imprevisti, ancor più se sono guidate da una donna. Molte vivono al limite dell’indigenza, e spesso s’indebitano. Nel suo caso, con buona probabilità Kapila sarebbe caduta in miseria quando ha perso il marito se non avesse avuto l’assicurazione offertale dalla SEWA. Un’assicurazione di 200 rupie (3.3 euro) all’anno le ha dato 40 mila rupie quando suo marito è morto, investito da un autobus. Così è riuscita a ripagare i debiti insoluti e ha continuato a mandare le figlie a scuola. I membri della SEWA le hanno offerto anche un sostegno psicologico e si sono presi cura di lei quando ha subìto la perdita. Molti membri della SEWA fanno uso di altre forme di assicurazione (polizze sulla salute o assicurazioni contro le avversità climatiche), che contribuiscono in maniera significativa a ridurre la vulnerabilità in assenza di programmi governativi per la sicurezza sociale o altri servizi. Buona parte degli abitanti dei villaggi ha esperienza diretta di raccolti andati a male e debiti in aumento. Purtroppo, in altre parti dell’India il suicidio di un coltivatore non è un evento raro.

Aspetti economici, sociali e culturali sono strettamente legati. Nessuno di essi da solo può essere considerato il fattore determinante della vulnerabilità, ma nemmeno la via d’uscita dalla povertà o dalla fame. Nello specifico, mentre gran parte del lavoro sullo sviluppo si concentra sia sugli aspetti economici (come la produzione di reddito e la diversificazione delle attività economiche) che su quelli sociali (come la salute, e l’istruzione), si prende poco in considerazione la combinazione di questi due elementi e la loro interazione con gli aspetti culturali. Perché siano efficaci, in primo luogo gli interventi dovrebbero cercare di comprendere il modo in cui gli aspetti sociali, economici e culturali interagiscono. A titolo d’esempio, quando le è stato chiesto qual era la maggiore difficoltà che affrontava nella vita di ogni giorno, Kapila l’ha individuata senza esitazioni: il tempo e l’energia spesi per spostarsi dal campo a casa e da un centro all’altro. Ho proposto di farle avere una bicicletta, perché, chiaramente, questo avrebbe incrementato la sua produttività, migliorando le possibilità d’accesso ai mercati in cui vendere i suoi fiori, e avrebbe alleviato la fatica quotidiana del lavoro. Ma lei ha rifiutato. In quanto vedova, era convinta che qualsiasi azione non conforme al comportamento percepito come corretto per una donna, ad esempio guidare una bicicletta, avrebbe drasticamente diminuito le sue chance di far sposare le figlie.

Certi aspetti culturali si rivelano più onerosi per le donne che per gli uomini, e possono giocare un ruolo importante nel determinare livelli più alti di vulnerabilità per le famiglie guidate da donne piuttosto che per quelle guidate da uomini. Essi comprendono norme riguardanti il comportamento, ma anche l’ereditarietà della terra e la proprietà. Il marito di Kapila aveva ereditato il terreno in cui sono stati piantati i fiori e la casa in cui lei vive con le figlie. Kapila è convinta che sia un suo diritto restare nella casa e continuare a lavorare la terra su cui ha investito così tanto, ma non ha diritti formali. I suoi cognati sono pronti a reclamare sia la casa che il terreno.

Centinaia di migliaia di donne hanno potuto affrancarsi dalla povertà grazie ai servizi integrati della SEWA. Di solito hanno in comune storie di disperazione e indigenza fino a quando non sono entrate a far parte della SEWA; così è stato per una donna che ho incontrato, era di piccola statura – sarà stata meno di un metro e quaranta – perché gravemente sottonutrita durante tutta l’infanzia (“sognavo di assaggiare un po’ di latte”) e a 13 anni, subito dopo la morte della madre, dovette prendersi cura dei suoi fratelli (“eravamo così poveri che non abbiamo potuto permetterci neanche il telo per coprire il suo corpo sulla pira”). Fu costretta a sposare un alcolizzato di 30 anni che abusava di lei e la costringeva a lavorare per pagare i suoi debiti. Poi venne a sapere della SEWA. Oggi è un intraprendente capo di comunità e un infaticabile difensore dei diritti, si sposta per tutto il Gujarat e ha aiutato molte donne a uscire dalla povertà.

Lo sviluppo è possibile. L’eliminazione della povertà è possibile. Ma nessuna delle due cose è possibile senza un approccio mirato alle disuguaglianze di genere, e che, soprattutto, valorizzi il dinamismo, le idee, la saggezza e la capacità di mediazione che sono patrimonio delle donne.

Questo articolo è un estratto della relazione presentata al FAO-SEWA Exposure and Dialogue Programme.

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