Anna Lamberti-Bocconi

Avviso subito: a seguirmi quando medito sul piccione ci riuscirà meglio chi abita in città, perché è proprio la sua qualità di presenza urbana l’elemento che più scalda gli animi nei confronti di questo uccello. “Portano le malattie”, “sono topi con le ali”, “distruggono i monumenti”: il colombo torraiolo – altro bel nome del comune piccione che affolla le nostre piazze – riceve una gran quantità di maledizioni, di veleni e di fucilate. Nonostante questo, però, è raro sentirne parlarne con astio nei bar, sugli autobus, nei luoghi della doxa, come è usuale per esempio nei confronti degli immigrati stranieri. L’odio verso il piccione è più carbonaro: te ne parlano quando c’è più confidenza e solo se, in un modo o nell’altro, si è già sul discorso.

Il piccione non si presta a entrare in ritornelli andanti e onnipresenti, quasi spensierati, come “Qui siete a casa nostra e perciò dovete rispettare le nostre regole”, “Vorrei vedere se a casa vostra vi comportate così”. Eh no, per l’animale uomo italiano i piccioni suscitano ancora più inquietudine degli extracomunitari. Forse perché contro di loro non ci si può appigliare a facili questioni come il problema territoriale: “Sono italiano e questo spazio è mio, se me lo invadi siamo troppi e quindi vattene”. Non è così semplice mostrare i denti a uno che ha il becco!

Allora per sostenere l’odio contro i piccioni tocca rifarsi a una pseudoscienza naturalistico-igienica che richiede un minimo di convinzione e preparazione in più, mentre, al punto in cui siamo, per esprimersi sulla questione degli immigrati basterebbe il flatus vocis anche di uno che dorme. E, sempre per restare nel paragone, se per gli stranieri che “ci tolgono il lavoro”, che “a me questa gente fa paura”, che “il velo spaventa i bambini” si mobilitano governo e squadracce, per gli uccelli che tubano nelle nostre piazze si limitano a fioccare, più modeste ma innumerevoli, centinaia di ordinanze locali.

E’ certo però che i cittadini non li vorrebbero più. Fino a pochi anni fa i colombi erano perfino un elemento decorativo, inclusi nelle cartoline delle nostre piazze monumentali, fotografati a becchettare grano sulle mani dei turisti: ma adesso, finish!

Non ce n’è più per nessuno. Il ritorno subliminale della vecchia idea del vagabondaggio come reato probabilmente agisce anche in questo caso.

Eh eh… però la bestia alata è indomabile. Tutte le han tentate per arginarlo! Niente da fare. Gli uffici di igiene devono arrendersi, e i più scatenati inventori di mezzi antipiccione moltiplicano su internet le più strambe proposte. Altro che gli immigrati!

Il modesto piccione di città è originato da fuga e inselvatichimento dei colombi d’alta torre un tempo allevati per la carne, e dunque nasce ribelle, tanto che non si riesce neanche a definirne lo status giuridico, e la sua identità socialmente disturbante fluttua da una norma all’altra, da una sentenza all’altra, tra “animale domestico inselvatichito” e “specie appartenente alla fauna selvatica”, con relativa difficoltà di determinare a norma di legge le azioni repressive conseguenti.

Poi, una volta stabilita un’ordinanza, i sistemi di lotta al piccione sono tanti. Ma lui è come se conducesse una guerra di guerriglia, come se dirottasse aerei sfoderando un taglierino, soldato semplice di quegli eserciti infimi la cui maggior forza è la resistenza al freddo e al digiuno.

Ecco un po’ di metodi fallimentari. Mettere reti, fili metallici, dispositivi a riccio nei luoghi abitualmente scelti dai piccioni per nidificare: soluzione difficile ed onerosa soprattutto nei nostri centri storici pieni di vicoli e anfratti, fioriti di rientranze, proprio là dove abitano i piccioni. E poiché non si può sbarrare ogni buco di ogni città, i piccioni diventano come gli zingari, chiudi un insediamento e loro vanno da un’altra parte.

Programmare fonti sonore intermittenti che servano da dissuasori acustici: si è pensato a cannoncini a gas, registrazione di richiami di uccelli predatori, ultrasuoni… Ma i piccioni gli ultrasuoni non li sentono, e dei richiami dei rapaci se ne fregano. Solo  i colpi di cannone sono riusciti a ottenere un temporaneo allontanamento dei piccioni, i quali però presto vi si sono assuefatti, mentre gli abitanti delle zone prese a cannonate, inferociti, protestavano a loro volta contro il provvedimento. Una commedia all’italiana?

Disporre dissuasori ottici, come palloni colorati, strisce riflettenti, sagome di rapaci… anche qui, dopo un primo momento di sconcerto, il piccione si assuefà rapidamente e i palloncini li fa scoppiare col becco per divertimento. Ridurre le risorse alimentari nei centri urbani, vale a dire: non dare da mangiare ai piccioni. Ci vuole una specifica ordinanza del sindaco, e fin qui ci siamo. Ma dopo? Non saranno quattro briciole in più o in meno a interferire con l’onnivoro piccione.

