Alberto Burgio

Dello Stato. Così si chiamano ancora le ferrovie italiane. Uno avrebbe il diritto d’intendere: pubbliche,  gestite nell’interesse generale. Chi ha la (s)ventura di trascorrere molto tempo sui treni sa come stanno invece le cose, soprattutto se vive al Sud o appartiene allo sventurato popolo dei pendolari. O dei ferrovieri.

La propaganda punta sulle Frecce, rosse o argentate che siano. Lasciamo stare i ritardi che colpiscono anche i treni veloci, il capitolo dell’impatto ambientale e la questione della sicurezza (sulla quale torneremo). L’alta velocità è in sé indubbiamente una gran bella cosa. Ma quanto costa e chi paga? In termini di quattrini è presto detto: paghiamo tutti (salvo chi evade il fisco). Circa 35 miliardi in 15 anni, presi ovviamente dal bilancio statale.

In termini di qualità del servizio, pagano invece gli altri: quelli che l’alta velocità la vedono solo sfrecciare quando il loro trenino è costretto a inchinarsi per farla passare. Questa infatti è la ratio del servizio sedicente pubblico: sviluppare l’alta velocità (per la parte pregiata del paese) a danno della bassa, cioè del Sud, del traffico-merci (spostato sulle vecchie linee) e, appunto, del popolo dei pendolari, costretti a muoversi su vagoni decrepiti, stipati e luridi (qualcuno ricorderà la vicenda delle zecche). Sempre che i loro trenini non siano stati soppressi perché considerati «rami secchi». Qualcuno ne dubita? Avrà la sua soddisfazione quando sarà giunto in porto il cosiddetto piano industriale di Trenitalia, che prevede lo scorporo – cioè la totale privatizzazione – dell’alta velocità (in attivo) dal resto della rete (in passivo) e l’apertura alla concorrenza coi vari Montezemolo e Della Valle. Qualcuno un secolo fa parlò di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. La storia banalmente si ripete.

Dunque pagano gli utenti di serie B. Ma pagano, in termini di orario, turni e sicurezza, anche i lavoratori: la serie C (non solo a Pomigliano e a Mirafiori). Fino al 1985 la sicurezza era motivo di orgoglio per le ferrovie italiane, poi con la privatizzazione la musica è cambiata. I ferrovieri si feriscono (o ci lasciano la pelle) soprattutto per le portiere-ghigliottina, per la vetustà dei meccanismi di sicurezza e di segnalazione, per il taglio del personale di controllo sulle linee. Di sicurezza sui treni si fa un gran parlare quando avviene un fatto eclatante come la strage di Viareggio, poi ci si dimentica. Ma lo stillicidio continua nel silenzio (anche perché chi si azzarda a denunciare lo stato delle cose è considerato un nemico e perde il posto, com’è capitato due volte al macchinista Dante De Angelis e proprio in questi giorni al capotreno Sandro Giuliani).

Già, Viareggio, proprio una bella storia. Costata ben 32 morti. L’ultima novità è che tra gli indagati c’è ora anche Mauro Moretti, amministratore delle Ferrovie. Lo scorso novembre il Presidente Napolitano lo ha nominato Cavaliere del Lavoro, e francamente poteva risparmiarcelo. Del resto il Moretti, deus ex machina della modernizzazione ferroviaria, è soltanto l’ultimo di una lunga catena di brillanti manager. In tema di interesse generale merita almeno una menzione, tra i suoi predecessori, tal Giancarlo Cimoli. Un vero genio. Ha scoperto che in Italia le aziende pubbliche conviene scassarle in fretta, farsi cacciare e intascare la buonuscita (buona per davvero). Questo giochetto gli è riuscito sia con i treni che con gli aerei. Totale: 11 milioni di euro (6 da Trenitalia, 5 dall’Alitalia), più o meno lo stipendio di 6000 macchinisti.

L’ultima ciliegina delle Ferrovie cosiddette dello Stato riguarda il club Eurostar. Dal 2012 per accedervi non basterà viaggiare molto, bisognerà farlo sulle Frecce in prima classe. In volgare si chiama selezione sociale. Fuori dai piedi pendolari e travet: un club è un club, mica possono entrare cani e porci! Quando, tra le pieghe del sito di Trenitalia, abbiamo scoperto questa chicca, ci è subito venuto in mente il Berlusca. Qualsiasi cosa gli succeda per le scappatelle con Ruby, può stare tranquillo. Ha già vinto. In un’orgia di arroganza e di volgarità, il pubblico si è fatto privato e il privato si sbrana il pubblico. Buon viaggio, gente, nell’Italia berlusconizzata!

Una Risposta a Ferrovie dello Stato. Di Bananas

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