Franco Buffoni

1. “Donne non si nasce, si diventa”, diceva Simone de Beauvoir. Chi nasce di sesso femminile è indotto a crescere come la sua società ritiene che debba essere una donna. Lo stesso potrebbe dirsi per l’omosessuale, almeno per quanto attiene alla sfera della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, cioè a quelle istanze antiomosessuali prevalenti nel mondo sociale che il bambino inconsapevolmente assorbe e poi volge anzitutto contro se stesso.

In sostanza, l’identità sessuale di ogni persona è stabilita dal sesso biologico, dall’identità di genere (il sentirsi maschio o femmina), dal ruolo di genere (i comportamenti che ogni cultura definisce appropriati per un maschio e per una femmina) e dall’orientamento sessuale. L’orientamento sessuale nulla ha a che fare con l’identità di genere.

Genere maschile, specie omosessuale/eterosessuale; genere femminile, specie omosessuale/eterosessuale. Desiderare la donna non è una prerogativa solo del genere maschile, e desiderare l’uomo non è una prerogativa solo del genere femminile.

La conseguenza più drammatica della sovrapposizione del genere alla sessualità consiste nel dare per scontato la seconda in base al primo, dalla nascita. Questo è il fondamentale luogo comune da sfatare. Il sesso biologico si riconosce subito (salvo in alcuni particolari casi); per l’orientamento sessuale occorre attendere almeno un decennio. Ed è proprio questa sovrapposizione, questo luogo comune, la causa di inenarrabili sofferenze, ambiguità, menzogne, isolamenti, crisi esistenziali e quant’altro. Foucault, al riguardo e con riferimento alla pazzia, ha scritto pagine fondamentali. Ma ci rendiamo conto che – quando l’università italiana si deciderà ad aprire ai Gender Studies – dovremo riscrivere interi capitoli di storia della letteratura: da Pascoli a Palazzeschi a Montale, da Rebora a Gadda a Pavese…?

In sintesi: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale. Da qui la necessità di codificare nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi.

Judith Butler è la studiosa statunitense che maggiormente ha contribuito alla codificazione di una Gender Theory. In base alla quale, nel mondo moderno, la differenza tra uomo e donna finisce inevitabilmente con l’essere più un fatto sociale che biologico e l’omossessualità diviene un destino culturalmente accettabile.

Da qui il conflitto con il Vaticano. Esplicito il proclama lanciato l’8 ottobre 2009 dal segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, monsignor Robert Sarah. Che ha definito la Gender Theory “una ideologia omicida”. 

Per Sarah, la Gender Theory  “destabilizza il senso della vita coniugale e familiare, si oppone all’identità sponsale della persona umana, alla complementarietà antropologica tra l’uomo e la donna, al matrimonio, alla maternità e alla paternità, alla famiglia e alla procreazione”. Si tratta, per Sarah, di una “ideologia irrealistica e disincarnata”, “che nega il disegno di Dio”, e che spinge la società a “forgiare il genere maschile e femminile sulla base delle scelte mutevoli dell’individuo”.

 “Essendo il diritto di scelta il valore supremo di questa nuova etica, l’omosessualità diventa una scelta culturalmente accettabile, e la possibilità di questa scelta viene in tal modo promossa”.

2. Violenza fisica e violenza morale sono strettamente connesse: non si può pensare di condannare la prima solo quando l’omofobia degenera in fatto di cronaca, giustificando nello stesso tempo la seconda. Ricordo la direttiva approvata dal Parlamento europeo il 26 aprile 2007 che – riprendendo l’art. 13 del trattato di Amsterdam, sempre disatteso dall’Italia – ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso” e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.

Alcuni nostri deputati – nel bocciare la proposta di legge Concia contro l’omofobia nell’ottobre 2009 – hanno fatto riferimento a “discriminazioni” rispetto ad altre categorie di cittadini;  “privilegi” che si sarebbero “concessi” agli omosessuali e “attentato alla libertà di pensiero” (ovviamente dei clericali). Spingendo sempre più ai margini della cittadinanza il 10% dei cittadini.

E’ importante fare chiarezza almeno su un punto della proposta di legge respinta, concernente l’orientamento sessuale. Una legge che preveda aggravanti sulla base di questa motivazione non introdurrebbe elementi di discriminazione in base al soggetto che subisce violenza, ma in base al movente di chi commette il reato.
È scandaloso che alcuni parlamentari e giornalisti (tra gli altri Buttiglione, Volontè, Storace, Renato Farina del Giornale) abbiano cercato di fare bieca speculazione su questo punto.

