Anna Lamberti-Bocconi

Pensate al cane con tutte le sue razze. Non si possono nemmeno numerare. Da cagnolini che non raggiungono il mezzo chilo a giganti che superano il quintale: nel regno animale i cani sono il genere che presenta la maggiore quantità di specie incrociabili tra loro con prole fertile. Via tutti, di corsa, in giro per la Terra da centinaia di migliaia di anni, come spore. La loro origine è ignota, eppure non è ammantata da miti; si pensa che sia stato un unico ceppo a dare il via al cane, ma non vi sono certezze. Un primo gruppo che poi si diversificò, ramificando in razze sempre meno simili l’una all’altra. Dicono che i progenitori somigliassero al dingo australiano, un lupastro rossiccio, piccolotto, un protocane anonimo. Gli Adamo ed Eva dei cani, persi nel cono delle origini, con la loro medietà assoluta di idea canina che diramò inarrestabile in tutte le direzioni, riempiendo il mondo di pechinesi, di alani,di botoli da tartufo, di xoloitzcuintli, il cane sacro degli Aztechi, specie di chihuaha nero con grandi orecchie triangolari e aspetto extraterrestre, dipinto da Frida Kahlo in un autoritratto orgoglioso.

Ora che in questa punta d’iceberg di umanità chiamata Europa proliferano discorsi difensivi, con la parola “identità” sulla porta e la parola “razza” nelle anticamere più o meno illuminate, io penso ai cani che dalla mediocre indistinzione dei protodingo si moltiplicarono parto dopo parto in falangi multiformi abbaianti ululanti guaenti mordaci pulciose affettuose indomabili e rappezzate. Un esercito di straccioni, con qualche tratto di nobiltà estetica e caratteriale a disposizione dei giochi dell’uomo, epoca per epoca. Fu agevole per esempio inserire in una cultura di potere lo svettante levriero, l’asciutto e metafisico cane dei nobili. Eravamo già in piena estetica della razza. E lui che abbaiava ed amava e moriva per te se necessario, e nel mentre la sua figura forte e ossuta di corridore compariva nei ritratti come status symbol d’antan, accanto a gentaglia dal sangue destinato a sifilide e ghigliottina… Un ruolo che all’ottava superiore – non più stanare volpi e conigli, ma zingari ed ebrei – toccò ai temibili dobermann e canilupo: furono pochi i graduati nazisti  a non gradire di essere ritratti  in fotografia col loro cane tremendo e sorridente al fianco. Magnifici cani da guerra  per le ferocie di razza contro razza, forzati in un emblema di violenza, asserviti alla coca sanguinaria del potere. Dei cani il potere ha cavalcato bellezza e raffinamento razziale. Il cane perfetto e virile dava lustro all’uomo dominatore, così come il cagnolino chic inseriva un tocco di snobismo in più nei ritratti delle signore.

Potere, tu sai che io personalmente ti odio, ti mostro volentieri le mie gengive, e le mie unghie che non sono retrattili ma consumate su ogni strada. Però se sono qui con una penna in mano mi viene anche da pensare, in questa compresenza stravecchia di ribellismo e acculturamento. E dunque intravedo qualcosa, non proprio un’equazione, ma una sorta di simmetria: tra i cani hai utilizzato per il tuo piedistallo le razze più belle e nobili; tra gli uomini le razze che ti sei premurato di squalificare. Ti fai forte decretando indegni gli zingari. Fai entrare nell’Unione Europea i rumeni e poi ti mangi le mani perché non sai più come scacciarli. La tua base di voti elettorali è gonfiata e resa schiacciante dalla diffidenza indotta verso di “loro” – le razze incivili. Peraltro ciò che spacci come bellezza, le tue volgari signorine, altro non sono che carne addomesticata e priva di ogni fierezza: che è appunto la qualità delle belve. Dunque, potere, sappi che io mi metto con i cani e con la loro libertà. Corro e abbaio e sogno. Tiro su le ossa di una bambina zingara sbranata da un canelupo del Reich e me ne faccio un talismano, e lo elevo per la sorte di tutti e due, di lei e del cane: che la loro anima disgraziata possa sciogliersi in pace nell’infinito romantico di tutti i cani, tra milioni di Lilli e il Vagabondo spersi a latrare sotto il sole, cani belli e brutti e tutti splendenti, a inseminare a festa con gli ululati delle loro canzoni notturne tutto ciò che tra poco sarà luce.

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3 Risposte a Meditazioni sugli animali: il cane

  1. maria luisa ha detto:

    e ma come sempre bravissima e pertinente!
    ma ti sei dimenticata dei cani da combattimento, povere vittime della pazzia umana !

  2. sparz ha detto:

    bel pezzo visionario, cara Anna. In verità quel che fa rabbia è il bisogno e la capacità di Homo Sapiens di classificare, addomesticare (= schiavizzare), utilizzare per i propri non sempre nobili bisogni, altre specie, tipicamente i cani. Lo dico senza insensate pietà o predilezioni, le specie viventi, animali e vegetali, sul pianeta, si mangiano a vicenda con grande liberalità, ma la raffinata crudeltà della nostra specie è senza pari, credo. E quello dei cani da combattimento non ne è che un esempio.

  3. Elena ha detto:

    Bellissimo articolo su un animale che amo molto, anche se io sono di cuore gattofilo.

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