Mario Gamba

Il morbo si diffonde con rapidità. Siamo alla fase dei casi numerosi, si teme il passaggio all’epidemia. È una malattia arcaica. Come altre che tornano a manifestarsi per varie cause (il rachitismo per colpa di Facebook, la sifilide per colpa dei migranti clandestini, la tbc per concorso di colpa tra clandestini stranieri e Facebook fin troppo domestica, ma sarà tutto vero?), la tvfobia riappare e colpisce i gruppi sociali già colpiti in passato: i clan della sinistra. Soggetti con i tratti psicologici che concorrono a delineare la tipologia detta «dell’apocalittico», contrapposta a quella detta «dell’integrato», secondo una fortunata classificazione che risale all’anno 1964, esibiscono i loro sintomi con sempre maggiore acutezza. Non soffrono, apparentemente. Anzi. Il fatto è che questa malattia ha la caratteristica di rendere fieri coloro che la contraggono. Quindi, al secondo ciclo di ampia diffusione, la cura si presenta nuovamente problematica.

A Fahrenheit sentito uno scrittore, o era un sociologo?, ovviamente progressista, affermare: «Siamo schiavi di un parallelepipedo che occupa il nostro spazio e non ci permette di pensare». Convinto di dire una frase originale. Una compagna deliziosa di un centro sociale confida: «Non ho la tv a casa, per questo mi mantengo giovane». Se funziona, perché no. Come lei, tanti del giro. Aumentano ogni giorno. Su Facebook appare un post che suona più o meno così: «Dopo il duetto d’amore Fassino-La Russa sull’Afghanistan (elogio della bomba) al programma In mezz’ora, abbiamo il duetto d’amore Veltroni-Maroni sugli immigrati (schedatura e ingresso a punti) a Porta a porta». Risponde un gruppo di «amici» dell’area dell’ultrasinistra con frasi come: «Non guardo queste schifezze», «Io guardo al massimo il calcio, nient’altro», «Meglio un buon libro», «La tv ignora la creatività diffusa». Ma il punto non era la barbarie democrat di Fassino e Veltroni? Lo sdegno di questi intelligenti commentatori non è sollecitato dalla deriva della sinistra moderata ma dal mezzo che l’ha resa di pubblico dominio. Che orrore la tv, non che orrore il pensiero di destra di uomini importanti schierati a sinistra. Tv, vade retro! Tv, non farci vedere l’orrore. È vero che il mezzo è il messaggio, in parte è vero, magari Fassino e Veltroni danno il peggio di sé in tv. Ma qui si esagera. C’è uno scambio patologico di figure della riprovazione. Sintomo tipico della malattia la battuta «meglio un buon libro». Ai libri toccano tutte le disgrazie, compresa quella della supplenza alla «spazzatura» nel mercato culturale.

Come in tutte le malattie psicologiche, in questa che è dovuta alla reazione verso sostanze comunicative di difficile assimilazione trasmesse per via televisiva, i rimedi, l’abbiamo detto, non sono facili da trovare. Distruzione della tv, grandi roghi di Sony e Philips digitali o muniti di decoder: non se ne parla nella letteratura scientifica, ma pare che siano attivi parecchi simpatizzanti che forse organizzeranno dei tea party terapeutici di sinistra. In ribasso anche le cure riformiste educative-paternaliste all’insegna della cultura “alta”. La tvfobia guarirebbe, secondo gli esponenti di questa scuola, con concerti di musica classica in prima serata. Ma, attenzione! Esclusi i secoli XX e XXI, privilegiato il periodo romantico, poche cose di quel palloso di Bach, alla larga di un madrigalista maledetto e irregolare (nella condotta criminale e nella costruzione delle melodie) come Gesualdo da Venosa. Alternate ai concerti, preferibilmente sinfonici, perché la tv buona che guarisce l’odio per la tv non dev’essere elitaria, e la musica da camera lo è, repliche à gogo di Bohème, Tosca, Aida. Poco o nullo credito a questa cura, a parte i soliti terapeuti residuali che trovano spazi a sorpresa sui giornali. I più accreditati metodi suggeriscono lo sciopero, l’esodo dal pianeta televisivo patogeno.