Nessuna discriminazione verrebbe introdotta ma una norma di responsabilità che, come già accade da anni per violenze motivate da odio razziale o religioso (legge Mancino, 1993), riconosca la realtà della violenza motivata da odio omofobo e transofobo. Una norma di civiltà elementare presente ormai nella legislazione di tutti gli stati moderni e avanzati.

Coincidenze: mentre in Italia un Parlamento di nominati nell’ottobre 2009 bocciava la proposta di legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia, divenendo così oggettivamente complice di chi istiga odio e violenza nei confronti degli omosessuali, negli Stati Uniti Barack Obama firmava una legge specifica contro le violenze nei confronti dei gay. Il testo prende il nome da Matthew Shepard, studente di college torturato e ucciso da due bulli nel 1998, e da James Byrd, un uomo di colore che nello stesso anno fu legato a un’auto e trascinato per diversi chilometri a Jasper, in Texas.

Con la nuova legge, negli Stati Uniti, le violenze contro i gay vengono accomunate a quelle scatenate da motivi razziali, religiosi e etnici. La firma di Obama conclude una lunga battaglia da parte delle associazioni per i diritti degli omosessuali, in primo piano la Human Right Campaign, l’organizzazione davanti alla quale il presidente ha parlato durante la campagna elettorale e dopo l’elezione.

Negli stessi giorni, il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, nella lectio magistrialis con la quale ha aperto l’anno accademico dell’ateneo Regina Apostolorum, ha dichiarato: “Se fino a ieri la famiglia era sotto l’attacco dell’ideologia collettivista, oggi subisce il fuoco concentrico di una deriva individualista nella quale confluiscono il femminismo radicale e i militanti gay. Il supporto ideologico è offerto dalla teoria del gender: conta non il sesso biologico ma l’orientamento sessuale. Si rivendicano i cosiddetti nuovi diritti umani, sessuali e riproduttivi: il diritto degli omosessuali ad adottare bambini…”.

Perché “i cardinali Antonelli”, intesi come categoria, possano continuare a discriminare agendo da oggettivi istigatori alla violenza contro gli omosessuali, il Parlamento italiano boccia la proposta di legge Concia, disattende l’art. 13 del Trattato di Amsterdam, e ignora le direttive del Parlamento europeo.

3. Colage – Children of Lesbians and Gays Everywhere – è una associazione a cui aderiscono figli ormai adulti di coppie omogenitoriali; Families like Mine di Abigail Garner è un volume che raccoglie le testimonianze di molti cittadini nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali, ivi compresi quelli nati tramite gestazione di sostegno, alias maternità surrogata. E sono equilibrati, sani, ben inseriti nella società. Hanno incontrato le difficoltà che incontrano tutti gli adolescenti del mondo. L’altro e peculiare tipo di “difficoltà” eventualmente incontrato è andato diminuendo fino a scomparire allorché è scemata la curiosità sociale nei loro confronti. Cioè a dire, quando – agli occhi dei vicini – sono diventati “normali” figli di “normali” coppie di genitori. Esattamente come avviene, da qualche anno, per le cosiddette coppie multietniche. (Non si dimentichi che fino a qualche decennio fa, in molti stati, questi matrimoni erano “illegali”). L’unico vero scandaloso punto al riguardo è che in Italia centinaia di migliaia di bambini sono privi di alcuni diritti fondamentali, in primis il diritto alla continuità del rapporto con il genitore non biologico, in caso di morte di quello biologico. E a quanti avversano la maternità surrogata, mi sento di rispondere: certamente nel mondo ideale che tutti noi vorremmo, il rapporto madre-figlio-ambiente circostante dovrebbe svilupparsi in modo idilliaco. Ma la terribile realtà oggettiva di tante gravidanze mi fa aprire porte e finestre anche a quella surrogata. Nella convinzione che i fattori in gioco siano talmente molteplici e complessi da rendere impossibile qualunque esclusione a priori, se non per ragioni ideologiche. Se dovessimo porci nell’ottica dell’idoneità alla genitorialità, a quante persone di sesso femminile dovremmo – e con fermezza – dire assolutamente NO?

4. Per secoli si pensò che la condizione dei mancini fosse “innaturale” e si cercò di correggerla, di “guarirla”. Furono oggetto di grandissima ostilità. E anche per loro – poi – si fece l’elenco dei grandi uomini, artisti o condottieri, che lo erano o lo erano stati. Anche per loro si sfoderarono percentuali: si dice che fossero (e che siano) attorno al quindici per cento, mentre gli omosessuali sono quotati al dieci. Oltre cinque milioni di italiani, secondo le stime Eurispes. L’analogia potrebbe proseguire con la categoria dell’ambidestro, che varrebbe il bisessuale. Mi domando: in Italia siamo ancora a questo punto? Chi decide che cosa è naturale e che cosa non lo è? Gli scienziati, i deputati dell’Udc, il comune buon senso? Padre Georg?

