Giorgio Mascitelli

Con la pubblicazione di Specchi neri (Lavieri, 2009), dopo Dalla vita di un fauno (Lavieri 2006) e Brand’s Haide (Lavieri 2007), è disponibile in italiano l’intera trilogia Nobodaddy’s Kinder dello scrittore tedesco Arno Schmidt (1914-1979), voce tra le più significative della cultura tedesca del dopoguerra e finora conosciuto solo marginalmente nel nostro paese. Ed era questa scarsa conoscenza, oltre che un peccato, un paradosso perché svariati commentatori avevano più volte avvicinato ora a Gadda ora a Pizzuto ora ad altri nostri autori maccheronici la ricercata lingua schmdtiana. Non è possibile naturalmente dare qui conto diffusamente del tedesco di Schmidt, sottoposto a una torsione plurilinguistica ed espressionista spesso di gusto sarcastico e reso plausibile in italiano dall’impegnata traduzione di Domenico Pinto, ma basti il calembour anglogermanico che dà il titolo alla trilogia per dare un’idea della radicalità dell’operazione di questo grande scrittore.

Benché esuli le possibilità di questa segnalazione descrivere minutamente le vicende di questi tre figli di Babbonessuno, che ruotano direttamente o indirettamente intorno alla fine della seconda guerra mondiale, vale la pena di ricordare che i personaggi dei tre romanzi sono accomunati dalla necessità di ricostruire un’isola di civiltà in mezzo alla barbarie ( o alle sue conseguenze), ma si tratta di un’isola individuale alla quale finiscono per non accedere nemmeno le donne amate dai vari protagonisti. Se nel Fauno ciò è svolto programmaticamente dall’io-narrante protagonista, l’impiegato Düring che pianifica meticolosamente la propria virtuale diserzione nella Germania nazista in fiamme, tale intento è nei fatti la speranza implicita che regge l’idillio del protagonista di Brand’s Haide tra le macerie e gli stenti del dopoguerra, mentre è la condizione oggettiva del protagonista di Specchi Neri, unico o quasi sopravvissuto a una terza guerra mondiale che ha lasciato nel 1960 l’Europa completamente disabitata.

Come in molte opere schmidtiane anche questi personaggi, colti e razionalisti, sono a loro modo in fuga da un potere, anzi dal potere, che si accresce e si rafforza grazie al fanatismo e all’ignoranza della gente comune: si tratta sicuramente di una proiezione autobiografica della traumatica esperienza del nazismo, ma molte delle folgoranti battute di Schmidt fanno pensare che egli non consideri esclusivi del Leviatano totalitario tali caratteri. Proprio il pessimismo di fondo distingue l’autore dalla tradizione rinascimentale e illuministica, di cui egli, come i suoi personaggi, è ammiratore ed erede. Il suo feroce antinazismo, antropologico prim’ancora che politico, illumina il senso delle traversie e delle azioni dei suoi protagonisti e la loro paradossale vocazione di creatori di isole: essi sono i portavoce riottosi di ciò che di nobile e bello l’umanità ha prodotto o scoperto, ma che presso la maggioranza dei suoi membri ha anche respinto e negato; di qui il desiderio apparentemente contraddittorio che li anima di preservare quella nobile cultura senza alcuna volontà di tramandare o se si preferisce di preservarla ad esclusivo uso personale.

Questa traduzione è un avvenimento per la cultura italiana, non solo nel senso immediato che viene a colmare una lacuna grave e duratura, si tratta infatti di testi apparsi in Germania nella prima metà degli anni cinquanta, ma nel senso più generale che ogni traduzione di una grande opera è un avvenimento per la cultura che la riceve perché essa, rileggendo il testo a partire da una sensibilità e una tradizione differenti, finisce coll’averne una ricezione dialogica che è di stimolo al proprio rinnovamento. In questa prospettiva sembrano particolarmente significative due linee tra le innumerevoli che si incontrano nel testo. La prima è quella già citata dell’espressionismo perché si tratta di un espressionismo di radice totalmente diversa da quello definito dalle abituali categorie bachtiniane e dalla corrispettiva dialettica di puro e impuro linguistici come luoghi rispettivamente dell’ipocrisia e della verità. Al contrario in Schmidt la mescolanza opera prevalentemente su basi idiolettiche ipercolte e appare come una sorta di protesta individuale autodifensiva di fronte allo choc della realtà ostile, irrazionale e arendtianamente banale. La seconda è quella che potrebbe essere definita come la sconfitta della cultura nel suo tentativo di rendere abitabile la società umana.

