Luigi Di Ruscio

Per questioni prettamente poetiche pensai che potevo anche recarmi a trovare il critico Franco Fortini, oppure era Porta che dovevo incontrare e c’era anche Ernesto Treccani e anche Giancarlo Majorino che ora non mi è più amico per una cazzata che ho fatto e tutte queste figure che esistevano nell’elenco telefonico di Milano. C’era un universo letterario con tutte le galassie, ci sono anche le furie che ti sbranano, incluso ero stato in un’antologia della poesia d’assalto detta anche impegnata, lettere avevo iscritto ed indirizzato verso la capitale delle poesie e della finanza italica, ebbi la disgrazia di essere incluso tra i neorealisti e con tutti questi poetismi la prima cosa che se ne va a puttana è proprio la poesia maiuscola, le mie rime erano causali e molto deboli, ho rimato terra con guerra e anche forza con garza (rima molto rara, così mi fu detto) e chi è poeta si espone tutti i ricatti di un’attività oltremodo inflazionata.  Se non vuoi essere sbranato caro, Palmiro carissimo, devi diventare una belva che sbrana. Devi uscire fuori dalla fossa oppure sarai sbranato. Avevo spedito poesie perfino a Carlo Bo e dal Carlo Bo ebbi una cartolina autografa che così diceva: Le sue poesie vanno bene continui a lavorare. In quel periodo facevo il facchino di muratore. Si lavorava dall’alba al tramonto in maniera continuativa. Rompere questa situazione con la fuga sul treno Lecce – Milano. Appena ricevuta cartolina feci salti dalla gioia, il critico era famoso in tutta Italia e conosciuto anche nella frazione di Ponzano (Ascoli Piceno), un critico che ha la porta aperta sul “corriere della sera”. Mostravo a tutti l’autografo. Un giorno avremo a Fermo un viale intero dedicato al Palmiro Nostro poeta così sognavo dopo il continuo sfottere di cui ero perseguitato essendo la realtà diventata gigantesca ed è impossibile includerla tutta. Ero giovanissimo di realtà ve ne era anche troppa ed e impossibile includerla tutta. Che razza di realtà può venir fuori da uno che ancora non è riuscito a vedere un semaforo e c’era anche la questione delle cambiali e dell’affitto indicibili in una qualsiasi forma poetica. Per scrivere le mie poesie in pace volevo far domanda andare in galera e mi informavo se poteva essermi assegnata cella isolata e se le macchine da scrivere portatili erano ammesse e se le poesie potevo scriverle, vedrai che mi includeranno tra i poeti terroristi e anche terroristi o terrorizzati. Le malattie sono numerose e i rimedi problematici, nessuna definizione ragionevole della malattia e della salute, la dieresi rimane cosa misteriosa ed anche il pus. Così andavo borbottando continuamente. Non sappiamo niente delle cose vicine figurati delle cose che ci sono distanti e verrà il giorno che Vassalli mi chiese d’iscrivere racconto sui ratti perché essendo neorealista avrei dovuto avere a cuore l’argomento. Ero rimasto molto impressionato dalla derattizzazione che avveniva ad Ancona, derattizzazione di cui Truppiani (amatore di cani e animali mangerecci) è l’addetto ideologico.

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