Carlo Formenti

Dunque non era un golpe? Dunque il nostro sistema democratico è vivo e vegeto, perfettamente in grado di rovesciare il “duce” (o almeno i suoi cloni locali, milanesi e partenopei) e di far rientrare la politica nei binari di una “normale” alternanza? Dunque ero in errore quando, sull’ultimo numero di “Alfabeta2”, scrivevo di postdemocrazia, di regime, di necessità di organizzare la resistenza? Mi dispiace ma non rinnego nemmeno una virgola. La disfatta del centro destra nelle elezioni amministrative di maggio è cosa buona e bella, ma non perché ha vinto il centro sinistra, bensì perché si tratta di un potente segnale di risveglio della società civile – un segnale che è arrivato ancora più forte e significativo dal raggiungimento del quorum e dalla valanga di sì nei referendum del 12-13 giugno scorsi. Continuo a pensare che in Italia, come in tutti gli altri paesi occidentali, non esistano più destra e sinistra, bensì due destre che si alternano nel ruolo di gestori delle politiche liberal liberiste che hanno provocato la crisi, distrutto lo stato sociale, annientato quanto restava della capacità di resistenza delle classi subordinate dopo decenni di ristrutturazione capitalistica. Continuo a pensare che la controrivoluzione liberal liberista non si batte mandando al potere esangui versioni postmoderne della socialdemocrazia, ma appoggiando senza riserve i movimenti che stanno nascendo in tutto il mondo e le nuove forme di democrazia partecipativa e diretta che questi movimenti stanno sperimentando. Votando per Pisapia e De Magistris (non a caso estranei all’establishment del Pd), le masse milanesi e napoletane hanno espresso la volontà di ricostruire dal basso il tessuto sociale delle loro metropoli, devastato da decenni di saccheggio capitalistico senza regole. Ma non saranno Pisapia e De Magistris, ancorché animati dalle migliori intenzioni, a restituire forza e dignità alle moltitudini che li hanno eletti. Non ne hanno la possibilità, ingabbiati come sono dai vincoli che il capitale globale impone ai poteri locali. Potranno, nella migliore delle ipotesi, ed è quanto sinceramente auguro loro, agevolare l’auto costituzione di inedite forme di potere dal basso, evitando – una volta eletti – di smobilitare l’energia spontanea delle comunità che li hanno sostenuti. Può darsi che la seconda “sberla” che i referendum hanno stampato sulla faccia di Berlusconi e dei suoi “servi” – la rivendicazione di Giuliano Ferrara suona come auto sputtanamento più che come autoironia – segni l’inizio della fine di questi signori, ma ciò non implica la fine del regime bensì un banale cambio di gestione: a chi toccherà, dopo, farci digerire nuovi tagli al welfare, nuove riduzioni di reddito, nuovi “sacrifici” imposti dalle “leggi” del mercato? Dove si andranno a recuperare i profitti persi con lo stop al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua? Il regime non muore con Berlusconi e, per continuare a combatterlo, occorre mantenere viva l’energia delle piazze, trasformare la gioia delle feste italiane dopo le vittorie elettorali nella rabbia degli “indignati” che presidiano le piazze di Spagna e Grecia. Occorre soprattutto lavorare affinché i movimenti vadano al di là dell’aggregazione contingente, dei comitati elettorali, dei gruppi su Facebook, delle “fabbriche” di Nichi e delle “officine” di Pisapia per darsi obiettivi politici autonomi e strumenti in grado di realizzarli.

3 Risposte a Dopo le elezioni

  1. Domenico ha detto:

    Occorre risvegliare quella vastissima parte della società civile assuefatta dal berlusconismo e disorientata dai mezzi di “informazione” servi del capo. Nei vent’anni precedenti dov’erano gli intellettuali e la società colta che oggi analizzano un dato di fatto: il disastro Italiano, dov’erano quando alla ribalta politica è arrivata l’ennesima cricca mafiosa, dov’erano quando si vendevano menzogne per miracoli? Come mai nessuno si è accorto del lavaggio del cervello che avveniva nella testa degli Italiani a suon di <>.

  2. Domenico ha detto:

    a suon di: qui si può tutto ( per quei pochi che possono ).

  3. Erminia ha detto:

    Credo si parli di quello che Zizek chiama Badiouian Event che peró nel caso dell’Italia, non arriva a generare un effetto emancipatorio anzi, rende ancora piú oppressivo il carico di menzogne accumulate dallo stato e dalle 2 destre: l’assuefazione rasenta la demenza.
    Quando il grasso di Ferrara che cola dichiara:
    “Ho appoggiato Berlusconi, e prima di lui Craxi, e altro che indulgenza. E ho combattuto i loro nemici non perché siano la parte peggiore del paese ma per il motivo opposto. Detesto i migliori.”
    Infatti quanti ex compagni o attuali pseudo-democratici sono altrettanto antimeritocratici, ammanicati, raccomandati dalle loro mafiette di sinistra e di destra.
    Quando si tratta di mettere in regola la badante dei genitori vecchi e malati nessuno esita a pagarla in nero a sinistra e a destra….le tasse se si puo’evaderle si fa a destra e a sinistra…… in qualsiasi ambiente, anche quello piú emancipato, il nepotismo é di rigore e la serietá é la virtú degli imbecilli…potrei andare avanti ma il mio risentito scetticismo si ferma qui. Gramsci diceva che bisognava educare le masse a superare il loro stesso populismo e ignoranza…non lo dico con presunzione, ma con la rassegnazione di una italiana emigrata da 15 anni che ha rinunciato all’idea di tornare a vivere in Italy. Consiglio a tutti quelli che leggono in inglese l’analisi fatta dall’Economist di giugno sulla nostra nazione.

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