I personaggi di Schmidt in fatti provano sulla loro pelle che la cultura, umanistica e scientifica, non solo non cambia il mondo, ma viene marginalizzata. Vi è però un elemento di vitalità paradossale in questa sconfitta, che è il continuo bisogno di essa che provano i personaggi schmidtiani per poter vivere o sopravvivere, e questo bisogno giustifica l’esistenza della cultura aldilà delle sue sconfitte storiche. Forse non tutto il male viene per nuocere e può essere un vantaggio che a noi italiani tocchi di leggere con pluridecennale ritardo questi romanzi: questi nostri anni, sebbene assai lontani dalle apocalissi vissute dallo scrittore, sembrano porci, magari in chiave parodica, domande analoghe sulle sconfitte della cultura in altre battaglie.

18 Risposte a Su Arno Schmidt

  1. alcor ha detto:

    Che avarizia definire “impegnata” la traduzione di Pinto, non basta a riscattarla dire che è un avvenimento per la cultura italiana, lo è, ma è soprattutto una traduzione di qualità straordinaria, mi sono presa la briga di leggere il testo originale per poter capire in dettaglio il lavoro che ha fatto e sarà molto difficile superarlo.

    • giorgio mascitelli ha detto:

      Mantenere una certa sobrietà di linguaggio nel presentare veri eventi di cultura, nella miriade di annunci di fantomatici capolavori che ogni giorno ci toccano, è il solo modo per segnalare una corrispondenza tra annuncio e valore effettivo, per chi lo vuole intendere. Quanto a Domenico Pinto, ricordo che è stato insignito nel 2008 del premio del ministero degli esteri della Germania per la traduzione italotedesca per il Fauno.

  2. carmelo ha detto:

    mi hai fatto venire voglia di legegre il libro.

  3. fabio teti ha detto:

    capolavori, Carmelo, ti piaceranno.

  4. carmelo ha detto:

    secondo voi con quale cominciare ?

  5. carmelo ha detto:

    vorrei citare una frase che mi ha molto colpito e che condivido in pieno:

    ogni traduzione di una grande opera è un avvenimento per la cultura che la riceve perché essa, rileggendo il testo a partire da una sensibilità e una tradizione differenti, finisce coll’averne una ricezione dialogica che è di stimolo al proprio rinnovamento.

  6. fabio teti ha detto:

    qui, Carmelo, si possono leggere le pagine d’attacco di Specchi neri.

    http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/specchi-neri-incipit/

    qui, invece, una recensione, di Gherardo Bortolotti, sull’intiera trilogia:

    http://www.larivistadeilibri.it/2010/04/bortolotti.html

    un saluto,
    e un grazie a Mascitelli per aver posto l’attenzione su un’opera importantissima.

  7. fabio teti ha detto:

    qui, Carmelo, si possono leggere le prime pagine di Specchi neri:

    http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/specchi-neri-incipit/

    e qui, ancora, una bella recensione di Bortolotti, che prende in esame l’intera trilogia:

    http://www.larivistadeilibri.it/2010/04/bortolotti.html

    un saluto, e un grazie a Mascitelli per aver posto l’attenzione su di un’opera(zione) tanto importante.

  8. giorgio mascitelli ha detto:

    Ricambio il saluto e i ringraziamenti. A Carmelo consiglierei il Fauno per cominciare; non tanto perchè è il primo libro della trilogia, quanto perchè è qui più immediatamente visibile un certo tipo di mondo interiore del personaggio schmidtiano

    • benedetto morgera ha detto:

      Non dimentichiamoci di “Alessandro o Della verità” libro Einaudi del 1981 o de “Il Leviatano o il migliore dei Mondi”. E’ vero che sono gli unici suoi libri che ho letto ma purtroppo da tempo non sono più disponibili. Carmelo, la ricerca può farsi interessante. In quella storica collana dell’Einaudi (copertine prima grigie poi argentate- Heissen buthel, Ernst Augustin, Gisela Elsner ecc.) allora avanguardia letteraria oggi autori finalmente celebrati. E’ bello pensare che con Alfabeta tornano anche questi autori che amiamo. Non vedo l’ora di leggere le altre opere in uscita. Un caro saluto. BM

  9. carmelo ha detto:

    Iche werde machen wie Du mir geraten hast
    danke!!!!!!!!!!!!

  10. carmelo ha detto:

    da feltrinelli non ce l’hanno da ibs bisogna aspettare almeno tre settimane
    non c’e’ un sistema piu’ veloce?

    • giorgio mascitelli ha detto:

      Prova a ordinarlo sul sito della casa editrice. I testi segnalati da Benedetto Morgera e in particolare il Leviatano sono importantissimi, ma temo che si trovino solo in bilbioteca ormai

  11. […] Giorgio Mascitelli, Su Arno Schmidt, in Alfabeta2; immagine via Big Other] This entry was posted in Appunti and tagged Alfabeta2, Arno Schmidt. […]

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