5. E’ naturale produrre il fuoco, mungere e addomesticare gli animali, arare il suolo, produrre frutti attraverso innesti, far fermentare l’uva? E’ naturale produrre energia, fabbricare plastica, telefonare, accendere la luce?

Questo ai clericali non sembra interessare. I clericali e i loro accoliti il problema “di ciò che è naturale” se lo pongono solo per l’omosessualità e per la maternità surrogata. Tuttora vietata in Italia a singoli e lesbiche, in ciò contravvenendo alle direttive europee e alle risoluzioni della Conferenza del Cairo su Popolazione e sviluppo, che nel 1994 sancì: “I diritti riproduttivi fanno parte dei diritti umani. Ogni SINGOLO individuo ha il diritto di decidere quanti figli avere e quando; e ad essere scientificamente informato onde ottenere il massimo possibile di salute sessuale e riproduttiva, libero da ogni discriminazione, coercizione e violenza”.

Perché questa ostilità in Italia? Forse per permettere ai clericali di continuare ad affermare che gli omosessuali sono sterili?

Perché nei paesi dell’Europa occidentale (in Francia dal 1966, in Inghilterra dal 1976) ai single è consentito accedere all’istituto dell’adozione e in Italia no? E perché in Italia, dove fino al terzo mese è consentito l’aborto, è invece illegale la selezione degli embrioni basata sulla diagnosi pre-impianto? Qui siamo davvero al ridicolo. Qui la deriva biologistica della chiesa cattolica tocca il fondo, riducendo il giudizio sull’”idoneità” di una coppia a crescere un minore alla “natura” del loro sesso; e riducendo la nascita di una persona alle avventure e disavventure di un embrione. Purtroppo – a causa dei parlamentari clericali e atei devoti – queste ossessioni della chiesa cattolica ricadono poi sull’intera società italiana, dove è in corso la progressiva sostituzione del welfare (a misura di singolo cittadino) con modelli vetero-familisti. Una costruzione normativa spacciata per “naturale” e invece mirata a perpetuare violenza e oppressione sui soggetti ritenuti non-conformi, in primis sugli omosessuali.

6. Perché tengo tanto a coniugare la riflessione sull’omosessualità a quelle sull’ateismo e sulla diffusione della cultura scientifica? Perché sono convinto che una vera e profonda accettazione dell’omosessualità nelle nostre società non possa che conseguire all’affrancamento dal retaggio abramitico. Quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Con conseguente fioritura del pregiudizio anti-omosessuale (praticamente assente nel mondo greco-latino) e descrizione degli omosessuali come coloro che ostacolano la “volontà divina”.

Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto diritto naturale. Da qui i feroci attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici – in primis quello vaticano – contro il movimento Lgbt.

Costoro non hanno digerito Darwin. Costoro – se messi alle strette – giungono a inventarsi la teoria dell’Intelligent Design. Per costoro le rivendicazioni femministe e gay – vedi gli attacchi che riservano alla Ru486 e alla Gender Theory – vanno contro l’ordine naturale e dunque contro la creazione. Lo dicevano anche delle suffragette un secolo fa.

Con costoro non si può discutere: costoro devono solo essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna e in Argentina. Come purtroppo non sta avvenendo in Italia.

p.s. Spagna e Argentina – mi si potrebbe replicare e condivido – non hanno i cattolici di sinistra, i cattolici adulti. I loro cattolici stanno tutti a destra. Questo semplifica molto le cose.

Franco Buffoni, ultimi libri pubblicati: Roma, Guanda 2009 (poesia); Zamel, Marcos y Marcos 2009 (narrativa). In corso di pubblicazione Laico alfabeto, Transeuropa 2010 (dal quale sono tratte queste pagine).

3 Risposte a Gender theory e identità

  1. carmelo ha detto:

    bellissimo articolo che sottoscrivo in pieno.
    Quando questo paese si libererà del pesante condizionamento della chiesa sulla società, la politica e sugli stessi cattolici, non sarà mai troppo presto.
    Mi permetto di contestare l’affermazione realtiva all’assenza di pregiudizi omosessuoli nell’antica grecia.
    Per la verità il rapporto tra uomini adulti veniva censurato; inoltre si distingueva tra omosessuale attivo e passivo. Gli omosessuali passivi venivano esecreta e repressi.

