Federico Campagna

Ve li ricordate i volti della folla nei film di Disney sulle principesse? Se guardate bene, nelle feste danzanti di Cenerentola o della Bella Addormentata, vedrete come i disegnatori non hanno nemmeno sprecato tempo creando a ciascuno un volto diverso. Macchie di colore, blobs rosastri, volti senza occhi. Così è giusto che vengano rappresentati i sudditi.

E’ quindi forse per una questione estetica che la mano pesante del governo Inglese ha deciso di ritoccare lo sfondo umano dei preparativi per il ‘matrimonio del secolo’, tra il principe ereditario William e Kate, la cenerentola figlia di milionari dal sangue comune.

Del resto, anche la polizia era stata chiara: nessun disordine sarebbe stato tollerato. Troppi soldi in ballo (tra cui qualche dozzina di milioni di sterline di denaro pubblico, graziosamente donati dal governo agli sposi), troppe televisioni di tutto il mondo sintonizzate sull’evento, troppo peso politico per un matrimonio dal sapore medievale, in cui la mistica unione tra la corona e i suoi sudditi trova la sua celebrazione più alta.

Quello che non si sapeva, o che forse ingenuamente non ci si aspettava, è stata la forza e la rapidità di questo intervento di chirurgia plastica sul corpo sociale. Dopo averci abituato alle guerre preventive e ai fermi preventivi delle kettle, nei giorni appena precedenti il matrimonio la Met Police ci ha sorpreso con una raffica terrificante di azioni preventive per il mantenimento dell’ordine pubblico.

La mattina di Mercoledì, due giorni prima del matrimonio, due squat a Brighton, a un’ora di treno da Londra, sono stati sgomberati dalle squadre antisommossa del Territorial Support Group. Il pomeriggio dello stesso giorno, dozzine di bandi sono stati emessi dalla Met Police nei confronti di attivisti sospettati di stare progettando disordini: come nelle migliori tradizioni medievali, ai prescelti per il bando è stato vietato di entrare nella zona centrale di Londra per le successive 48 ore.

Dopo una notte relativamente tranquilla, la mattina di giovedì, il giorno prima del matrimonio, è stata inaugurata di nuovo dalle sirene del TSG. Con un’azione simultanea, dozzine di camionette cariche di celerini in riot gears hanno attaccato quattro centri sociali nell’area di Londra. Uno dopo l’altro, l’art-squat Ratstart, il villagio eco-hippy Grow Heathrow e gli squat Offmarket, Petroseige sono stati sgomberati e chiusi dai sigilli della polizia. Diciassette persone sono state arrestate, con accuse fantasiose che vanno dalla ‘ricettazione’ alla ‘astrazione di energia elettrica’ (sic!).

Mentre le camionette della Met Police trasportavano gli arrestati nelle centrali più vicine, i telefoni degli attivisti di tutta la città venivano attraversati da tempeste di messaggi in tempo reale, che chiamavano alla mobilitazione e alla solidarietà immediata. Anche su internet i network radicali si trasformavano immediatamente in tante nuove ‘Radio Alice’, prendendo alla lettera la lezione Egiziana delle possibilità democratiche di piattaforme come facebook e twitter. Ma l’Egitto è l’Egitto, e l’Inghilterra è tutt’altra cosa. Nonostante le settimane di pubblicità gratuita post Piazza Tahrir, in un solo giorno Facebook ha calato la sua ghigliottina su più di cinquanta profili collegati all’area dell’attivismo Londinese. Arts Against Cuts, Goldsmiths Fightback, London Student Assembly e tanti altri spazi di discussione politica antagonista sono stati chiusi senza spiegazione, in sospetta coincidenza con le azioni di polizia offline. Persino Freedom Press, casa editrice anarchica della zona di Whitechapel che funziona quando necessario da sponda di Indymedia, ha visto il proprio sito oscurato per il resto della giornata. La sera di giovedì è scesa cupa e pesante, con la pioggia che si tratteneva a stento nelle nuvole basse.

E finalmente, sotto una luce tropicale, umida e greve, il gran giorno è arrivato. Come da copione, quasi un milione di sudditi hanno allineato i loro volti senza occhi lungo la strada della parata reale. I soldati sono scesi lungo le strade nelle loro uniformi scintillanti, tra il fragore delle bande militari e il silenzio degli agenti in borghese confusi tra la folla. Nessun suono era fuori posto, nessuna voce ha urlato. Nell’arco di poco più di un’ora, prima che il mezzogiorno illuminasse l’abito da sposa della futura regina, altre cinquantadue persone sono state arrestate preventivamente. Un gruppo di teatro di strada, vestiti da zombie, un drappello di musicisti con cartelli anti-monarchici, dei ragazzi coi megafoni nascosti nello zaino, dei professori universitari con addosso la t-shirt sbagliata, qualche ‘bandito’ malauguratamente entrato nel centro città.

