Luigi Di Ruscio

Aveva tredici anni, siamo nel 1943, si trovava sfollato ad Arezzo, era nella stazione ed ecco l’allarme, corse fuori della stazione, non arrivò molto lontano che già cominciarono gli scoppi, si buttò a terra come gli avevano insegnato a scuola, ed ecco che vide un uomo fuggire dalla stazione che stavano bombardando, ed ecco che all’uomo in corsa salta via di netto la testa e continuò a correre senza la testa per un periodo che al ragazzo sembrò eterno, sembrava che corresse per venirgli addosso e per tutta la vita ebbe quest’incubo, per tanto tempo il padre gli spigò che era una cosa normalissima che corressero anche avendo perso la testa, il padre cercava di normalizzare gli orrori della guerra, placare gli incubi dare un senso all’orrore. Il padre che gli orrori non riusciva a normalizzarli morì annegato nell’alluvione di Firenze, era un sarto, ormai lavorava pochissimo, non faceva che ripetere “mi ha rovinato quell’orrore delle confezioni” si era ridotto a vivere in uno scantinato.

Lavorò discretamente bene sotto la repubblica di Salò, c’era nella sartoria un viavai di camice nere che venivano ad aggiustarsi la divisa, pantaloni troppo lunghi o troppo corti, giacchette smisurate per i nani e minuscoli per tipi giganteschi, sembrava che lo facessero apposta a dare divise sbagliate. L’ultimo giorno di Firenze con i fascisti sui tetti a sparare, i fascisti scovati venivano fucilati davanti una chiesa, nel sacrato, i partigiani erano giovanissimi tanti ancora con i pantaloncini corti e con una certa allegria fucilavano i fascisti sino a quando venne fuori il parroco con una grossa ramazza e si mise a ramazzare il sangue dei fucilati che allagava, urlava il parroco mentre ramazzava, andate a fare le porcherie da qualche altra parte, qui per ora basta andate via! La ramazza ormai era tutta mezza schizzava da tutte le parti il sangue.

Tutto possiamo fare mi dissero una volta, ma dormire senza il sonnifero è difficile. A guerra finita cominciarono ad arrivare a Firenze le pellegrine da tutte le parte d’Europa e dall’America ecco che Dante incontra la scandinava che sarebbe diventata la moglie, rimase incinta e scrisse la lettera, vieni amore mio che sono diventata incinta, vieni che ci sposiamo, il padre della sposina era quel tipo di fascista nordico fedelissimo ad Hitler. Un fascista di tipo rigoroso austero ordinatissimo che portava il cappello in inverno ed anche in estate, la figlia incinta da un italiano, aborto escluso perché oltre ad essere un nazista era anche religioso, un matrimonio è assolutamente necessario ma sto italiano neanche lo voglio vedere, e per tutta la vita dovremo combattere questi incubi e non sempre i perseguitati muoiono prima dei persecutori e tante volte non si capisce bene chi è veramente il perseguitato e chi il persecutore essendo tutti un mucchio di disgraziati, gli infarti possono capitarci durante una fortissima gioia, esporre il proprio destino come i filosofi espongono i loro sistemi più ardui, quando è l’orrore che si erge tra noi e la vita ridente e verremo accusati anche dai nostri figli per aver malamente scopato le loro sante madri e non è strano che per tutta la vita saranno impegolati nel culto della madre sempre virgo. Comunque ricordatevi che il primo comandamento d’Iddio è amatevi e moltiplicatevi, insomma fate l’amore abbracciatevi, il voto di castità dovrebbe considerasi un insulto ai comandamenti di Iddio che neppure esiste.

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Una Risposta a Senza la testa

  1. fabio teti ha detto:

    grande.

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