E se proprio non ce la fanno gli idiosincratici gravi a destreggiarsi tra una Sciarelli virtuosa della cronaca nera, Le amiche di Antonioni alle 23.00, un Vespa disgustoso ma abile nel misurare (e provocare, talvolta) la febbre reazionaria del paese, se non ce la fanno, saltando dal meglio all’orribile utilizzabile, se non riescono a vedere con euforica lucidità dentro la scatola, per loro non c’è altra cura. Un po’ integralista il «movimento» di ex tvfobici che nascerà, ma non fuori moda, in questi giorni.

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10 Risposte a Tvfobia

  1. […] This post was mentioned on Twitter by elisa paolucci, Politica Italiana. Politica Italiana said: CULTURA e MEDIA. Tvfobia, da Alfabeta2. http://alfabeta2.bamaulion.net/2010/11/27/tvfobia/ […]

  2. Elzeard bouffier ha detto:

    Caro Mario Gamba,
    per fortuna non è scritto da nessuna parte che il tempo libero debba essere occupato dal parallelepipedo suddetto. Lasciando da parte le gioie dell’intimità e della convivialità, ormai il web 2.0 è per molti assai più interessante che sentire vespa o floris o lerner o chi per loro. TV per TV, preferisco bbc world, cnn, o ard. Sarò parte della sinistra snob? Chi se ne frega. La TV in Italia ha una centralità abnorme, meglio 1000 persone in più che la spengono. Rimane la questione aperta di come connettersi a quell’italia che la tv la guarda ore al giorno. MA è un altro problema.

  3. augusto illuminati ha detto:

    Perfetto. La cultura “alternativa” al trash Tv è poi quella addomesticata che ricompare in Tv sotto forma di divulgazione baricchiana ed elenchi inducenti al sonno. Meglio utilizzare la Tv per il suo specifico. Impagabile Cetto Laqualunque. Immenso Blob. Magari (sono un po’ tradizionalista) un’informazione serale non minzolata. Insomma, stiamo sempre brechtianamente al cattivo nuovo preferibile al buon antico!

  4. andrea pedrazzini ha detto:

    La televisione mi pare generalmente una schifezza.Che ci posso fare? Devo farmela piacere, per timore che il Gamba – e con lui l’universo mondo, ché tutti guardano la tv e ne vanno fieri o contenti – mi consideri uno snob? Credo che il Gamba – e con lui l’universo mondo – non abbia molta voglia di capire perché certi strambi cittadini decidono di non guardare la cosiddetta “scatola dei sogni da fermo”: però li disprezza. Mah.
    Che poi la cultura alternativa alla tv sia il “baricchismo”, come sembra dire Illuminati, mi sembra un ribaltamento della realtà. Baricco mi è sempre sembrato, infatti, un tipico rappresentante del “pensar televisivo”: suggestivo ed emotivo senza essere profondo mai, senza esperire dolore o intensità, senza mai smettere di essere spettatore di se stesso.

  5. andrea inglese ha detto:

    Caro Andrea,

    che piacere incrociarti, seppure nella debole forma del commento telematico!

    Io se guardo molto la TV, dopo qualche giorno mi ammalo. E ho vissuto benissimo senza televisione per molti anni. (Per altro, ho smesso di avere una tv, perché ne ero miseramente dipendente.) Detto ciò, negli ultimi anni la tv è divenuta un punto di riferimento indispensabile per decifrare l’evoluzione della realtà italiana. Non solo, ma mi sono reso conto che la tv non era quella realtà così omogenea a cui l’aveva ridotta il mio pregiudizio.

    Ora il pezzo di Gamba mi sembra debba funzionare come contravveleno ironico rispetto a molti automatismi della sinistra. Archiviare completamente la tv, come qualcosa di semplicemente disprezzabile, e dunque finire per ignorarla, si rivela alla lunga un limite forte per chi voglia comprendere la realtà italiana attuale.

    condanne troppo unilaterali e sopratutto rispetto

  6. alcor ha detto:

    Visto l’altra notte in tv “Checkpoint”, di Rogozhkin, bellissimo film, vista anche la bbc, per altro, per tenere in allenamento il mio scarso inglese. Visto anche Mad men, oltre che un pezzo della saga di “The Bullet Man” di Tetsuo.
    E almeno una volta alla settimana un assaggio dei programmi pomeridiani di intrattenimento pseudoinformativo per capire come pensa una gran parte dei miei concittadini.
    Non sarebbe il caso, invece di dire TV e intendere solo certi programmi, specificare che ci si riferisce a certi programmi?
    La realtà può far schifo, si sa, ma non è che fare gli struzzi la cambia.
    Per altro ho amici convinti che internet sia peggio, pensano a chat dove si incontra l’assassino, a asini virtuali che impediranno ai bambini futuri di vedere asini reali. Qui non ci verrebbero, convinti che sia il peggio del peggio, un blog, bleah, non sia mai! E i commentatori povere menti dominate dalla futilità di una falsa concezione del progresso.

