Giorgio Mascitelli

Il numero 3 di alfabeta2 contiene, a cura di Andrea Arrighi e Andrea Inglese, un ampio dossier su Giovanni Arrighi, scomparso nel 2009. Figura di intellettuale e militante attivo a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, Arrighi è considerato oggi uno dei massimi studiosi mondiali del capitalismo in un’ottica storico-comparativa. Lo vogliamo ricordare con altri interventi anche sul sito.

E’ un luogo comune, ma provvisto di un suo fondamento, che i caratteri più profondamente costitutivi dell’epoca e della società in cui viviamo siano difficili da conoscere e spesso dobbiamo accontentarci di cercare di intuire qualcosa cogliendo dei dettagli dello ‘spirito del nostro tempo’ nella speranza che siano quelli più significativi. A me sembra che uno di questi particolari sintomatici sia la reazione, o meglio la mancata reazione, pur con qualche lodevole eccezione, del mondo mediatico,accademico e politico italiano alla scomparsa di Giovanni Arrighi, avvenuta  poco più di un anno fa e passata praticamente inosservata nel suddetto mondo. Benché Arrighi sia autore di un saggio come Il lungo XX secolo considerato uno degli strumenti fondamentali per orientarsi nell’odierna fase implosiva della cosiddetta globalizzazione, questo non gli è valso nessuna attenzione né di tipo commemorativo né prima di carattere più sostanziale.

Le ragioni di questo silenzio potrebbero essere facilmente indicate in mille fattori diversi: dal  fatto che un autore che usa la categoria dell’imperialismo nel clima culturale degli ultimi vent’anni è ipso facto considerato un dinosauro a quello che la visione vulgata dell’economia come scienza naturale viene nelle opere di Arrighi semplicemente ricondotta alla sua natura storica, forse anche al fastidio per la continuità del suo lavoro teorico con una storia personale di impegno diretto, una volta si sarebbe detto militante, in Africa e in Italia. Ma nessuna di queste ragioni ha agito come causa diretta di questo silenzio, frutto di una volontà esplicita di nascondere: semplicemente esse spiegano perché nelle redazioni nostrane si ignorasse chi era Giovanni Arrighi.

Insomma un’altra dimostrazione di quanto questo nostro paese sia il solito atomo opaco dell’ignoranza. Comunque niente paura tra dieci o quindici anni l’opera di Arrighi sarà ampiamente conosciuta anche in Italia grazie alla mediazione di qualche autore anglosassone. Credo che i meccanismi di una cultura provinciale funzionino grosso modo sempre come in questo caso e si ha un bel consigliare gite a Chiasso o stage a New York, il provincialismo vive negli stereotipi con cui uno guarderà le cose anche a Chiasso o a New York.

2 Risposte a Su Giovanni Arrighi

  1. paolo todescan ha detto:

    Ben detto.Tutto giusto.
    Ricordo che di Arrighi venni a conoscenza (chi era costui?) per almeno due citazioni (nella prima affiancato a Hobsbawm, Wallerstein e Braudel, nella seconda con Braudel,Schumpeter e Polanyi) che Prem S. Jha ne faceva nell’introduzione al proprio saggio ‘Il caos prossimo venturo’; libro che segnalai a un giornale (senza esito) come degno di recensione.
    Leggendo poi ‘Adam Smith a Pechino’ capii di che maestro
    fosse ‘allievo’ l’economista indiano.
    A proposito di (fine delle) gite a Chiasso, ne accennai in una lettera costernata a ‘Repubblica’ il giorno in cui venni a sapere della cessazione de ‘La rivista dei libri’, cui ero da tempo abbonato : nessun esito, nessuna riflessione.
    E allora (mise en abime) viene a proposito ricordare una bella polemica ( La rivista dei libri di qualche anno fa ) sulla critica e la sua (dis)funzione, in cui Emanuele Trevi reclamava
    che almeno esercitasse il suo mestiere nella filiera autore-lettore: informarsi e informare (e citò Sebald, allora non ancora pubblicato – né recensito – in Italia).

  2. Franca Moroni ha detto:

    Ho appreso in colpevole ritardo solo oggi, grazie a un amico, della morte di Giovanni Arrighi. Ho conosciuto alcuni elementi della sua opera nell’ambito dell’esame di Geografia sostenuto nel 2002. Ho avuto occasione di apprezzarne la riflessione in una conferenza dipochi anni fa al Dipartimento di Storia dell’università di Bologna. Pur non essendo uno storico dell’economia ogni qualvolta mi risulta incomprensibile quanto accade al mondo rivolgo attenzione a qualche scritto di Arrighi.
    Anch’io debbo constatare quanto la sua opera sia scarsamente diffusa rispetto alla profondità ed al respiro che la caratterizzano.

    Franca Moroni

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