Sterilizzare i piccioni maschi attraverso vasectomia bilaterale: intervento costoso e cruento di inefficacia conclamata, dato che occorrerebbe catturare tutti i piccioni, liberare le femmine, trattenere i maschi, operarli e assisterli nella ripresa, ed è praticamente impossibile, oltre che amaramente risibile.

Sterilizzazione chimica tramite distribuzione quotidiana di mangimi contenenti i principi attivi del castrapiccioni: d’accordo, ma il fatto è che questo preparato non esiste! Una fantasia come un’altra. Prelievo, sostituzione o bucatura delle uova nei nidi: troppo costoso e impegnativo a fronte dei risultati. A parte il fatto che non piacerebbe a un ipotetico Vaticano degli animali.

Immissione di predatori naturali, come corvidi e rapaci, nelle aree urbane: si è visto che anche in questo caso il risultato è gramo, e per un piccione sbranato ce n’è mille che si fanno più astuti.

Pensare che fino all’invenzione del telegrafo, ma anche dopo, grazie al loro straordinario senso dell’orientamento che ne ha fatto postini ideali, i piccioni hanno sempre lavorato sodo. Il piccione viaggiatore che portava lettere e dispacci… un parente modesto, borghese, già moderno, dell’aristocratico falco da riporto. Ma poi anche la colomba della pace è stata arruolata, svolgendo un ruolo di rilievo nella prima guerra mondiale, persino per scattare fotografie aeree.

E se il gabbiano, new entry delle aree urbane, ha perso il romanticismo dei mari e vola su sporco e discariche praticamente irriconoscibile, come se fosse una nuova specie, il piccione no, era già nelle piazze quando i nostri nonni camminavano sereni, lui con la divisa, lei con l’ombrellino. Come si vede, la storia è lunga e non accenna a finire, e in conclusione tutto fa pensare che i piccioni ce li terremo: tanti piccioni quanti siamo noi, un alter ego seriale degli individui, come gli omini con la bombetta replicati da Magritte nei cieli delle sue tele, in impeccabile verticale nell’aria anonima. Per quanto mi riguarda, io è dagli anni Sessanta che non mi faccio problemi. E voi?

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7 Risposte a Meditazioni sugli animali. Il piccione

  1. Pina Petrucci ha detto:

    Completamente affascinata da questo articolo!Complimenti
    Pina Petrucci

  2. Paolo Taverna ha detto:

    Ho apprezzato la prospettiva inconsueta dalla quale guardare alle miserie dei nostri tempi: la guerra santa di sindaci accomunati dall’ossessione securitaria contro chi si stende sulle panchine o mangia per strada o si offre di pulire un parabrezza, condannata parlando di piccioni, di mosche e di cani – questo mio commento vale anche per gli altri interventi di Anna Lamberti-Bocconi. Seguirò con attenzione e curiosità le prossime meditazioni. Per meditare sulla nostra condizione di umani confusi.

  3. andrea inglese ha detto:

    Io ad un certo punto avevo cominciato ad escogitare piani su come avvelenare non i piccioni stessi, ma le vecchiette del palazzo che li nutrivano. Questo per dire che tra me e questi animali non è mai corso buon sangue. Eppure la visuale offerta da Anna Lamberti-Bocconi me li rende di colpo simpatici, quasi fraterni. Dopotutto è vero che essi rappresentano davvero una forma eroica di resistenza alla nostra civiltà della pulizia casalinga e dell’inquinamento del mondo.

  4. anna lamberti bocconi ha detto:

    Grazie a tutti. La mia collaborazione sul bloc notes di settembre finisce qui insieme al mese; sono stata bene, ringrazio Alfabeta2 per l’ospitalità e non dispero di rivederci un po’ dappertutto dove uso andare, nell’utopia di riscossa “dal basso” che coltivo e condivido con gli animali. Ciao!

  5. cinzia forte ha detto:

    Lamberti Bocconi, ma quanto mi piace la tua testa! E mi sono piaciuti anche i commenti di Paolo e Andrea.
    Ho letto anche gli altri e li ho condivisi su facebook perché ne valeva la pena di farsi belle con quanto scrivi tu…

    Ciao! Cinzia

  6. fabio zinelli ha detto:

    di fronte alla bellezza del pezzo stavo per cedere anch’io come andrea inglese e fare pausa nel mio odio per queste bestiacce che godono pero’ favore in letteratura: proust: hanno la forma del cuore … Dylan Thomas : No pidgeon you are too wise comunque la prossima volta che dovro’ pulire il balcone dalle merdaccia e guano pensero’ agli omini con la bombetta, vediamo se funziona!

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