    • andrea pedrazzini ha detto:

      E’ giusto scegliere tra programmi buoni e programmi non-buoni, ovviamente. Scartare tutto è troppo. Ma è anche vero che per usare davvero la televisione bisogna esserne dipendenti. E’ come dire che, se ha una sete incontenibile, uno può mettersi a scegliere tra acqua con o senza le bollicine. Beve e basta. Il nostro cervello ha sempre una sete incontenibile e la tv non disseta, anzi. Infatti il 99% delle persone guardano la tv sentendosi degli imbecilli perché continuano a fare zapping. Bisogna prima di tutto rifiutarla e solo dopo “scegliere fior da fiore” (magari prendendo da Internet).
      Se invece guardiamo la tv per lavoro critico e con l’idea di capire il mondo in cui siamo, cioé come le info e le ideologie quotidiane vengono veicolate, allora capisco che bisogna guardala spesso, ance se forse basterebbe analizzare una sola volta il tg di Minzolini per capire quel che serve.

      • alcor ha detto:

        Come fai a dire che il 99% fa zapping? magari! non resterebbero incollati al trash delle trasmissioni su Avetrana (anche quelle in ogni caso da monitorare). E’ che moltissima gente, anche se non saprei quantificarla, non ha nessuna voglia di pensare criticamente perché le risulta poco appagante e faticoso. Oggi e sempre. Ha altro da fare. La tv lo sa e gli offre quello che vogliono una volta tornati a casa dal lavoro, distrazione a buon mercato, varietà pomeridiani, esperti in crimini, balletti, reality, isole, partite di calcio, programmi di cucina, quiz, risse tra opinionisti, egocentrismi vari. E per di più a domicilio. Mentre Grand Hotel, Oggi, Gente e La gazzetta dello Sport uno doveva andare all’edicola a comprarseli. Sta nella mancanza di attività fisica, la differenza? Nello scambio perduto con l’edicolante? Anche davanti all’edicola si doveva fare la scelta, come oggi la si può fare con il telecomando.
        E’ la capacità critica che dovrebbe essere tutelata come un patrimonio dell’umanità e incrementata da una ASL della mente. Ma questo prima e indipendentemente dalla tv, e anche con la consapevolezza che è una cosa per pochi, mentre è per molti adattarsi al pensiero dominante. Soprattutto quando corrisponde allo spirito nazionale.

  7. Jan Reister ha detto:

    Ci siamo disfatti della tv anni fa per due motivi:
    – il livello infimo ed avvilente dei programmi;
    – le interruzioni pubblicitarie e di altro genere;
    – gli orari inaffidabili, che portano a spreco di tempo.
    Oggi con digitale terrestre e soprattutto satellite gli orari di programmazione sono più stabili e con una buona guida tv ci si può organizzare; le interruzioni ci sono sempre e sono invadenti, sgradevoli; la qualità nel complesso è bassissima, anche se c’è più scelta, specie da programmi stranieri. Organizzandosi bene si potrebbe guardare la tv con gusto, pescando tra i programmi validi. Quello che continua ad essere impossibile è la tv come consumo occasionale, non meditato, casuale.
    Per ora abbiamo molte alternative alla tv in casa, prevalentemente la rete ed i libri. Non abbiamo bisogno di guardare Porta a Porta o Amici per capire i problemi del paese, sono evidenti a chiunque si fermi a scambiare due parole con i compagni di fila alle poste. Del resto il nostro ruolo nella società non ci impone di avere un’opinione su tutto e di comunicare con tutti, comunque e quantunque.
    Domani forse cambieremo idea, certamente guardiamo la tv con curiosità ogni volta che capita.

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