Ma questa storia non finisce così, con il bacio degli sposi sul balcone di Buckingham Palace e le celle che si chiudono nei commissariati del centro. Anche se nell’epoca degli arresti preventivi e della mind-police si ha paura anche solo a sognarlo, anche solo a saperlo, ci basti dire che questa storia non si concluderà così. Come nelle migliori storie d’amore, al matrimonio segue il divorzio, e all’unione mistica tra la corona e i suoi sudditi segue la scissione. In questa lotta senza fine tra la primavera e l’inverno, mentre i daffodils e le divise fanno a gara a riempire le strade, presto il ballo di corte finirà e Cenerentola e il suo bel Principe si troveranno di colpo indifesi, sotto i milioni di occhi che finalmente sbocceranno, lo sappiamo, lo sogniamo, anche sui volti esangui dei cittadini di quest’isola.

30 Aprile 2011, London

6 Risposte a Essere sudditi

  1. Erminia ha detto:

    Per quanto questo articolo racconti la triste realtá sulla repressione politica pre-matrimonio attuata dal governo conservatore britannico,
    io come italiana con cittadinanza britannica, non mi dimentico che l’Italia vive con uno stato ombra vaticano che non solo ruba il 1 maggio ai lavoratori con la beatificazione, tollera un governo fascista, razzista, omofobico, antifemminista, mafioso, che ha eretto la menzogna come sistema di propaganda mediatica. Ben peggio delle destre europee e delle monarchie. Ma guardatevi voi: chiusa per sempre radio Sherwood a Padova, centri sociali chiusi, televisioni congestionate dalla presenza della propaganda di regime, raccomandati ignoranti che lavorano al posto dei competenti… e questa a voi non sembra una repressione ben piú letale?

  2. Luigi B. ha detto:

    Erminia, non credo che qui l’intenzione sia quella di fare la gara a chi sta peggio. Piuttosto penso che sia l’ora di smetterla un po’ di guardare all’ UK (dove o vissuto) o agli USA (dove ho vissuto) o a Spagna (dove vivo), Francia e altri paesi(sotto)soprasviluppati che pare sempre funzionino meglio de noiartri. La globalizzazione non apre solo nuovi mercati; poi ci spalma anche la merda.

    Luigi B.

  3. Erminia ha detto:

    E piú facile criticare gli altri che fare una seria autocritica.
    Lei sará anche un cosmopolita ma come uomo forse le sfugge l’umiliazione e il disprezzo che subiscono le donne in Italia. Io tutte le volte che ci torno e quando esco dalla bolla protettiva dei miei amici, mi ritrovo spesso in situazioni impensabili in altri luoghi in Europa. Vivendo all’estero, ci si accorge molto di piú delle balle che racconta la stampa di regime italiana. Nessuno racconta tutti i contenziosi che l’Italia ha con la UE, come quello sugli immigrati. Non avete idea di quanti piú immigrati sono stati accettati dalla Germania, Francia e GranBretagna nel corso degli anni, in confronto all’Italia… Le balle per insultare le politiche europee sono costruite ad arte dal governo e da certi giornalisti per far apparire l’Italia come “migliore” rispetto altri paesi che non si sognerebbero mai di eleggere un presidente che gestisce giornali, televisioni, corruzione, mafia e prostitute, alla faccia di chi crede ancora nell’onestá. E’ abberrante e perverso specialmente il sostegno che danno a questo stillicidio della nostra cultura e storia che molti ci invidiano e che hanno distrutto con l’ignoranza e l’arroganza di gente che non ha competenza politica e morale. Il problema della nostra identitá storica non é mai stato affrontato in profonditá… siamo solo all’inizio… come dice Benigni l’Italia é una minorenne, nel senso che la storia va studiata correttamente e non inventata come fa la Lega tanto per creare ancora piü ignoranza su quello che é veramente accaduto.

  4. Domenico Scarlatti ha detto:

    Oh gesu’, ancora a parlare di ‘Italia’, ‘Gran Bretagna’, ‘Spagna’ come se esistessero veramente… Suggerirei ai due contendenti di dare un’occhiata a ‘Imagined Communities’ di Benedict Anderson. O alternativamente di chiedersi se ci sono piu’ differenze tra John e Giovanni, che tra Giovanni e Giuseppe… Per dirla in maniera meno criptica: ancora a parlare di nazioni??
    Lasciamo che a parlare di nazioni, confini, appartenenze e identita’ siano i governi e i loro sicari. Noi guardiamoci in faccia, riconosciamoci come persone, come singolarita’ viventi, e dimentichiamo il resto.

  5. Erminia ha detto:

    Seguiró il suo suggerimento Domenico e comunque sono d’accordo con lei. Forse il titolo ideale di questo articolo sarebbe “Royal Pain” per chi capisce l’inglese.

  6. […] segnalazione di questo articolo, è obbligatoria (dici di no? Pace all’anima […]

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