Antonio Loreto


Oggi, 2 novembre, giorno dei morti: ed è da qualche giorno che si parla della faccenda di Ruby e della Minetti, l’igienista dentale (o mentale, secondo sua propria ammissione) di Silvio Berlusconi. Prostituzioni e furti, si comincia anche a dire.

I morti, Berlusconi, i denti, il casino, l’argent volé.

Elaboro in background, mentre lavo la tazzina e la moka del primo caffè della giornata, e mi sovvien della polemica che si rovesciò su Sergio Staino la scorsa primavera per una vignetta che, riferendosi all’aereo precipitato con governanti polacchi a bordo, diceva così:

Bobo – Novantasei membri del governo polacco spariti in un colpo!

Figlia – La solita storia: a chi troppo e a chi niente!

Accusarono la sinistra (per metonimia) di volere Berlusconi morto. Ah, il vecchio processo alle intenzioni, era niente a paragone del processo ai desideri. Comunque, su Staino mi soffermo un po’ col pensiero, e per associazione rimastico il ritratto che di Berlusconi egli riesce a restituire: tutto bocca e tutto denti, tanto che perfino le orecchie risultano diminuite nelle proporzioni. Denti che non sono da caimano, mi dico dubitabondo ogni volta che lo guardo: non sono aguzzi, sono piuttosto belli tondeggianti, assomigliano a cocuzzoli di montagna.

Per ragioni di studio metto sul tavolo il volume di Rabelais, ed ecco la risposta: Pantagruel. Ma non sono così generoso da accostare Berlusconi al buon figlio del buon Gargantua: lascio perdere. Durante la mattinata inciampo nelle pagine in cui Alcofribas trova ricovero nella bocca del suo gigantesco padrone, e narra come fu che vi capitò e che ne uscì: “Allontanandomi di là, passai quelle gran rocce che erano i suoi denti, e tanto feci che mi arrampicai su di una, dove trovai i più bei siti del mondo: bellissimi giochi per il pallone, belle gallerie, belle praterie, una quantità di vigne, e una quantità di casini di piacere all’uso italico, per quei campi pieni di delizie; tanto che mi ci fermai ben quattro mesi, e non feci mai tanta baldoria come allora”. Nicole Minetti, insomma, deve aver fatto un buon lavoro.

Ma la sortita di Alcofribas non è priva di contrattempi: “Poi ne discesi pei denti di dietro, per raggiungere le labbra inferiori; ma per via fui svaligiato dai briganti, in una gran foresta che sta nella zona verso le orecchie”. Anche Ruby ci ha messo (o tolto, o forse solo rimesso) del suo.

Qualche tempo dopo, racconta Alcofribas, il buon Pantagruel cadde ammalato e soffriva tanto di stomaco che non poteva più bere né mangiare: “ma i suoi medici lo curarono con tante e tali droghe lenitive e diuretiche che gli fecero pisciare egregiamente questo malanno”. Insomma, non ne morì, e grazie a questi e ad altri fini accorgimenti il suo bulimico regno durò ancora.

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