    Tutt’altra cosa invece era il rapporto dei ragazzi con gli adulti, che costituiva una tappa fondamentale nella formazione di un adolescente, prima dell’ingresso nella società adulta.
    Io credo che in tutte le società siano stati codificati dei pre-giudizi sul comportamento sessuale della specie umana. Il controllo delle pulsioni sessuali, la regolazione degli scambi delle donne, il ruolo delle donne, è stato sempre oggetto di interesse, controllo e repressione da parte della classe dominante.
    Le religioni sono state sempre funzionali questo insieme di norme che regolano l’attività sessuale della specie umana.
    la chiesa cattolica mi pare che ponga al centro la famiglia e la sua funzione riproduttiva. Da ciò ne discendono i precetti che pretendon odi normare la vita sessuale delle persone.
    Il sesso non consumato nell’ambito riproduttivo-familiare, diventa cosa sporca e peccaminosa, cui i preti e le suore (che hanno rinuciato alla funzione riproduttiva), devono rinunciare con la totale astinenza. le cose come sappiamo non vanno proprio così.

  2. carmelo ha detto:

    mi permetto infine di fare una modesta considerazione che, possibilmente, non ha alcun valore scientifico, ma, forse, probabilmente, può dare una spiegazione psicologica alla posizione rigida, aggressiva e intransigente della chiesa cattolica in merito alla legittimità della sessualità solo ed esclusivamente nell’ambito della funzione riproduttiva.
    Come spiegare la negazione di ogni forma di contraccezione anche in casi garvissimi quali la presenza ed i lrischio concreto di contrarre l”aids ? o sull’aborto?
    Come ben si sa uno dei principi cardini della dottrina della chiesa è il celibato dei preti, norma positiva affermatasi in occidente alcuni secoli dopo la nascita del cristianesimo.
    Ebbene che valore avrebbe la castità e quindi il celibato, se la dottrina della chiesa dovesse sia pure indirettamente ammettere che la sessualità è un valore positivo e legittimo anche al di fuori della funzione riproduttiva?
    come si potrebbe giustificare il valore del celibato ?
    io credo che quando verrà concesso ai preti di sposarsi ( everrà concesso se non altro perche’ molti orientamenti teologici già ne ammetton ola possibilità, se non altro per una volgare questione di sopravvivenza) le posizioni della chiesa in materia sessuale saranno pèiu’ ragionevoli, di buon senso.

  3. franco buffoni ha detto:

    Caro Carmelo, ringrazio per tutti gli interventi. Una sola precisazione: quando scrivo che “il pregiudizio anti-omosessuale era praticamente assente nel mondo greco-latino” dò per scontato che chi mi legge sappia:
    che la parola ancora non esisteva, e dunque si sta parlando in senso molto generale e virgolettato;
    che le persecuzioni iniziarono con l’espansione del cristianesimo attraverso norme sempre più restrittive a partire dal IV secolo d. C.
    che il cristianesimo fece propri norme e tabu del mondo ebraico (per questo solitamente parlo in senso ampio di “abramitici”) assenti nel mondo classico.
    Con un’ulteriore, efferata sintesi, credo di poter affermare che – tra questi tabù che il critianesimo, principalmente attraverso San Paolo, assorbe dall’ebraismo – vi è la sostituzione dell’oggetto rispetto alla pulsione. Mentre in ambito greco e romano ciò che contava era la pulsione erotica – e l’oggetto: uomo, donna o fanciullo aveva relativa importanza – in ambito giudaico-cristiano è l’oggetto della pulsione che giustifica l’eros, conferendogli senso all’interno di un “progetto”: la famiglia, i figli, il matrimonio indissolubile. Con conseguente primato assoluto dell’amore eterosessuale e monogamico.
    A partire dagli anni sessanta del secolo scorso – coi movimenti di liberazione femministi, omosessuali, etnici – nel mondo occidentale ha ricominciato a prevalere la pulsione sull’oggetto. E la faccenda del “contro natura” – che il mondo greco-romano non conosceva ed è di totale derivazione giudaico-cristiana – è stata rimessa pesantemente in discussione.
    Non mi piacciono i discorsi troppo generici, le riflessioni a tutto campo, le carrellate attraverso i secoli, perché si rischia sempre di apparire superficiali. Tuttavia, qualche volta, può essere utile guardarsi un po’ dall’alto per capire da dove si viene e in che direzione si sta andando. L’amore omosessuale può essere un’utile bussola, per affermare – per esempio – che nel mondo occidentale stiamo lasciandoci alle spalle la civiltà culturale cristiana. Ma i fenomeni non si ripetono allo stesso modo e la complessità regna sovrana. Dunque non si ritorna al “paganesimo”: nostro dovere è contribuire alla creazione di nuove forme di spiritualità, più alte e intellettualmente più rispettose della modernità.

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